Uno scorcio della situazione socio-politica in Venezuela
Maduro e Chávez sono un duo molto potente nella politica del Venezuela. L'ombra del secondo è persistente nel governo del primo.
Occupa ormai le prime pagine dei notiziari, la notizia delle forti agitazioni sociali di questi giorni in Venezuela.
L’opinione pubblica locale ed estera è indignata per la vittoria non regolare del leader socialista Nicolás Maduro Moros.
Alle spalle di questa situazione c’è una seconda figura molto importante e ingombrante nella storia venezuelana: Hugo Rafael Chávez Frías.
La carriera politica di Maduro
Il Presidente del Venezuela ha da sempre l’impronta di sinistra: fin dai suoi primi incarichi politici, si è schierato dalla parte di partiti di stampo socialista, facendo parte del MVR (Movimento Quinta Repubblica). Il partito è stato fondato nel 1997 ma ad oggi è confluito nel Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV).
Gli ideali dei due partiti sono, dunque, il marxismo, il patriottismo e, soprattutto, il bolivarismo. Quest’ultimo è forse l’aspetto più importante dell’indirizzo politico di Maduro, un residuo della politica di Chávez.
Tra i due c’è stato un rapporto molto solido: il MVR era stato fondato da Chávez, il partito di partenza di Maduro, quello con cui si è presentato alle elezioni del 1998 e in cui proprio Chávez era risultato Presidente del Venezuela. Maduro, infatti, prima di essere eletto nel 2013, è stato Vicepresidente di colui a cui si è sempre ispirato. Il 28 luglio 2024 sancisce l’inizio del suo terzo mandato alla guida del Paese.
Ad oggi può contare sul supporto dei giudici costituzionali, che hanno più volte bocciato le leggi varate dall’ex Parlamento formato dall’opposizione, e sulle forze armate, una presenza predominante nella storia dell’America Latina.
Chávez: un’eredità ingombrante
Il «comandante Chávez», come lo definisce Maduro, ha segnato in modo irreversibile la storia della politica venezuelana. Talmente forte e stimato da fondare un movimento, il chavismo, aveva inizialmente tentato di salire al potere nel 1992 con un colpo di stato, ma fallì. Solo dopo la fondazione del MVR si candidò alle elezioni con accanto a sé il suo braccio destro, Maduro.
La sua politica del tempo si basava sulla lotta alla povertà e alla corruzione. Bisogna ricordare che, in quegli anni, il Venezuela attraversava una rovinosa crisi economica che aveva messo in ginocchio il Paese.
Il chavismo era all’apparenza un governo democratico, ma Chávez non ha perso tempo e molti dei media che criticavano il suo operato sono stati messi a tacere. La libertà di stampa era decisamente limitata sotto di lui.
Chávez, a sua volta, faceva riferimento a Simón Bolivar, colui che ha contribuito a liberare alcuni Paesi dell’America Latina dalla colonizzazione spagnola. Ciò che Chávez voleva fare era riportare in auge i principi liberali e antimperialisti di Bolivar.
Lo sguardo anticapitalista era più che altro rivolto agli Stati Uniti e alla presidenza Bush. A dimostrazione di ciò, ha sostenuto la creazione dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe, un “blocco di sinistra” che favorì rapporti con i principali leader del tempo: Castro, Putin.

E la società?
La coppia Chávez-Maduro ha lasciato e lascia imponenti strascichi dietro di sé. Prima di tutto, le condizioni precarie del Paese hanno permesso ai due politici di ottenere molti voti, poiché la popolazione cercava una guida in grado di salvarla dalla situazione in cui si trovava.
Nella politica è fondamentale che il leader sia carismatico, così come lo è per la popolazione individuare colui che avrà così tanta grinta da risollevare uno Stato intero. In questo caso, il troppo carisma di Chávez ha completamente escluso il popolo da qualsiasi decisione.
L’opinione pubblica si potrebbe definire polarizzata: tra chi aveva fatto della sua persona un culto, e chi invece non ne voleva proprio sapere.
Ne “La Razón Populista” di Ernesto Laclau viene studiata la formazione dell’identità popolare chavista, resa solida dal fatto che il leader includeva nei propri discorsi politici le principali problematiche dello Stato, senza darne una risposta, solo per far sentire i cittadini ascoltati e come parte di qualcosa.
Alla morte di Chávez il PSUV ha perso la sua guida, e per Maduro non è stato semplice sostituire una figura così ingombrante; infatti, le conseguenze del malgoverno sono molteplici: sono in aumento le proteste sedate con la violenza dalle forze armate, portando il Paese a violare alcuni diritti umani, come la libertà di espressione negata ad alcuni operatori dei media. L’economia in declino porta come diretta conseguenza un aumento della disoccupazione che stronca la qualità di vita dei cittadini, costringendoli a cercare fortuna altrove.
Non potendo conquistare il popolo allo stesso modo di Chávez, Maduro adotta la violenza: è aumentata la presenza militare nel Paese e i media sono spesso manipolati.
La popolarità di quest’ultimo è infatti calata tra la popolazione: nelle elezioni del 2018 è riuscito a ottenere la vittoria solo tramite brogli.

Le elezioni oggi
Anche per questo terzo mandato, Maduro è risultato vincitore solo tramite l’inganno. Dovrebbe aver vinto con il 51,2%, contro il 44,2% dell’opposizione Edmundo González Urrutia, della Piattaforma Unitaria Democratica.
Si è stimato che circa il 40% di giovani venezuelani avrebbe lasciato il Paese qualora il governo non fosse cambiato. La situazione stazionaria del governo è uno dei fuochi che alimentano le agitazioni sociali di questi giorni. Nel 2023, ci sono state 6.956 proteste secondo i dati dell’Ong Osservatorio venezuelano.
Molti sono scesi in piazza a protestare contro l’annuncio del governo del sospetto vincitore Maduro, che si è però mostrato contrario nel rendere pubblici tutti i risultati elettorali.
I cittadini venezuelani dell’opposizione non si sentono rappresentati dal governo attuale.
Altre “fughe di cervelli” potrebbero costare care al Paese.
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