Antropomorfismo e frenesia alimentare: le false interpretazioni del comportamento animale
Il mondo animale è diverso dal nostro. L’antropomorfizzazione dei non umani da parte degli umani è diffusa fra i pet parents, ma questo può generare distorsioni e fraintendimenti. Un video virale dei delfini che proteggono una balena durante il parto ne è un esempio.
Non troppo tempo fa, scrollando i reel su Instagram, ci è apparso un video diventato immediatamente virale che mostrava una balena in mare, affiancata da un branco di delfini. La descrizione spiegava che la balena stesse partorendo, protetta dal branco di altri mammiferi. La quantità di commenti sulla bellezza della natura e del mondo animale è facilmente intuibile, eppure, a ben vedere, non c'era nessun parto in atto. Tantomeno protezione.
Ebbene sì, la scena ripresa in mare aperto testimoniava invece un momento di frenesia alimentare. Questo ci ha fatto riflettere sul ruolo che attribuiamo agli animali, e soprattutto sulle interpretazioni distorte che abbiamo dei loro atteggiamenti. Il motivo? Tendiamo ad antropomorfizzarli, proiettando su di loro caratteristiche umane.

Delfini in preda alla frenesia alimentare
Natura selvaggia e comportamento animale: la frenesia alimentare
Guardando il video, ci siamo chiesti: cos’è la frenesia alimentare? Abbiamo rivolto la domanda alla Dottoressa Miryam Roella, specializzata in Evoluzione del Comportamento Animale e dell’Uomo, che ci ha spiegato:
«The Feeding Frenzy, o frenesia alimentare, è un comportamento caotico e incontrollato che si verifica in risposta a uno stimolo alimentare, dove un animale consuma tutto ciò che può nel minor tempo possibile».
Quali sono le cause? Cosa genera questo comportamento?
Competizione, adattabilità, strategia, stress: il mondo animale è molto più di quello che immaginiamo. Ad attivare questo comportamento in alcune specie di animali sarebbe «la scarsità di risorse, ma anche la competizione per il cibo» e si manifesta «in diverse specie animali, tra i predatori, ed è indotta da fattori ambientali o biologici».
A tal proposito, la Dottoressa Roella ci parla di “animali opportunisti”, ovvero coloro che si adattano ad ambienti in cui la disponibilità di risorse varia in modo discontinuo, e che consumano grandi quantità di cibo in breve tempo quando è disponibile. Mettendo in atto tale comportamento strategico evitano che altre specie consumino il cibo disponibile. All’opportunismo animale, si aggiunge il fattore ambientale (il cambiamento stagionale), che induce gli animali a consumare rapidamente cibo per immagazzinare energia necessaria alla sopravvivenza in periodi di scarsità. È ciò che fanno gli scoiattoli o le rondini in previsione del letargo o della migrazione.
Tuttavia, è possibile individuare un fattore neurobiologico come l’aumento della secrezione di ormoni legati alla fame e al metabolismo energetico, soprattutto in risposta a situazioni di stress.

The Wilson Journal of Ornithology
Frenesia alimentare e surplus killing: attenzione alle differenze
Come ci spiega la Dottoressa Roella, la frenesia alimentare è spesso associata alla predazione in eccesso, o surplus killing. Ma non sono la stessa cosa, sebbene rientrino entrambi nella sfera dei comportamenti alimentari estremi:
- Frenesia alimentare: consumo attivo e rapido di risorse disponibili;
- Surplus killing: eccesso nell’uccisione della preda, che può anche non essere consumata immediatamente
Inoltre, mentre la frenesia alimentare appare diffusa fra uccelli e predatori marini, il surplus killing si ritrova tra gli insetti e i mammiferi.
Anche il surplus killing è una strategia adattativa, più precisamente di accumulo, per massimizzare il profitto e per risparmiare calorie: il predatore uccide - in un momento ricco di opportunità - più del necessario per evitare di cacciare in seguito.
Capita di attribuire agli animali comportamenti impropri (e il video andato virale ne è un esempio). Non è un grave errore, ma solo la conseguenza dell’antropomorfizzazione. Più che di errore, infatti, si può parlare di rischio. La confusione può portare delle conseguenze inattese: dallo stress ad eventi più spiacevoli, come l’attacco da parte dell’animale stesso.
Animali come umani: un'innocua distorsione dannosa
Trattare gli animali da compagnia come esseri umani è comune fra chi li ama, li tiene in casa o li incontra per strada. Coccolarli, parlarci, e avere la convinzione che possano capire è prassi per i pet parents. Il legame che si instaura con i propri animali domestici è spesso inspiegabile, ma anche controverso. L’antropomorfizzazione è infatti un atteggiamento condannato dagli esperti.
Cosa si intende con antropomorfizzazione?
Detta anche antropomorfismo, è la tendenza a proiettare sugli animali non umani caratteristiche, pensieri, sentimenti ed emozioni umane.
L’antropomorfizzazione porta alla distorsione dei comportamenti, responsabili di incomprensioni e reazioni inappropriate. Per capire meglio il concetto, basta guardarsi attorno. Quante volte, passeggiando in strada, notiamo cani con cappotti, impermeabili, accessori vari o addirittura nei passeggini? Chi non si è arrabbiato col proprio cane quando abbaia? Questi sono solo alcuni esempi di antropomorfizzazione del proprio animale domestico. Giusto o sbagliato che sia, sicuramente è rischioso.
Quali sono i rischi?
Questa propensione, percepita come innocua, ha in realtà degli effetti considerevoli e dei rischi di cui bisogna prendere consapevolezza. La comunicazione non verbale degli animali può essere fraintesa, e questo può portare a reazioni inappropriate. Gli animali ci parlano, sì, ma attribuire loro comportamenti consoni alla loro specie è necessario per un rapporto anche comunicativo efficace. Proiettare sugli animali sentimenti e atteggiamenti che non sono a loro consoni diventa motivo di stress e può degenerare in problemi comportamentali e tradursi in attacchi o eventi spiacevoli sulle persone.

Quali sono i segnali dello stress?
Sono molteplici e piuttosto evidenti. Dalla postura al ringhio, gli animali domestici sotto stress possono assumere comportamenti anomali come:
- sono visibilmente agitati
- agiscono mediante ripetizioni continue (come camminare avanti e indietro, tremare, leccare il pelo incessantemente)
- Possono aumentare o perdere l’appetito
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Prendiamo ad esempio il cane, che è l’animale domestico soggetto ad antropomorfizzazione per eccellenza:
- Il rimprovero
Sgridare il proprio animale a seguito di un - per così dire - danno o dispetto, può avere come esito tanto l’indifferenza quanto il senso di colpa (o presunto tale). Eppure… non è così. Le orecchie abbassate, lo sguardo colpevole che appare dispiaciuto, simboleggiano la sottomissione al momento di rabbia del padrone che l’animale ha percepito, attraverso la voce e la mimica.
- La condivisione del cibo (o del letto)
Chiunque ha un animale domestico sa quanto sia “straziante” il momento del pasto a tavola. Sedersi a tavola risulta difficile con un animale che alterna lo sguardo tra te e il piatto in attesa. Ma dividere il cibo con il proprio animale domestico è per lui motivo di innalzamento gerarchico: gli è, infatti, concesso in questo modo di accedere a ciò che appartiene al padrone.
- Coccole e abbracci (le “feste”)
Quanto è appagante rientrare a casa e trovare il cane pronto ad accogliervi saltellando e raggiungendo con le zampe le spalle? Non è affetto, ma dominazione. Amare il proprio animale non significa viziarlo o snaturarlo, quanto piuttosto comprenderlo e riconoscerlo nella sua differenza di specie. Il linguaggio dei non umani è quello del corpo, e il loro mondo è disciplinato da regole che non corrispondono alle nostre. Comprendere le differenze giova tanto a loro quanto a noi, contribuendo a stabilire un legame sano.
Conclusione
Se mettere un cappottino ai nostri animali domestici può sembrarci un atto di cura e affetto in realtà può trasformarsi in atto molto dannoso. Per quanto ci piaccia trattarli come membri della famiglia dobbiamo ricordarci che rispettare la loro natura e i loro istinti è il vero gesto di amore. Quindi, cosa fare? Se vogliamo bene ai nostri animali d’affezione dobbiamo comprendere che il loro benessere deve essere ricercato nelle loro esigenze reali e non sulle nostre proiezioni. La natura è affascinante, ma il fraintendimento delle sue regole può riservare esiti inaspettati, dal risvolto anche (ma non solo) drammatico.
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