Usa, le divisioni nel Partito repubblicano sugli aiuti all’Ucraina

di Mirko Aufiero
6 Min.

Se da un lato i repubblicani concordano sugli aiuti ad Israele, dall’altro sono divisi su quelli all’Ucraina, come emerso dal dibattito tra i candidati alle primarie repubblicane di mercoledì

Mercoledì 8 novembre si è tenuto a Miami il dibattito tra i principali candidati alle primarie del Partito repubblicano per la presidenza degli Stati Uniti. Cinque i partecipanti: Chris Christie, ex governatore del New Jersey; Ron DeSantis, governatore della Florida; Nikki Hailey, ex governatrice del South Carolina; Vivek Ramaswamy, imprenditore; e Tim Scott, senatore del South Carolina.

Grande assente Donald Trump – candidato principale del Partito repubblicano per le presidenziali del 2024 – che in contemporanea ha tenuto un comizio personale ad Hialeah, in Florida.

Diversi i temi toccati dai cinque partecipanti al dibattito, ma a farla da padrone è stata la politica estera, con al centro gli aiuti ad Israele e all’Ucraina.

Cosa è stato detto su Israele

Usa, le divisioni nel Partito repubblicano sugli aiuti all'Ucraina
Da sinistra verso destra: Chris Christie, Nikki Hailey, Ron DeSantis, Vivek Ramaswamy e Tim Scott

I candidati hanno mostrato di condividere la posizione favorevole agli aiuti ad Israele, mentre diverse sono state le opinioni sul sostegno all’Ucraina.

Ron DeSantis, parlando di Israele, ha affermato che se fosse presidente ora direbbe a «Bibi [soprannome di Netanyahu] di finire il lavoro una volta per tutte con quei macellai di Hamas», aggiungendo che «sono terroristi» e che «spazzerebbero via dal globo ogni ebreo se potessero».

Un pensiero simile è stato espresso da Nikki Hailey, la quale ha detto che la «prima cosa che gli ho detto [a Netanyahu] quando è successo è stata: “distruggili” [Hamas]. Devono eliminare Hamas, [noi dobbiamo] sostenere Israele con tutto ciò di cui ha bisogno, ogni volta che ne ha bisogno».

«L’America è qui, non importa di cosa hai bisogno», ha dichiarato Chris Christie rivolgendosi a Netanyahu. «Vorrei fare un ulteriore passo avanti. Direi a Bibi che Israele ha il diritto e la responsabilità di proteggersi», ha detto invece Vivek Ramaswamy.

Infine, per Tim Scott Hamas dovrebbe essere «cancellata dalla mappa», in quanto la «democrazia da sola è una strategia debole […]. Non puoi negoziare con il male, devi distruggerlo».

Le fratture sull’Ucraina

Più variegate e controverse sono state le loro opinioni sulla questione ucraina, fatto che testimonia la spaccatura nel fronte repubblicano sul tema. Se da un lato Scott, Christie e Hailey hanno aperto alla possibilità di continuare le forniture di aiuti a Kyiv, dall’altro DeSantis e Ramaswamy si sono mostrati molto critici con questa politica.

Hailey contro Ramaswamy

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Vivek Ramaswamy ha attaccato Zelensky con un riferimento al nazismo e definendolo un «comico con i pantaloni cargo». Secondo Ramaswamy, l’Ucraina non è un «esempio di democrazia» e avrebbe minacciato di non «indire le elezioni quest’anno» a meno di nuovi fondi dagli Stati Uniti.

Contro Ramaswamy si è scagliata Nikki Hailey, dichiarando che «Putin e Xi Jinping stanno sbavando all’idea che qualcuno come lui possa diventare presidente». In generale, Hailey si è mostrata disponibile a continuare l’invio di aiuti a Kyiv, in linea con la tradizionale linea repubblicana che vede gli Stati Uniti impegnati profondamente nella politica estera.

«C’è un Paese amante della libertà e filoamericano che sta lottando per la sua sopravvivenza e la sua democrazia. No, non penso che dovremmo dare loro soldi, penso che dovremmo dare loro l’equipaggiamento e le munizioni per vincere», ha sostenuto Hailey.

Scott, Christie e DeSantis sull’Ucraina

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Tim Scott ha criticato l’operato di Joe Biden, sostenendo che l’uso dei fondi destinati all’Ucraina non sia stato trasparente: «Dove sono quei dollari? Come vengono spesi quei dollari? Abbiamo bisogno di queste risposte per continuare a sostenere l’Ucraina». Tuttavia, precisa anche anche gli Stati Uniti sono stati «molto efficaci nell’usare le nostre risorse, i nostri armamenti e il prezzo altissimo del sangue ucraino» per raggiungere l’obiettivo di indebolire l’esercito russo.

Infine, per Chris Christie l’aiuto a Kyiv non è una scelta, ma è «il prezzo che paghiamo per essere i leader del mondo libero». DeSantis ha invece cercato di rimanere vago sulla questione, limitandosi a dire che non invierebbe truppe in Ucraina e ribadendo la necessità di porre fine alla guerra per concentrarsi sulla sicurezza dei propri confini.


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