Ripetiamo insieme: parlare inglese in pubblico non è ‘Cringe’
Oggi, per celebrare la Giornata Mondiale della Traduzione, proponiamo una serie di riflessioni. Scopri possibili soluzioni contro il blocco linguistico di parlare inglese in un contesto pubblico.
Il 30 settembre il mondo celebra la Giornata Mondiale della Traduzione, ricorrenza introdotta ormai più di trent'anni fa. Un'occasione per omaggiare quei professionisti che, dietro le quinte, rendono possibile il dialogo tra culture e lingue diverse. Sì, se oggi puoi leggere un libro di ‘Murakami’ o di ‘Patterson’ è soprattutto merito loro! Tuttavia andando nello specifico, qui in Italia, abbiamo una strana relazione con una lingua in particolare: l’inglese. Se da un lato il nostro vocabolario quotidiano è ormai intriso di anglicismi, dall’altro la sensazione di imbarazzo — o, come diremmo noi, di cringe — è ancora imponente quando si prova a parlare inglese in un contesto pubblico. Ma perché accade questo? E che cosa ci succede nello specifico quando usciamo dal 'blocco linguistico’. Le ricerche su questi fenomeni sono sorprendenti.
L’Accademia della Crusca sdogana il termine Cringe
Anche l’Accademia della Crusca, nel 2020 circa, ha sdoganato il termine “cringe”. E parlando inglese in un contesto pubblico, spesso, si entra proprio in quel territorio sconfortante: imbarazzo e vergogna. Questo ci porta subito a riflettere: perché molti italiani provano questo sentimento proprio quando devono parlare inglese in pubblico? La risposta non è così semplice. Se da un lato l’infusione di anglicismi nell'italiano aggiunge vivacità e freschezza alla nostra madrelingua, da un’altra prospettiva questo non si traduce necessariamente in una padronanza dell'inglese. Oggi, infatti, parlare inglese diventa anche – e soprattutto – slang.
L’adozione di anglicismi in italiano, al contrario di come si pensa, non è uno sviluppo recente figlio della nostra cultura digitale. Già negli anni '60, i giovani e le giovani italiane iniziarono a integrare espressioni inglesi nel loro vocabolario quotidiano. Parole come “Cool” “Weekend” “Fashion” “Budget” sono solo alcuni degli esempi da citare. E con il passare del tempo, le varie espressioni inglesi hanno ampliato il loro fascino a più domini, soprattutto nelle terminologie specialistiche di ICT, economia e finanza. Un rapporto ISTAT, l’Istituto nazionale di statistica italiano, segna infatti come la diffusione di lingue diverse dall'italiano e dal dialetto nel contesto familiare abbiano registrato un incremento significativo, se non addirittura esponenziale. Soprattutto tra le persone di 25-34 anni (dal 3,7% del 2000 all'8,4% del 2006, al 12,1% del 2015).
Blocco Linguistico: parlare inglese in pubblico è un tabù tutto italiano?
Anche se pressoché tutti in Italia attingono ad un ormai folto repertorio inglese – no! parole come meeting, check, background non si usano solo a Milano—, parlare questa lingua diventa spesso una performance sotto esame. “Se non suoni come un native speaker, è meglio tacere”. Questo è probabilmente il messaggio che il tuo cervello lancia quando è il momento di mettersi in gioco. Spoiler alert: non è così, ma in Italia può essere che facciamo finta di sì. Qui, il blocco linguistico non è solo una difficoltà nel trovare le parole giuste, ma, a ben vedere, un vero e proprio freno culturale.
A scuola impariamo l’inglese dai libri. Nella vita privata lo assimiliamo tramite i social, dai tutorial di YouTube e dalle live su Twitch. Eppure quando arriva il momento di parlare inglese in pubblico, il blocco linguistico va a ‘nocche dure’ —(( stile Joe Cassano)). Quando si parla di costruire una frase o una conversazione fluida, a primo impatto, andiamo nel panico. Quindi, cosa ci frena davvero? Il timore di sembrare ridicoli o, peggio ancora, troppo ambiziosi?
Ma torniamo al punto: perché parlare Inglese in pubblico non è cringe?
Qui entriamo nel cuore del problema. C’è una sorta di fattore culturale che spinge molti italiani a non uscire dalla loro comfort zone linguistica. "Parlare inglese in pubblico mi cringia" è davvero un pensiero diffuso! Recentemente, abbiamo visto come cambia l’uso della lingua inglese, in Italia, in particolare a confronto tra la Gen Z e i Millennials. Ma parlare un'altra lingua significa, in qualche modo, staccarsi da quelle che sono le radici culturali, e questo può creare disagio e un senso di alienazione. Ricordiamo ancora quando il partito FDI, ha proposto multe fino a 100mila euro contro chi usa anglicismi. L’Accademia della Crusca ha ribattuto vedendoci del ‘ridicolo’ –proprio per non dire cringe forse. È bizzarro notare che in altre parti del mondo, anche sbagliare una coniugazione diventa motivo di risate e di apprendimento — tranne in Francia, in Francia ti bullizzano. Qui da noi però, sembra piuttosto una fobia sociale.
Gli esperti linguistici suggeriscono che il perfezionismo legato alla nostra cultura educativa giochi un ruolo chiave. Mentre altre nazioni privilegiano la fluidità nella comunicazione, o soltanto cogliere il senso di una conversazione generale, gli italiani tendono a concentrarsi sulla correttezza grammaticale, rendendo ogni errore linguistico una potenziale fonte di vergogna. Questo approccio crea, sì, una solida comprensione della lingua, ma spesso lascia gli studenti impreparati per conversazioni reali. Niente di meno che il riflesso di un sistema educativo rigido, volto a incentrarsi più sulla grammatica che sulla praticità di una conversazione.
Vediamo cosa dicono i dati
Il cringe linguistico in Italia sembra avere una profondità tutta sua. Secondo il Global English Proficiency Index, nel 2021, l’Italia si trovava al 36° posto in Europa per competenza in inglese tra le altre nazioni UE. Abbiamo detto fobia sociale prima? No, non volevamo esagerare. A ben vedere, c’è ancora speranza. La progressione nell’evoluzione dell’EF EPI sembra gradualmente migliorare: oggi siamo al 25° posto in Europa.
Lasciamo qui, anche una rappresentazione della conoscenza linguistica in Europa, basata sull'ultimo sondaggio europeo sulle lingue in Europa condotto dalla Commissione Europea. Nello specifico, in Italia, sebbene l'inglese segua l'italiano come seconda lingua più parlata, solo il 13% degli italiani parla effettivamente inglese. Ma la strada è ancora in salita. Anche i dati raccolti da i Netflix vogliono spiegare il fenomeno a modo loro: soltanto il 17% della popolazione italiana intervistata guarda film in inglese o con la presenza di sottotitoli — e okay, è un dato di fatto che abbiamo i doppiatori migliori del mondo R.I.P Tonino Accolla. Tuttavia, se confrontiamo questa percentuale con la media EU, pari al 26%, capiamo il motivo per cui l’uso dell’inglese non è ai vertici.
Ora, se ci mettiamo nei panni di chi cerca di parlare una lingua che non sente sua, la paura di sbagliare può essere più forte della voglia di comunicare. Non è forse più cringe — dinanzi a noi — restare in silenzio per paura di un errore, piuttosto che lanciarsi in una conversazione, anche con qualche sbavatura? Il problema, dal punto di vista psicologico, ha un nome: Linguistic anxiety (letteralmente, ansia o blocco linguistico) e, in Italia, è un fenomeno più attuale che mai. Sensazione di nervosismo, preoccupazione o paura che si può sperimentare con l'uso, o anche pensando di utilizzare, una lingua straniera. Dovremmo davvero aver paura di una lingua che, in fondo, è solo un mezzo per connettersi?
Perché parlare una lingua straniera cambia chi sei?
Diversi studi hanno dimostrato che parlare una lingua straniera può effettivamente trasformare aspetti della personalità. Uno studio del 2006 pubblicato sul ‘Journal of Cross-Cultural Psychology’ ha rilevato che quando le persone parlano una seconda lingua, tendono ad adottare tratti di personalità più aperti e meno ansiosi. Parlare una lingua non è solo questione di grammatica. È come dover scegliere chi essere in quel determinato contesto. I poliglotti lo sanno bene: ogni lingua porta con sé una personalità diversa. Il bilinguismo negli individui aiuta a sperimentare un cambiamento significativo nella percezione di sé, diventando più estroversi e navigano nelle complessità della vita quotidiana, quando parlano una lingua diversa rispetto alla propria.
Ma perché questo accade? Secondo gli psicologi, le lingue portano con sé non solo parole, ma interi mondi culturali. Lo ha dimostrato, già negli anni '50, anche Susan Ervin-Tripp, psicolinguista presso l'Università di Berkley: i bilingue rispondono diversamente ai test psicologici a seconda della lingua. Strano, vero? O forse no. Diverse interpretazioni potrebbero sorgere quando si pensa che dentro di noi convivono versioni multiple, pronte a uscire alla prossima conversazione con quelli dell'Erasmus. Parlare inglese, o qualsivoglia altra lingua, ti proietta in una dimensione diversa, con nuove regole sociali, un diverso tono emotivo e persino un cambiamento nel linguaggio del corpo. Gli anglofoni tendono a essere più diretti e assertivi rispetto agli italiani, il che potrebbe spiegare perché molti sentano il bisogno di adattarsi a un nuovo modo di essere quando usano l'inglese.
“Fake it ‘til You Make it”: una delle soluzioni contro il ‘Blocco Linguistico’
Un’altra serie di riflessioni mostrano come il contesto e la pratica possano essere più importanti della grammatica perfetta. Tradotto: l’accento non è un problema, se non lo fai diventare tale. Se hai mai visto un Ted Talk – se non l’hai ancora fatto, corri – su come imparare una lingua, avrai notato un trend: mettersi in gioco ti rende più umano e più fluente col tempo. Quindi, perché non adottare la stessa mentalità quando si parla inglese? Non serve essere “perfetti” per essere capiti – e sì, anche gesticolare ti può aiutare. Quindi, quante opportunità hai perso per paura?
Traduttori: I veri eroi del ‘multiverso’ reale
In un’era in cui siamo costantemente bombardati da contenuti globali, i traduttori giocano un ruolo essenziale. Ma forse, il prossimo passo in questa nobile impresa è far sì che ognuno di noi si senta un po’ il traduttore di se stesso. Non è solo parlare un’altra lingua, ma tradurre la propria mentalità. E forse, la Giornata Mondiale della Traduzione può diventare l’occasione perfetta per rifletterci sopra. Le lingue sono solo ponti, non barriere. Quindi, la prossima volta che hai l'opportunità di parlare inglese, prendila. Be brave, cerca l’intrigo e l'avventura e non mettere in discussione la tua credibilità. Be bold, sbaglia con orgoglio e ricorda con certezza che il vero cringe è non provarci affatto.
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