Un gesto d’amore in pubblico non è così scontato per tutt* noi

di Maugeri Costanza
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 31 Min.

In occasione della Giornata contro l’omobilesbotransfobia, noi ragazzi e ragazze di Nxwss, abbiamo lanciato un sondaggio, qualche giorno fa, nelle nostre storie Instagram. A cui hanno risposto 148 di voi.

L’obiettivo principale è capire se alcuni aspetti della vita sessuo – affettiva, che a volte diamo per scontato, lo sono per tutt*. In particolar modo per le persone queer. Vediamo, insieme, cosa è emerso.

Quali erano i quesiti del sondaggio?

  • Quanti anni hai?
  • Qual è la tua regione di provenienza?
  • Quali sono i tuoi pronomi?
  • Sei una persona queer?
  • Qual è il tuo orientamento sessuale?
  • Qual è la tua identità di genere?
  • Hai già fatto coming out?
  • Si? Come è andata?
  • No? Perché?
  • Ti senti liber* la tua sfera sessuo affettiva?
  • Hai mai avuto una relazione?
  • Come la vivi/l’hai vissuta?
  • Ti sei sentit* liber di avere dimostrazioni d’affetto nei confronti della persona che hai amato/che ami?

Quanti anni hai?

La prima domanda che è stata sottoposta è relativa all’età anagrafica

Le 148 persone che hanno risposto sono, quasi totalmente, appartenenti alla generazione Z. Dai 14 ai 26 anni. Con un solo caso millenials: 34 anni. I 18enni e i 20enni rappresentano le fasce d’età più numerose: entrambe con il 16, 9 ossia, in totale, 50 persone. Segue il 15,5% dei 19enni e l’11,5% dei 17enni. 14enni e 26enni, agli estremi, sono, in entrambi i casi, l’1.4% del totale.

Quale è la tua regione di provenienza?

L’intera penisola emerge dal sondaggio ad eccezione del Molise. Ma vi sono delle regioni che raccolgono decisamente più risposte. Il caso della Lombardia è esemplificativo con il 22%. Segue la Sicilia che raggiunge l’11% del totale. E il Lazio con 15 risposte, solo una in meno rispetto all’Isola. Il Piemonte e l’Emilia Romagna, entrambe con 13 risposte, sono al 9%. Seguite dalla Campania con 12.

Quali sono i tuoi pronomi?

Conclusa la sezione relativa all’anagrafica che ha avuto solo il fine di mappare le risposte. E, in alcuni casi, far emergere dati interessanti, che vedremo in seguito; entriamo nel vivo del sondaggio.

Ancor prima di analizzare le risposte, capiamo insieme cosa si intende per pronomi. Essi ci suggeriscono l’identità di genere della persona che abbiamo davanti ossia l’appartenenza di una persona a un genere che può essere maschile. femminile o non binario cioè che rifiuta il binarismo uomo – donna. Nel concreto ci fanno comprendere come dobbiamo declinare verbi, aggettivi ecc. Se, ad esempio, una persona usa i pronomi “They/them”, abbiamo il dovere di rivolgerci a quest’ultima con il neutro. Se utilizza “She/Her” useremo, invece, il femminile. Ma torniamo a noi!

Il 52, 7% del totale si identifica nei pronomi She/Her. All’esatto opposto le persone He/Him sono il 31,8%. Il 6,1% ha risposto She/They. Mentre il 2,7% nei pronomi He/They. In totale quattro persone, il 2,8%, si identificano nel pronome Any e She/He/They. Due persone, invece, non si identificano in alcun pronome. L’1,4%, invece, in They/Them and They/He.

Cosa emerge da questi dati? Nonostante la maggioranza sia rappresentata dalle persone che si riconoscono nel binarismo di genere ossia uomo – donna, una percentuale significativa del 15% lo rifiuta non riconoscendosi in esso.

Sei una persona queer?

Delle 148 persone totali il 72,3% ha dichiarato di essere queer mentre il 26,6% ha sostenuto di non appartenere alla comunità LGBTQIA +. Forse numericamente trascurabile, ma interessante come dato puro è il “forse”. Che, sottolinea, sicuramente già un percorso interiore per comprendersi.

Qual è il tuo orientamento sessuale e/o romantico?

amore omosessuale

Anche qui prima di vedere cosa è emerso; per evitare confusioni, ad esempio, con l’espressione identità di genere, capiamo cosa si intende per orientamento sessuale e/o romantico.

È l’attrazione sessuale e/o romantica di una persona verso individui di genere opposto (eterosessuale, eteroromantico); dello stesso genere (omosessuale, omoromantico); di entrambi i generi (bisessuale, biromantico); indipendentemente dal genere (pansessuale, panromantico); solo con le persone con cui ha instaurato un forte legame affettivo (demisessuale, demiromantico), per nessun genere (asessuale, aromantico).

È essenziale ricordare, però, che esse sono solo etichette che utilizziamo per descrivere una sfera, nei fatti, molto più complessa e colma di sfumature come la sessualità. Ma vediamo cosa ci avete risposto!

Il 23, 7% si dichiara omosessuale. Ad essere bisessuali, invece, il 31,8% del totale. Il 23,6 ossia 35 persone, si dice eterosessuale. Il 5,6 non ama definirsi. 4 persone sostengono di essere pansessuali. Due, invece, affermano di essere asessuali. La prima dichiarerà, in seguito,

Essere asessuali non è “evidente” come gli altri orientamenti, quindi evito commenti ignoranti proprio non facendo coming out.

una delle risposta

L’altra, invece, sostiene che il suo orientamento sessuale non coincide con quello romantico.

Qual è la tua identità di genere?

E l’identità di genere? L’appartenenza di una persona a un genere. Maschile, femminile o non binario. Essa può essere cisgender se il sesso biologico coincide con la sua identità; al contrario parleremo di individui transgender.

Il 79, 7% si dice cisgender. Il 9,5%, invece, transgender binaria. Otto persone ossia il 5,4% si dichiarano transgender non binarie. Una persona si definisce demigirl. Anche in questo aspetto due persone non si identificano o dichiarano di non sapere ancora come definirsi.

Hai già fatto coming out?

giornata contro l'omofobia

Il Coming out (traduzione letterale dall’inglese: uscire fuori) è la dichiarazione volontaria e pubblica del proprio orientamento sessuale e/o identità di genere. Come è logico pensare se una persona è eterosessuale e cisgender non sentirà la necessità di dirlo. Immagina una frase del genere: “Volevo dirti che sono etero e cis”. Questa differenza sostanziale è un primo elemento: anche interiormente le persone queer, spesso, sentono il bisogno di prendersi degli spazi per comunicarlo perchè socialmente non è così implicito come la cis eterosessualità

Come si può notare, oltre alle due risposte si/no, emerge un dato significativo. Una percentuale del 12% l’ha fatto solo parzialmente con il gruppo di persone più fidato. Che non sempre corrisponde con la famiglia. Anzi. Il 3,5% di questi scrive, esplicitamente, di averlo detto solo agli amici.

Le altre due opzioni preimpostate prevedevano “non ho avuto la necessità di farlo o “non credo sia essenziale farlo”, selezionate anch’esse da una percentuale significativa di persone. Ma andiamo a comprendere i perchè. Nella domanda successiva, infatti, avevamo chiesto di motivarci le risposte a questo quesito.

La reazioni al coming out

Il 32% delle persone che hanno fatto coming out afferma che sia stata un’esperienza positiva. Ma è essenziale portare alla luce alcuni aspetti. Primo fra tutti, emerge, spesso, un “prima” e un “dopo”. Come se fosse, quasi, prassi vedere nell’altro un “trauma” iniziale. Nel primo esempio emerge l’uso di un verbo significativo: informarsi. E’ innegabile, infatti, che molte reazioni sono dettate da una cultura cisetero patriarcale dominante , ma c’è un modo, evidentemente, per prenderne le distanze.

All’inizio con mia madre male, ma poi ha cominciato ad informarsi ed è andata bene.

L’ho fatto solo con mia madre perché l’importante era che lo sapesse lei. Tanta fatica dopo, ad oggi ama la mia ragazza più di me.

Appena si sono calmate le acque, abbiamo chiarito e mi supportano tantissimo.

Con i genitori esperienza negativa e difficile all’inizio ma che si è risolta con il passare del tempo.

Quattro delle risposte al quesito

Come emerge dalle risposte al quesito precedente, spesso, ci si sente sicur* nel dirlo, esclusivamente, a una cerchia ristretta di persone con cui si condividono valori e visioni del mondo e, spesso, anche l’essere queer.

Bene con i miei amici, mi accettano e molti di loro sono queer.

Assolutamente positiva, molte delle persone con cui ho fatto coming out si sono rivelate essere queer anche loro.

Con alcune persone, con le quali condivido la spiritualità e una certa intimità, ho provato un grande senso di accoglienza.

Tre delle risposte al quesito

Per una percentuale significativa del campione che raggiunge il 9% l’esperienza non è stata né pienamente positiva né totalmente negativa. Questo dato deve portarci a riflettere. Ancora molti individui queer non ricevono la piena accettazione da parte di tutte le persone che li circondano. Non pochi hanno iniziato la loro risposta con “fortunatamente” o “sfortunatamente”. E’ accettabile che ancora si debba sperare che vada bene? E ci si debba affidare alla fortuna?

Anche in questo caso troviamo delle risposte che si equivalgono. Spesso è la famiglia a non accettare la sessualità dei figl*

(…) Mentre i miei genitori ancora dopo quasi tre anni non credono che io sia lesbica perché “non abbiamo mai avuto segnali”. (…) sperare che un giorno amerò un uomo significa rendermi la vita impossibile. (…)

La famiglia crede non sia vero perché non esco di casa e ho pochi amici.

La mia famiglia non lo accetta, fa finta di non saperlo e mi dice che sono confuso.

Tre risposte al quesito

È significativa la terza risposta in cui è presente l’aggettivo “confuso”. In particolar modo, la bisessualità e la pansessualità subiscono il pregiudizio di essere “fasi di passaggio” nell’attesa di definirsi totalmente.

Quasi sempre positiva tranne con alcune persone che mi hanno detto che sono un po’ confusa

una delle risposte al quesito

Omofobia e transfobia

Fino ad ora abbiamo letto delle risposte in cui la reazione al coming out fosse la medesima per orientamento sessuale e identità di genere. Ma non è sempre così. Emerge, in alcune parole, un tabù più pressante quando si parla d’identità di genere o, ancor di più più, una chiusura chiaramente esplicitata.

Per l’orientamento sessuale abbastanza tranquillo. Per il genere, una tragedia.

Tra amici e pochi familiari bene per l’orientamento, l’identità di genere sono ancora nel closet con la famiglia perché sono non supportivi.

due delle risposte al quesito

Il coming out? Un’esperienza totalmente negativa

Il 6%, ossia 9 persone su 148, dichiarano di aver avuto un’esperienza totalmente negativa. Tutte le risposte seguono lo stesso schema che prevede il limitare fortemente, da parte della famiglia, la sfera sociale e la libertà del figl*. Reazione che sfocia, a tutti gli effetti, in violenza.

Mi ha costretta ad una seduta con lei psicologica con lei accanto dicendo che ero malata.


Desidero molto che i miei genitori, che non sono riusciti ad accettarlo e vogliono che sia una persona “normale” come tutti gli altri della mia età, mi riescano a comprendere.

due delle risposte al quesito.

Hai fatto coming out? Sono etero e cis non credo abbia senso specificarlo

Il 41,2% del totale non ha fatto coming out. Ma capiamo bene i motivi. Tra chi ha affermato di non averne avuto la necessità figurano, in particolar modo, le persone cisgender e eterosessuali che reputano non sia necessario perchè la società reputa sia la norma.

sono eterosessuale e cisgender quindi non penso abbia senso specificarlo

Tre persone queer hanno detto, invece, che fosse evidente.

Non sarebbe servito fare coming out, ma l’ho fatto un po’ per rispetto mio un, po’ per mia mamma.

Ero fidanzata con una ragazza, era scontato.

due delle risposte

Tra chi ha risposto «non credo sia essenziale farlo», ossia il 12,2%, 9 persone queer, si sono focalizzate sul carattere personale e intimo della questione:

È un fatto intimo e personale non un’etichetta da sbandierare per cercare consensi o visibilità.

Non sento la necessità di dire al mondo da chi e come mi sento attratta, semplicemente è un qualcosa che considero parte di me e che non deve essere per forza condiviso

due delle risposte al quesito

Interessante è una risposta che si concentra, invece, sulla necessità, in senso lato, di fare o meno coming out:

Il coming out è un momento speciale, non lo nego, ma non trovo il senso di direi ai genitori “sono queer” quando poi una persona etero non ha la “necessità” di andare dai genitori e dire “sono etero”…

Una delle risposte

Tra le persone che, invece, hanno dichiarato di non averlo fatto, possiamo portare alla luce quattro motivazioni principali.

Cinque persone hanno dichiarato di non averlo detto per la certezza di non essere accettate dai genitori.

I miei non mi accetterebbero mai, non avrebbe senso…credo che un po’ lo hanno capito ma ho dovuto sempre negare tutto. È un peso che ho solo con loro.

Molto presente anche la paura di essere esposti alla violenza altrui.

Ritengo di essere poi troppo esposto al giudizio ed alla violenza altrui.

Tre ragazz*, tra i 15 e i 16 anni, ritengono sia ancora troppo presto. E’ essenziale specificare che tale percezione non intrattiene un rapporto di causa – effetto con l’età anagrica. Ogni esperienza è personale e non deve in alcun modo essere legittimata dall’esterno.

Sinceramente non mi sento ancora pronta, so che i miei genitori mi accetterebbero, ma ho bisogno io stessa di “accettare” il fatto di non essere etero.

C’è chi, invece, è pansessuale o bisessuale, ma avendo al momento una relazione etero preferisce non dirlo.

Ti senti liber* di parlare e vivere della tua sfera sessuo – affettiva?

giornata contro l'omofobia

Ed eccoci entrati ed entrate nel vivo deI sondaggio. Ti senti liber* di parlare e vivere la tua sfera sessuale? Il 53, 4% ha risposto positivamente. Il 21,6% ha dichiarato di no. Il 25% afferma, invece, che dipenda dalle situazioni e dalle persone con cui se ne parla. Come credo abbiate notato, anche dalle risposte ai quesiti precedenti, il fattore ambientale gioco un ruolo basilare.

Percentuali differenti si riscontrano quando la domanda si focalizza sulla libertà di vivere la sfera sessuale. Il 61,5% dichiara di si, mentre il 25,7% risponde negativamente.

La restante percentuale di persone dichiara un “dipende”. Ma da cosa? Anche in questo caso, dall’ambiente.

Non tantissimo, purtroppo vivendo in un paesino bigotto è molto difficile essere tranquilli, anche mentre si cammina per strada.

I paesi di montagna sono bloccati nel 900, non tutti riescono a capire che esiste la libertà. In città è già diverso, ma in luoghi frequentati dai “locali” la voce gira talmente in fretta che nel giro di due secondi ti ritroveresti ad essere l’appestato, la cosa peggiore è che “capisco” gli anziani, ma anche i giovani vengono allevati con la stessa mentalità, e spesso ti puoi ritrovare escluso pure dalla famiglia perché porti “disonore”, manco fossimo ancora al tempo dei borghesi medievali.

Più o meno dipende dal luogo in cui mi trovo.

tre delle risposte al quesito

Sono etero quindi non ho paura (di vivere la mia sfera sessuo – affettiva)

Tra chi ha risposto affermativamente figurano, sicuramente, le persone cis e etero che, affermano, consapevolmente, di non avere problemi sia nel vivere che nel parlare. E tale serenità la associano, consapevolmente, a una struttura sociale che fa si che siano privilegiati.

È visto come “normale” dalla società quindi non ho paura

Tra le persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+ l’11% dichiara di sentirsi libera indipendentemente da tutto e tutti.

Non mi interessa quello che gli altri pensano.

Conta stare bene con se stessi e rispettare l’altro. Raccontare/vivere le mie esperienze non limita in alcun modo la libertà dell’altro, quindi non vedo dove stia il problema.

Un altro 11% dichiara che la libertà – in buona parte – dipende dal contesto in cui si vive.

Ho un contesto sociale che mi permette di essere liberamente me stesso senza problemi

Quando l’omofobia diventa paura

Il 18%, invece, non riesce a sentirsi liber*. La causa è da ricercare sempre e comunque all’esterno, nella possibile reazione del prossimo o nella pressione sociale.

La società limita chi siamo.

Non si sa mai come uno sconosciuto possa prenderla e ho paura.

La verità è che non si sa mai quale riscontro si può avere da un altra persona quindi per evitare inutili scenate, personalmente preferisco che solo persone fidate sappiano della mia relazione.

tre delle risposte al quesito

Per le persone transgender – tre in particolare – si aggiunge anche una mancanza di tutela e sicurezza istituzionale.

Purtroppo, in Italia la mancanza di qualsiasi tipo di tutela nei miei confronti in quanto uomo trans e non etero mi mette spesso in difficoltà a mostrarmi per quello che sono. Ci ho messo anni per fare coming out, e spesso correggere le persone sui miei “pronomi” quando danno per scontato io sia una ragazza mette in situazioni di estremo disagio.

Non mi sento tutelato né sotto l’aspetto dell’identità di genere né sotto l’aspetto dell’orientamento sessuale, non mi sento al sicuro a parlarne, a vivere liberamente, a volte come persona trans nemmeno a uscire di casa e frequentare dei luoghi come la scuola.

Sei/ sei stat* in una relazione?

Alla sessuo – affettività si legano, indissolubilmente, le relazioni sessuali e/o romantiche. Che rappresentano uno dei casi concreti in cui si declina la sessualità. Le 102 persone hanno risposto di si, 42 di no. Un’altra risposta è significativa

Sì, ma prima di comprendere pienamente il mio orientamento sessuale. La consapevolezza dell’orientamento sessuale è posto come elemento centrale per un primo e un dopo nella vita relazionale.

Come vivi/hai vissuta la tua relazione?

Le risposte per queto quesito presentano due posizionamenti principali. Tra chi afferma di averla vissuta serenamente e chi invece sente addosso la pressione sociale, familiare che, nella seconda ad esempio, si trasforma concretamente nella causa della rottura.

Non ho mai avuto paura in una relazione omosessuale e nemmeno mi sono sentita in colpa perché è stata in un periodo in cui avevo già accettato pienamente il mio modo di essere.

Sono molto serena nel vivere la mia relazione. stiamo tentando di costruire il nostro futuro a piccoli passi.

Entrambe l’abbiamo vissuta con le pressioni dei miei genitori addosso, che disapprovano il fatto che stessimo insieme e hanno sempre cercato di ostacolarci e spesso persuadere me a lasciarla. Io ho sempre cercato di amarla e rassicurarla ma alla fine non abbiamo retto e ci siamo lasciate in brutti rapporti.

Sono stata con una ragazza qualche anno fa, e sinceramente entrambe avevamo molta ma molta paura che le nostre famiglie ci scoprissero. Poi vabbè per altri motivi è finita. Ma quello è stato il periodo in cui ho avuto più paura di tutti.

quattro delle risposte

Ti senti liber* di avere dimostrazioni d’affetto in pubblico nei confronti della persona che ami?

omofobia

Le dimostrazioni d’affetto in pubblico sono – per molti – parte essenziale della libertà della sfera relazionale. Si può notare che le risposte “si” e “no” rappresentano, rispettivamente – il 48,6% e il 20,3%. Una risposta che potrebbe far riflettere è questa: Se avessi avuto una relazione, probabilmente avrei risposto no. Come se – effettivamente – a prescindere dall’esperienza personale la pressione sociale si insinui come polvere sottile.

Perché voglio sentirmi libera, senza necessità di nascondermi

Abbiamo chiesto ai ragazz* di motivarci le risposte alla domanda precedente… le ragioni sono essenzialmente due.

Perché agli altri non deve interessare chi abbraccio, bacio o tengo per mano.

Perché voglio sentirmi libera, senza necessità di nascondermi.

due delle risposte

E chi, invece, rimanda – ancora una volta – alla Paura. La paura – ancora una volta fa rima con l’amore. Ed è inaccettabile.

Cori, insulti, botte c’è davvero libertà di farlo?

Ho sentito gli sguardi di tutti su di me.

due delle risposte al quesito

Dopo aver letto e analizzato – insieme le risposte, riflettiamo insieme su ciò che è emerso.

Riflettiamo insieme…

Quando abbiamo deciso di sottoporre a voi questo sondaggio il nostro obiettivo era creare prima di tutto – seppur online – un luogo sicuro. Perché in fondo – purtroppo – molte risposte sono state una conferma di ciò che sappiamo: essere cisgender e etero in una società come questa è un privilegio.

Seppur è evidente che vi sia un’apertura, un’ accoglienza maggiore perché l’informazione che passa – principalmente – attraverso la parola è l’elemento chiave per scardinare una cultura, per decostruire dei modelli patriarcali, etero normativi e tossici; esiste un dato di fatto: la giornata contro l’omobilesbotransfobia esiste perchè esiste l’omobilesbotransfobia che si declina in pressione sociale, paura, violenza fisica e psicologica.

La retorica del sentitivi liber* di amare non basta

SENTITITEVI LIBER* DI AMARE! Per carità, parole sacrosante, ma non bastano. Perchè? Non basta sentirsi – interiormente – liberi di amare quando l’ambiente, la pressione sociale e le persone che ti circondano fanno di tutto per opprimere quella libertà. E’ proprio da quel gap tra il sentirsi liberi e l’esserlo concretamente che si deve iniziare. E come si inizia? La cosa più concreta che possiamo fare, ognuno di noi, è una: impegnarci a rappresentare per tutte le persone che la vita ci fa incontrare un posto sicuro, libero e accogliente, d’ascolto. E, no, non sono parole campate in aria. Sapete perchè? La società siamo, concretamente, io, tu, noi. E ciò significa che per l’altro siamo quell’ambiente che lo circonda. E che più volte abbiamo visto citare in questo articolo.

La pressione sociale che, ancora oggi, le persone queer subiscono non bisogna in alcun modo normalizzarla: potrebbe essere una reazione iniziale, tu tieni duro, prima o poi andrà meglio. Perchè quella reazione – spesso – è violenta. E chi lo dice che si ha sempre la forza per sopportare, per tenere duro. Ma poi sopportare che cosa? La reazione che il prossimo ha nei confronti della libertà individuale del singolo?

Vorrei un mondo dove tutti sia considerato naturale, dove la famiglia possa accettarti per come sei, è importante comporti, non chi ami. Vorrei poter esser libera come i miei amici cis e etero e invece vivo di nascosto, con la paura, vorrei poter partorire senza spendere un patrimonio e dover andare via, senza aver giudizi e occhiate brutte. Vorrei esser come loro a volte e invece mi trovo nel lato considerato sbagliato e a volte è stancante e opprimente

una delle risposte al sondaggio

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