Attentato a Trump: ricostruzione, sviluppi e precedenti storici

Sabato, 13 Luglio, un attentato a Trump a Butler, in Pennsylvania ha cambiato il corso di un suo comizio e – forse – della sua intera campagna elettorale. Il 45esimo…

Sabato, 13 Luglio, un attentato a Trump a Butler, in Pennsylvania ha cambiato il corso di un suo comizio e – forse – della sua intera campagna elettorale. Il 45esimo Presidente degli Stati Uniti viene, quindi, immediatamente allontanato. Orecchio sanguinante a causa dello sparo, ma atteggiamento trionfante reso manifesto dal pugno chiuso alzato, immortalato da numerosi scatti circolanti sul web. Tanto che lo lo stratega repubblicano Mike Murphy ha dichiarato:

“Il pugno alzato diventerà il simbolo iconico della convention

Un gesto che si inquadra già su una campagna basata trumpianamente sulla forza e sulla resistenza

Attentato a Trump: chi è (era) il responsabile?

Partendo dal presupposto che le indagini sono ancora in corso per capire di più sulla personalità dell’attentatore. E sui motivi che lo hanno spinto a compiere il gesto, l’FBI ha fornito nelle scorse ore nome e cognome. Si tratterebbe di un ragazzo di 20anni di Bethel Park, una piccola città a sud di Pittsburgh, Thomas Matthew Crooks.

Secondo delle ricostruzioni, confermate ai giornalisti – anche – da testimonianze oculari di alcuni partecipanti, il responsabile si sarebbe trovato su un tetto di un edificio a circa 150 metri dal palco su cui stava parlando Trump. Tanto che l’FBI dichiara che avrebbe sparato da una posizione sopraelevata.

Il giovane attentatore è stato ucciso subito dopo dagli agenti del Secret Service, l’agenzia governativa che si occupa della sicurezza del Presidente e degli ex presidenti degli Stati Uniti.

L’indignazione dei repubblicani all’accaduto

Fin dai primi istanti dopo l’attentato, i repubblicani hanno puntato il dito contro i democratici. Esemplificative, a tal proposito, le parole di Mike Kelly, un deputato repubblicano presente alla manifestazione:

Non tollereremo questo attacco da sinistra

E ancora un’accusa che coinvolge direttamente l’attuale Presidente Joe Biden e la sua campagna come causa dell’accaduto.

The central premise of the Biden campaign is that President Donald Trump is an authoritarian fascist who must be stopped at all costs. That rhetoric led directly to President Trump’s attempted assassination

La premessa centrale della campagna di Biden è che il presidente Donald Trump è un fascista autoritario che deve essere fermato a tutti i costi. Quella retorica ha portato direttamente al tentato omicidio del presidente Trump.

Post su x del senatore  J.D. Vance

Il supporto a Trump si fa sentire anche dai figli dell’ex Presidente Che dichiarano che Trump non smetterà mai di lottare per salvare l’America.

Non un singolo attentato, ma, storicamente, molto di più

Kennedy
Kennedy sulla limousine presidenziale

Non è la prima volta che un Presidente degli Stati Uniti subisce un attentato. Anzi proprio per nulla. La storia d’America è, puntualmente, minata da questi. Secondo un rapporto del 2008 redatto dal Congressional Research Service, su 46 Presidenti ben 13 hanno subito attentati contro la propria persona. Alcuni di questi fatali.

Tra i sopravissuti ricordiamo sicuramente Ronald W. Reagan, in una sparatoria quasi mortale il 30 Marzo 1981. Il responsabile fu un certo John Hinkley che sparò 7 colpi di pistola, una calibro 22. L’uomo, pare ossessionato da Jodie Foster sui cui voleva far colpo, fu assolto perchè dichiarato incapace di intendere e di volere

Nel 1994, invece, sopravvisse Clinton durante un attacco alla Casa Bianca. Furono, invece, quattro i Presidenti uccisi: Abraham Lincoln nel 1865, James A. Garfield (1881), William McKinley nel 1901 e John F. Kennedy nel 1963. Quest’ultimo, 35esimo Presidente degli Stati Uniti, fu ferito mortalmente mentre si trovava a bordo della limousine presidenziale con la moglie Nellie. L’attentatore venne identificato nel militare castrista, legato, quindi, agli ideali della rivoluzione cubana Lee Harvey Oswald.

Al contrario, in questo caso, però, i democratici avevano accusato i repubblicani.

Ma ritornando, in conclusione, a Trump. Come ha reagito Biden?

Non c’è posto per la violenza negli Stati Uniti, ha affermato.


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