Alcol: perché la scienza è sempre più scettica sui suoi benefici

Da secoli l'alcol è considerato un medicinale naturale, credenza sostenuta anche dalla scienza. Ma è davvero così?

La credenza che l'alcol sia capace di apportare benefici alla salute è ben radicata nelle culture sopratutto europee ed asiatiche, e da secoli la medicina così come la scienza in generale si sono interessate al fenomeno, tra detrattori e sostenitori, e la "disputa" è ancora aperta.

Dalla Grecia al novecento

Anche dal punto di vista scientifico possiamo parlare di un sostegno quasi "tradizionale" alla tesi sugli effetti positivi dell'alcol, che risale al celeberrimo Ippocrate, il quale sosteneva che le bevande alcoliche potessero giovare non solo al corpo, ma anche alla mente e all'anima. Nei secoli questa supposizione si è fatta sempre più forte, e quasi generalmente accettata, ma è soltanto alla fine del '900 che la scienza ha deciso di studiare a fondo la veridicità di questa tesi.

Cosa dice la scienza oggi?

Difatti, dagli anni '70 sono stati proposti numerosi studi che si sono protratti sino ai nostri giorni, i quali indicano una piccola quantità di alcol come capace di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Di contro, sono state altrettanto numerose le indagini scientifiche che hanno sostanzialmente confutato degli studi che, col senno di poi, si sono rivelati fallaci. Il problema, infatti, risiede nelle modalità di ricerca utilizzate nei suddetti studi, basate su indagini self-report e sulla scelta dei campioni indicati come "non bevitori", rivelatisi in realtà ex-bevitori che hanno deciso di abbandonare l'utilizzo di alcol.

Come emerso da studi recenti[1], si è riusciti finalmente a dimostrare che, al contrario di quanto creduto da secoli, più si utilizza l'alcol e più si aumenta il rischio di mortalità, che sia dovuta da malattie cardiovascolari, tumori o problemi relativi al fegato. Gli scettici, tuttavia, sono ancora tanti.

L'alcol nell'immaginario collettivo

I motivi per cui l'utilizzo dell'alcol sia così positivamente legato alle abitudini individuali sono ancora poco chiari. Una possibile fonte potrebbe essere individuata nell'industria dell'alcol, il cui valore è stimato attorno agli 1,6 trilioni di dollari, e di cui è prevista ancora una crescita entro il 2031[2]. Difatti, alcuni rivedono delle modalità simili all'industria del tabacco, colpita dallo scandalo Philip Morris, secondo cui il gigante delle sigarette avrebbe pagato gli scienziati per sostenere i benefici del fumo di tabacco riscaldato.

Solo il tempo ci dirà se l'alcol verrà "demonizzato" come il fumo, ma possiamo certamente affermare che il bere fa parte di una cultura ben più ampia che interessa anche noi italiani. E, probabilmente, il motivo di tanta ostinazione nel proteggere il consumo di alcol risiede proprio in quella che è una tradizione legata alle singole famiglie, in cui anche ragazzi giovanissimi sono educati a questa cultura che, tuttavia, oggi possiamo affermare essere tanto piacevole per alcuni, quanto dannosa.

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