La persecuzione anticristiana: la testimonianza di Porte Aperte

Dall’Asia Centrale all’Africa subsahariana, la persecuzione contro i cristiani è un’ombra nera che aleggia sul mondo

Oggi, presso la Camera dei Deputati, si è tenuta la conferenza stampa di Porte Aperte/Open Doors, associazione che tutela, da 70 anni a questa parte, le persone vittime della persecuzione contro i cristiani nel mondo. L’incontro, mediato dal giornalista e saggista Francesco Borgonovo, ha visto la partecipazione del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove, in qualità di promotore dell’intergruppo parlamentare che si occupa di questa campagna per la tutela dei cristiani perseguitati. L’impegno di coloro che sono coinvolti consiste, riferisce Delmastro, «nel cercare di raccontare quanto sia vasta, estesa, profonda e sanguinaria la repressione nei confronti dei cristiani nel mondo». Stando alle sue parole il fenomeno non è limitato a paesi extra-europei, ma prolifera anche nelle città del Vecchio Continente, aspetto di cui non ci si rende conto a causa della “cattiva coscienza occidentale”. Il lavoro svolto da Porte Aperte, grazie al ruolo del direttore Cristian Nani, porta a un “risveglio delle coscienze occidentali”, sia in senso laico sia in senso strettamente religioso. Secondo Delmastro, inoltre, è essenziale tutelare il diritto alla libertà di culto in quanto, senza quest’ultima, «tutte le altre libertà suonano false, retoriche e, in ogni caso, revocabili». 


L’obiettivo, dunque, è duplice perché da un lato occorre risvegliare le coscienze occidentali addormentate, dall’altro vi è il tentativo di non rinnegare quella forma di colonialismo associata al Cristianesimo in quanto, le terre, in cui oggi vengono perpetrate queste violenze, sono quelle “che sono state calpestate da Cristo”. La presenza delle comunità cristiane potrebbe, secondo il sottosegretario alla Giustizia, favorire la pace in Medio Oriente, poiché hanno “sempre garantito dialogo interreligioso". 


Qual è l’entità del fenomeno e dove si sviluppa?

Il quadro delineato dal direttore di Open Doors, Cristian Nani, ci pone di fronte a una realtà sconcertante, poiché secondo la testimonianza della Word Watch List (WWL) il fenomeno colpisce un cristiano su 7, con un aumento, rispetto all’anno precedente, di 25 milioni di unità (da 360 a 385 milioni). La persecuzione ai danni dei cristiani, a partire da un’analisi svolta sul luogo da 4000 persone, viene promossa sia attraverso matrimoni combinati, uccisioni e rapimenti che tramite l’assalto ai luoghi di culto (in diminuizione) e ai negozi. Al momento coinvolge più di 70 Paesi, in particolar modo quelli del continente asiatico, a causa della deriva autarchica, e dell’Africa subsahariana; la Corea del Nord, ad esempio, si colloca al primo posto con un totale tra i 50 e i 70 mila cristiani perseguitati. Questi ultimi, tendenzialmente, vengono intercettati nel tentativo di fuggire dal Paese, a cusa della presenza del regime dittatoriale, e, successivamente, rimpatriati dalla Cina.


 A emergere dal quadro, delineato a proposito dell’Africa, è la Libia che, a causa di una società islamica tribale con un forte atteggiamento intollerante, si trova al quarto posto. Un altro Paese fortemente coinvolto è l’Algeria, dove il governo si sta adoperando per chiudere tutte le chiese protestanti. Come sostiene Cristian Nani «la Chiesa nascosta è oggi forse quella più in crescita nel mondo», alludendo, oltre alla Libia, ad altri paesi quali la Somalia e l’Afghanistan. Qui molti cristiani rischiano di essere perseguitati e/o uccisi, soprattutto nel caso in cui si tratti di ex-musulmani; si tratta del tipo di comunità che, tra le quattro individuate nel report, è quella maggiormente interessata dalle persecuzioni. 


Occorre tenere in considerazione che questo tipo di violenze non vanno a impattare solo sulla condizione socio-economica delle persone perseguitate, ma si sviluppano anche attraverso il divieto al diritto allo studio e alla sanità. In un Paese come il Pakistan - attualmente all’ottavo posto nel report - i cristiani sono condannati a una “povertà assoluta” e a svolgere “lavori precari, miserabili e umani”, dando luogo a “una moderna forma di schiavitù che si perpetua nel tempo.


Come si è evoluto, però, il fenomeno rispetto all’anno scorso?

Sebbene sia stato registrato un calo nel numero dei rapimenti e delle uccisioni, rispettivamente 3.775 (-131) e 4.476 (-522), c’è stato un visibile aumento dei cristiani imprigionati o condannati, da 4.215 a 4.744. Nello spettro della persecuzione rientrano anche gli stupri, gli abusi e le violenze sessuali, con dati ancora in crescita nonostante le poche denunce inoltrate, dato il clima sociale che si respira. Uno degli aspetti più preoccupanti è quanto questo fenomeno vada a interessare i bambini, come testimoniato, attraverso il suo intervento, da Silvio Galvano, direttore di Compassion in Italia, associazione a sostegno di 2 milioni e 300 mila bambini in 29 nazioni. 


Infatti, riferisce Galvano, «350 milioni di bambini vivono al di sotto della soglia di 2,15 dollari al giorno», realtà che interessa da vicino cinque nazioni, indicate nel report, tra cui il Burkina Faso. In questo Paese, che partiva da una situazione già fragile di per sé, le condizioni si aggravano sempre più a causa della presenza dei gruppi jihadisti che organizzano posti di blocco illegali e compiono violenze indiscriminate. Sebbene vi sia un tentativo, da parte del governo, di arginare questo fenomeno, è sempre più difficile tenerlo sotto controllo nelle zone distanti dalla capitale Ouagadougou. Ed è qui che organizzazioni quali Compassion subentrano, andando a tutelare fino a 107.000 bambini grazie alla collaborazione con 400 chiese.  


A partire dal report WWL, è possibile notare quanto il fenomeno interessi i Paesi dell’Asia Centrale - tra cui il Kirghizistan, salito di oltre 7 punti - data la crescente intolleranza nei confronti della Chiesa. Infatti, secondo quanto testimoniato dall’Unione Battista, residenti locali sono stati visti scagliare pietre contro una delle sedi di un’organizzazione cristiana a Karakul per fare in modo che liberassero la zona. Un altro Paese che spicca è lo Yemen, in cui dal 2015 ha luogo una violentissima guerra civile tra i ribelli Houthi e il governo. 


Ciò non ha fatto altro che innescare il meccanismo persecutorio nei confronti delle minoranze religiose, che sono oggetto di vessazioni sia nei territori in mano agli Houthi sia nei luoghi sottoposti al controllo del governo centrale. Particolarmente interessata da questo fenomeno è anche l’Africa subsahariana in cui, a differenza del continente asiatico, la popolazione cristiana è nettamente più numerosa; tra i Paesi maggiormente colpiti troviamo il Ciad, che nonostante abbia ribadito la lotta al gruppo islamico di Boko Haram durante le ultime elezioni non riesce ad arginare gli episodi violenti ai danni dei cristiani.


In alcuni Paesi, invece, il fenomeno sembra subire dei lievi miglioramenti, come nel caso di zone quali la Colombia, scesa al 46esimo posto, e il Nicaragua che, pur essendo aumentato di un punto rispetto all’anno precedente, si trova in una situazione pressoché stabile. L’involuzione del fenomeno è da attribuire, secondo quanto afferma il giornalista e scrittore Matteo Giusti, soprattutto al terrorismo islamico, che i francesi hanno cercato di arginare dal 2012 al 2021 con «scarsissimi risultati» e che i russi non hanno «mai mostrato di voler combattere». Un unico tentativo è stato registrato l’anno scorso quando, nel tentativo di ostacolare l’avanzata dei mercenari della Wagner, hanno subito una durissima sconfitta.


Qual è l’obiettivo di Open Doors, quindi?

L’obiettivo ultimo di Porte Aperte è di sensibilizzare una realtà che, colpendo un cristiano su 7 del mondo, non può essere relegata a un ruolo marginale. Occorre, riferisce Nani, che i governi e le ambasciate si mobilitino al fine di “ritornare a parlare di libertà religiosa in tutti i contesti, andando a tutelare non solo la minoranza cristiana, ma qualsiasi tipo di espressione religiosa.

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