Addio ad Alain Delon: se ne va un’icona del cinema
Nelle prime ore del giorno è venuto a mancare, nella sua casa di Douchy, il leggendario Alain Delon, a causa di un linfoma. Ripercorriamo insieme la sua fortunata carriera.
Non solo uno dei sex symbol degli anni ‘60, ma anche un attore che, con la sua bravura ed iconicità, ha lasciato il proprio segno nella storia del cinema. Oggi viene a mancare Alain Delon che, immortale sulla pellicola, continuerà a far emozionare con le sue interpretazioni ancora per molti anni. Ripercorriamo insieme la sua carriera.
Gli esordi
A segnare l’entrata nel mondo del cinema furono due importanti figure per l’attore originario di Sceaux, i fratelli Yves e Marc Allégret, celebri per aver scoperto un’altra icona francese: Brigitte Bardot. Delon debuttò in Godot, tratto dal romanzo Sans attendre Godot.
Ma a far emergere l’attore fu il ruolo da protagonista che Delon ottenne in Plein soleil, diretto dal grande regista René Clément, riadattamento cinematografico del romanzo cult Il talento di mister Ripley.
Il successo in Italia
L’interpretazione, infatti, attirò l’attenzione di ormai leggendari registi italiani, che lo resero un icona nel Bel Paese ancor prima che lo diventasse in patria. Rocco e i suoi fratelli (1960), capolavoro di Luchino Visconti, permise all’attore di offrire un’interpretazione carica di emozioni e tragedia, nel contesto neorealista italiano. E, dopo una piccola parentesi francese, Delon tornò in Italia, stavolta diretto da Michelangelo Antonioni che lo scelse, accanto alla sua musa Monica Vitti, per il terzo capitolo della tetralogia dell’incomunicabilità: L’eclisse (1962).
Soltanto un anno dopo, Alain Delon interpretò quello che è ancora oggi il suo ruolo più conosciuto: Tancredi Falconeri ne Il Gattopardo di Visconti.
Il ritorno in Francia
Collezionato un enorme successo in Italia, che lo consacrò già come sex symbol ed attore affermato, Delon tornò in patria, dove continuò a donare interpretazioni iconiche, senza tralasciare il cinema autoriale. Il capolavoro L’amour à la mer (1964) di Guy Gilles e il cult Le samouraï (1967) di Melville sono solo due esempi delle grandi pellicole a cui Delon prese parte. E ancora, nel 1969 fu protagonista de La piscine di Jacques Deray, in cui recitò al fianco di Romy Schneider.
Gli anni ‘70
Alain Delon partecipò, negli anni ‘70, a quelli che, oltre delle eccezioni, furono i suoi ultimi veri grandi successi. Proprio nel 1970 collaborò nuovamente con Melville nel cult Le cercle rouge, fiancheggiato da due leggende:
Gian Maria Volonté e Yves Montand.
Soltanto due anni dopo Delon tornò in Italia, stavolta sotto la regìa di Valerio Zurlini e Duccio Tessari che lo scelsero rispettivamente per La prima notte di quiete (1972) e Zorro (1975), film che lo renderà celebre in Cina. Seguì l’enigmatico Mr. Klein (1976) di Joseph Losey.
La parentesi da regista e il declino
Negli anni ‘80 Delon tentò la strada della regìa e sceneggiatura senza, però, grande successo: al secondo film, Le battant (1983), decise di abbandonare l’avventura da regista. Difatti, quegli anni furono per l’attore l’inizio di un progressivo declino che, fatta eccezione per il capolavoro Nouvelle Vague (1991) di Jean-Luc Godard, lo porterà al ritiro dalle scene, anche a causa di problemi legati alla depressione. Non a caso, da metà anni ‘90 saranno soltanto saltuarie le sue apparizioni sul grande schermo, e, nel 2008, Delon disse definitivamente addio al cinema con l’interpretazione di Giulio Cesare in Asterix alle Olimpiadi, ultima di una lunga e fortunata carriera.
La malattia
Già colpito da ictus nel 2019, soltanto pochi mesi dopo aver ricevuto la Palma d’oro alla carriera al Festival di Cannes, Alain Delon aveva combattuto, in questi anni, con un linfoma che, oggi, gli è stato fatale. Diciamo dunque addio ad un pilastro del cinema europeo, capace di affascinare, con la sua bellezza e bravura, intere generazioni.
di Emanuele Fornito
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