Le lingue dei segni? Onestamente, che gran figata

Lingue dei segni: la storia, le curiosità, i luoghi comuni. Non si tratta di “gesti con le mani”.


Cosa sappiamo davvero delle Lingue dei Segni?

Ci verrebbe da dire: «forse non abbastanza per coglierne gli aspetti piú affascinanti» (per non dire proprio quelli che ci fanno esclamare: «che figata» n.d.r). Ma oggi rimediamo!

Per far ciò però dobbiamo far crollare un luogo comune: troppo abituati, infatti, ad associare alla lingua la dimensione vocale, non riflettiamo quasi mai sul fatto che lo spettro del linguaggio umano, inteso come facoltà mentale innata, è molto più ampio, complesso e affascinante di ció che comunemente si pensa.

Oggi, 23 settembre, Giornata Mondiale delle lingue dei segni,cercheremo, quindi, di indagare più approfonditamente su queste realtà linguistiche che ancora oggi subiscono il peso del pregiudizio e dei luoghi comuni. A tal fine, abbiamo deciso di fare una chiacchierata con Sabina Fontana, linguista e professoressa di Lingua dei Segni italiana presso l’Università di Catania

La giornata mondiale della linguE dei segni


Già il titolo della giornata ci dà l'occasione per riflettere su un luogo comune ancora molto presente: non esiste la lingua dei segni, ma esistono le lingue dei segni. Ma ancor prima di parlarne, vediamo un po' perché è stata istituita questa Giornata. Viene proclamata ufficialmente nel 2017 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come simbolo dei diritti e dell’inclusione delle persone sorde.


Ma perché il 23 settembre? Nel 1951, proprio oggi, venne fondata la Federazione Mondiale dei Sordi che si occupa della salvaguardia dell’Identità e della Cultura Sorda.

Ma riprendiamo il discorso che avevamo lasciato sospeso.

È minimizzante, oltre che essere concretamente e scientificamente errato, negare la pluralità delle lingue dei segni. Esse sono storico-naturali, nate quindi nel momento in cui si è sentita l'esigenza di comunicare, «le lingue dei segni nascono con le persone sorde, non sono lingue artificiali. Nascono, così come le lingue vocali, da bisogni comunicativi umani». E come le lingue vocali si differenziano geograficamente.


La storia delle lingue dei segni: tra discriminazione e conquiste

La storia delle lingue dei segni si intreccia con una costante e pressante discriminazione. Nonostante, come abbiamo già sottolineato, esse nascono con l’essere umano, per secoli sono state considerate solo un modo rozzo e approssimativo di comunicare per le persone sorde, ma non solo.

Insomma non vere e proprie lingue dotate quindi di autonomia.

Il passo decisivo nello studio scientifico e approfondito di questi codici linguistici lo compi un abate francese, Charles Michel de l'Épée.

«Lui era un illuminista, era figlio del suo tempo. L'esperienza dei sordi - ci spiega la docente - metteva in discussione la caratteristica umana per eccellenza: la facoltà di linguaggio. Questi studi nacquero perché l’abate rimase affascinato dalla comunicazione in segni di due sorelle sorde nella Parigi dell’epoca».

Grazie a questa esperienza l'Épée iniziò ad interessarsi all’educazione linguistica delle persone sorde e fondò il primo Istituto statale per ‘sordomuti’ a Parigi nel 1755. Poiché era convinto che la lingua non fosse veramente ‘completa’, arricchì la lingua dei segni già esistente - naturalmente - in Francia con il cosiddetto sistema dei segni metodici. «Pensò di inventarsi dei simboli grammaticali per educare gli alunni sordi a una lingua con le stesse flessioni della lingua francese usate per esempio per esprimere il futuro». Questo sistema veniva usato esclusivamente in classe, mentre gli alunni sordi, fuori dalle mura scolastiche, continuavano a segnare come avevano sempre fatto.

Dai suoi studi crebbe una generazione di sordi istruiti «che sapevano leggere e scrivere». Uno dei più conosciuti è Laurent Clerc, che divenne poi il primo insegnante sordo e che più tardi inizió ad insegnare presso la scuola di Hartford, negli Stati Uniti.

Questo «spiegherebbe perché l'American Sign Language ha delle somiglianze con la lingua dei segni francese».

Nel 1880 però accadde qualcosa che rimane impressa nella storia della lingue dei segni e nella rivendicazione dei diritti delle persone sorde. Durante il congresso di Milano, raduno di educatori udenti, venne deciso di vietare la lingua dei segni in Europa e di imporre nell'educazione degli studenti sordi - esclusivamente - la lingua vocale.

Per la professoressa questa decisione è «il simbolo dell'oppressione. Gli udenti hanno deciso che è meglio per le persone sorde.

Si sceglie per una fetta della popolazione senza che questa abbia voce in capitolo nella presa in carico de suoi bisogni e necessità».


Ma quale è la motivazione alla base di queste scelta?

Nel sentire comune - oggi come ieri - si ha una percezione errata del bilinguismo infantile sia che si tratti del binomio lingua vocale x-lingua vocale y sia, se non di più, che si discuta dell’apprendimento simultaneo di una lingua vocale e di una dei Segni tanto che «molto spesso ai sordi viene impedito di essere esposti alla lingua dei segni perché ancora oggi si teme che possa influenzare l'apprendimento della lingua vocale».

In realtà, questa visione è stata superata da numerosi studi.

Una ricerca condotta da Maria Kihlstedt, professoressa dell’Università Paris-X Nanterre e psicolinguista ha fatto emergere che l'apprendimento di più lingue in età infantile aumenta l'elasticità mentale e la consapevolezza degli strumenti comunicativi. Quella che percepiamo comunemente come “confusione” ossia il mescolare più codici è un fenomeno fisiologico nell'apprendimento linguistico e si definisce come “code mixing”.

In ogni caso, alla fine degli anni ‘50 si ebbe una nuova ondata di interesse nei confronti delle lingue dei segni. Figura essenziale fu un linguista statunitense, William Stokoe che, nel 1960, descrisse per la prima volta la lingua dei segni americana, dando prova che funzionava in modo analogo alle lingue vocali. Solo alla fine degli anni ‘70 i suoi studi furono rivalutati e ripresi con una nuova pubblicazione.

«In Italia, i primi studi risalgono alla fine degli anni 70 e culminano nel 1979 con la pubblicazione del primo volume descrittivo della lingua dei segni italiana a cura di Virginia Volterra».

Prima che però la LIS fosse riconosciuta come lingua dalla Repubblica, in Italia si dovranno aspettare ancora parecchi decenni. Solo il 19 maggio 2021, infatti, il Parlamento italiano con l'articolo 34-ter del Decreto Sostegni «riconosce, promuove e tutela la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e la Lingua dei Segni Italiana Tattile (LIST)».


La lingue dei segni e il ruolo dell’inclusione

Ad oggi, usano le lingue dei segni circa 72 milioni di persone nel mondo

Le lingue dei segni sono lingue di minoranza e, come tutte le lingue di minoranza, devono essere tutelate, promosse e valorizzate.

Lavoro che sta portando avanti la Società di Linguistica Italiana in collaborazione con i suoi Gruppi di Studio per la promozione delle Politiche Linguistiche, per la comunicazione parlata e per l’inclusione e le politiche educative (GISCEL).

Dal prossimo Congresso, che si terrà a L’Aquila nel 2025, l’assemblea ha preso una decisione significativa: sarà destinato un budget specifico alle spese relative all’accessibilità linguistica per le persone sorde che si esemplifica nell'interpretariato o nei sottotitoli.

«Il progetto di inclusione fa parte della costruzione di una democrazia in cui si tiene in considerazione il benessere dell'altro e va promosso a prescindere dal numero delle persone interessate perché ha un impatto sulla rappresentazione della diversità».


Dimensione sociale e sociolinguistica delle persone sorde

Quando pensiamo alle persone sorde, probabilmente, la prima cosa su cui ci focalizziamo è cosa manca loro ossia l’udito. Ma spesso la visione troppo patologizzante e medicalizzante delle disabilità ci porta a ridurre la persona sorda alla sua sordità.

Ignorando, così, la dimensione sociale della sua individualità:

«Siamo tutti d'accordo che le persone sorde devono sfruttare al massimo le nuove tecnologie, ma c'è una dimensione sociale e in questo caso sociolinguistica importante di cui bisogna tenere conto», sostiene Fontana.

«E purtroppo, invece, quando in una famiglia c’è un bambino sordo, i genitori vengono informati di ciò che comporta la sordità a livello medico, ma non sulla parte relativa alla dimensione educativa e linguistica che coinvolge le famiglie in prima istanza. Quel bambino poi frequenterà la scuola, avrà dai coetanei, andrà a delle festa. Nessuno spiega al genitore come sostenerlo e come affrontare tutto questo».


Nella lingua dei segni si usano solo le mani?

Un altro luogo comune sulle lingue dei segni nasce dall'idea che si utilizzino solo le mani. Ma sarà davvero così? Prima di rispondere, guardiamo a cosa fanno gli udenti mentre parlano. Usano solo la parola? No e anzi diversi studi, da decenni, ci dicono il contrario.

Uno dei capisaldi in materia è una ricerca condotta dal Dottor Mehrabian negli ‘60.

Ai partecipanti all’esperimento, all'epoca, furono sottoposti volti e registrazioni con il tentativo di capire se il tono della voce, l'espressione facciale potessero suggerire - in sé stesse - emozioni e stati d’animo. Risultato? Si e lo studioso stimó che ben il 93% della nostra comunicazione è non verbale o gestuale

«Siamo convinti che tutto quello che non è verbale non è linguistico, non è vero. Il concetto di paralinguistico va superato. Tutto concorre alla comunicazione.

Se dobbiamo intendere per lingua il sistema che concretamente utilizziamo allora la lingua deve includere tutti i fattori ossia tono di voce, gestualità, espressioni facciali ecc…altrimenti avremmo grossissime difficoltà nella comunicazione».

La stessa cosa vale per le lingue dei segni che «sono multimodali»: movimenti del corpo, degli occhi, delle labbra rendono completa l'interazione. La dimensione orale che si traduce in vocalità nelle lingue come l'italiano, «nelle lingue dei segni ha una dimensione prevalentemente - ma non solo - gestuale».


Anche la LIS ha delle varietà regionali

L'italiano - la lingua vocale della penisola - assume dei tratti peculiari in ogni località, si parla infatti di italiani regionali che non sono altro che le declinazioni concrete dell’italiano standard.

Quello che, per intenderci, troviamo sui libri di grammatica. Ma concretamente cosa significa? Immaginiamo un milanese, un romano e un siciliano, si comprendono, si, ma non parlano un italiano identico.

La loro parlata è influenzata da più fattori tra i quali il dialetto locale che funge un po' da sostrato e i cui tratti riemergono.

«La lingua dei segni, parliamo,ad esempio, di quella italiana, varia nel tempo e nello spazio. Nel tempo, perché cambiano i bisogni di decodifica di coloro che quella lingua la usano e si aggiungono quindi nuovi segni.

Questa caratteristica è comune a tutte le lingue. Ma esse si differenziano anche nello spazio.

Nonostante, infatti, la lingua dei segni sia dotata di autonomia, lingue segnate e vocali si influenzano. Esistono insomma dei punti di contatto che nascono anche dal fatto che le persone sorde sono bilingui (lingua vocale - lingua segnata).

Per esempio, a Napoli per indicare una persona poco chiara e trasparente si dice “fare il gioco delle tre carte”. Mentre noi a Ragusa usiamo l'espressione “avere quattro facce come il caciocavallo”.Qui, la forma di caciocavallo ha la forma di un cubo. Questi due modi di dire hanno influenzato anche le varietà di LIS locali, ciò significa che per indicare lo stesso concetto la comunità segnante napoletana e quella ragusana utilizzano anch'esse due segni differenti».

Nel caso della LIS, in passato le caratteristiche peculiari del segnare di un sordo dipendevano anche dall'Istituto nella quale studiava, quando si studiava nelle scuole speciali.


La metafora nella lingua dei segni

La lingua non è solo “ciò che è letterale”, anzi. Modi di dire, proverbi, ci testimoniano la sua storia e la cultura dei suoi utenti. Quotidianamente usiamo metafore, figure retoriche senza nemmeno rendercene conto.

Prendiamo, per esempio, in considerazione l'espressione “fare il gioco delle tre carte” - vista in precedenza. Questa frase si articola su due livelli: uno letterale e uno metaforico.

Letteralmente potrebbe significare, infatti, proprio un gioco di carte particolare in cui si scelgono o si usano solo tre carte. E, probabilmente, se traducessimo la frase in un'altra lingua chi ci ascolta potrebbe fraintendere.

Queste espressioni, infatti, sono dette idiomatiche proprio perché il significato metaforico che le caratterizza è peculiare di una specifica lingua.

La stessa cosa accade nelle lingue dei segni, il segno usato per esprimere una metafora potrebbe essere lo stesso usato per indicare il suo significato letterale.

Questo aspetto è stato oggetto di studio proprio di Sabina Fontana e, per tale motivo, ne abbiamo parlato con lei.

«In LIS ci chiarisce la professoressa - per esprimere qualcosa che non vale niente, usiamo lo stesso segno che indica le patate. Cosa accade quindi? Il segno ha un dominio di partenza e un dominio di arrivo. Le patate concettualizzano un disvalore. Le patate, mi ha spiegato una volta un sordo, venivano servite tutti i giorni in istituto e, per questo, non si dava loro valore. Insomma, ciò che per noi è “la solita minestra, la solita zuppa”».


La produzione poetica in LIS

Una lingua è fatta anche di poesia.

Non è una frase trovata su Tumblr nel 2015, ma la realtà.

E di produzione poetica e letteraria è impregnata anche la lingua dei segni Italiana.

In un articolo pubblicato su Linguisticamente.it, Sabina Fontana scrive:

«Le lingue dei segni mostrano la traccia di un modo di percepire, conoscere e orientarsi nel mondo che è alla base di un particolare stile cognitivo di cui è impregnata la loro poetica. In questo senso, studiare la letteratura in LIS significa occuparsi anche della comunità con la sua storia di minoranza oppressa».

Abbiamo più volte ribadito che la lingua dei segni è una realtà linguistica come la lingua vocale, ma non dobbiamo cadere in errore.

È essenziale, infatti, sottolineare le differenze che tra i due codici comunicativi intercorrono per evitare di usare quello vocale come metro di giudizio e di valore.

Questo significa che la produzione poetica, in questo caso specifico in LIS ha delle sue (interessantissime) specificità.

Prima di tutto, non ha una dimensione nella scrittura. Ma, in fondo, non abbiamo mai sentito parlare di poesia orale? Certo che sì, pensiamo ai cantastorie, alle imprese epiche.

Questo aspetto ci permette di riflettere anche sul rapporto che gli udenti, ad oggi, hanno con la lingue. È essenziale sottolineare che la scrittura non è la lingua, ma la rappresentazione di essa. Si tratta di un’invenzione, non di una facoltà innata come quella del linguaggio.

Ma torniamo a noi e alla poesia in LIS.

Essa si arricchisce principalmente in contesti appositamente dedicati come il Festival Nazionale Teatro del Sordo che quest'anno si terrà dall'8 novembre al 9 novembre 2024 presso il Teatro Ristori di Verona. Un viaggio nelle Commedie Teatrali, negli sketch e nelle poesie in LIS. Una delle caratteristiche più evidenti di questa produzione è la fortissima espressività e il travolgente movimento del corpo che ci ricorda che con la lingua non solo si dice, ma anche - e soprattutto - si fa.

«Il vivere un corpo che agisce nel mondo diventa paradigma identitario che unisce i segnanti e i non segnanti e che consente una partecipazione oltre la conoscenza della lingua dei segni, una linguisticità mediata dal corpo e resa armoniosa dal ritmo di una silenziosa musicalità, libera di realizzarsi in più dimensioni».

È così che la lingua dei segni diventano un modo per ripensarci come comunità umana che interagisce. Per ripensare al nostro corpo e al rapporto che abbiamo con esso, un rapporto più consapevole dei suoi strumenti comunicativi. Ma soprattutto per rivalutare le emozioni che di questo, troppo spesso,

nascondiamo per vergogna.

Abbiamo mai riflettuto su quanta bellezza vive in un corpo che comunica?



Immagine di copertina: Foto di una delle interpreti LIS presente durante il LVII Congresso internazionale della Società di Linguistica Italiana






















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