50 milioni di persone sono vittime di schiavitù nel mondo
La tratta e lo sfruttamento di esseri umani sono fenomeni di portata globale, che colpiscono specialmente donne e bambini
Il 30 luglio ricorre la giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, istituita dalle Nazioni Unite nel 2014 per portare all’attenzione pubblica un fenomeno che riguarda milioni di persone ogni anno.
Secondo il report Global Estimates of Modern Slavery dell’ILO e dell’IOM, relativo al 2022, sono circa 50 milioni le persone in «situazioni di moderna schiavitù ogni giorno». La schiavitù può durare anni – o a vita nei casi di matrimonio forzato – ed è un fenomeno difficile da quantificare.
Di queste quasi 50 milioni di vittime, 27.6 milioni di persone sono costrette ai lavori forzati e altre 22 milioni costrette a sposarsi. Le forme di lavoro forzato sono molteplici, e riguardano attività come lo sfruttamento sessuale, lavorativo e il coinvolgimento in attività illecite.
I minorenni coinvolti sono 12,3 milioni, circa il 5,2 per cento dei minorenni di tutto il mondo. Dei 37.3 milioni di adulti invece 22.8 milioni sono uomini e 26.7 milioni donne.
La regione geografica più colpita dal fenomeno è quella dell’Asia e del Pacifico, dove sono vittime di schiavitù 29.3 milioni di persone. Seguono l’Africa (7 milioni) e l’Europa (6.4 milioni).
Il report evidenzia anche quanto la possibilità di diventare vittime di schiavitù sia influenzata dal reddito. Il ceto numericamente più colpito è quello con un reddito medio-basso (23 milioni). Tuttavia, in rapporto alla popolazione, la percentuale più alta viene riscontrata tra quello con un reddito basso (9.6 per cento di ogni 1000 persone).
L’instabilità come fattore di rischio

I conflitti armati, le pandemie, le crisi economiche e le sfide ambientali sono tutti fattori che aumentano l’incidenza del fenomeno. Come riporta il Global Report on Trafficking in Persons, un esempio dell’aumento delle vittime del traffico di esseri umani a causa dei conflitti è l’Ucraina.
Dal 2014, data dell’occupazione della Crimea da parte della Russia e dell’inizio del conflitto in Donbas, al 2016, il numero di vittime ucraine identificato in Europa occidentale è quadruplicato.
La maggior parte delle vittime provenienti da Paesi coinvolti in conflitti armati arriva però dall’Africa Sub-Sahariana (73 per cento) e dal Medio Oriente (11 per cento), regioni dove si verifica la maggior parte dei conflitti.
La schiavitù in Europa
Come mostra il report Piccoli Schiavi Invisibili realizzato da Save the Children, sono circa 29mila le vittime registrate in Europa tra il 2017 e il 2021.
Nel 53 per cento dei casi si tratta di sfruttamento lavorativo, nel 43 per cento di sfruttamento sessuale e nel 4 per cento di altre forme di sfruttamento, tra cui accattonaggio o attività illecite.
I più colpiti sono gli adulti – rappresentano l'84 per cento dei casi – e le persone di sesso femminile (66 per cento).
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