Tre eventi che hanno segnato il 2023 in Italia e nel mondo

di Mirko Aufiero
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 11 Min.

Diamo uno sguardo ad alcuni degli eventi più significativi dell’ultimo anno: cosa sono stati nel 2023 e che effetto avranno sul 2024

Giunti alla fine dell’anno, è possibile fare un bilancio degli eventi che hanno caratterizzato il 2023, e che probabilmente influenzeranno anche il 2024. Nonostante siano stati numerosi gli avvenimenti nello scenario politico italiano e internazionale, ci sono tre temi che probabilmente saranno caldi anche nel prossimo. Parliamo della riforma costituzionale, voluta fortemente dall’attuale esecutivo, della controffensiva dell’Ucraina contro la Russia e della nuova guerra in Medio Oriente con epicentro nella Striscia di Gaza.

Il premierato tra i propositi di Meloni per il nuovo anno

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Definita da Giorgia Meloni e da Elisabetta Casellati come «madre di tutte le riforme», la riforma costituzionale si appresta ad essere uno dei temi più scottanti del prossimo anno. Approvata all’unanimità durante il Consiglio dei Ministri dello scorso 3 novembre, la riforma si propone di «rafforzare la stabilità dei governi», «valorizzare il ruolo del corpo elettorale» e di «evitare il transfughismo e il trasformismo parlamentare».

Per raggiungere questi obiettivi, la riforma prevedere di modificare diversi articoli della Costituzione, in modo da passare a una forma di governo con l’elezione diretta del Presidente del Consiglio, il cosiddetto “premierato“. Tale elezione avverrebbe a suffragio universale e contemporaneamente alle elezioni per le Camere. È previsto che il il Presidente del Consiglio sia esclusivamente un parlamentare – in modo da evitare governi tecnici – e che sia eliminato il potere di nomina da parte del Presidente della Repubblica.

L’incarico del Presidente del Consiglio avrà una durata di 5 anni, per favorire la «stabilità del Governo e dell’indirizzo politico». È inoltre previsto un premio di maggioranza fissato al 55% assegnato «al partito o alla coalizione di partiti collegati al Presidente del Consiglio» per «assicurare la governabilità».

La riforma si propone inoltre di istituire una norma “anti-ribaltone“, che farebbe sì che «il Presidente del Consiglio dei ministri in carica possa essere sostituito solo da un parlamentare della maggioranza e solo al fine di proseguire nell’attuazione del medesimo programma di Governo».

Infine, è prevista l’abolizione della categoria dei senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica (quelli già in carica mantengono il loro incarico).

La controffensiva ucraina

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La guerra russo-ucraina dell’ultimo anno è stata caratterizzata dal tentativo di imbastire una “controffensiva” da parte delle forze ucraine. Nonostante la grande attenzione mediatica che questa ha suscitato, i risultati raggiunti sono stati modesti. Come evidenziato da diversi analisti sul Washington Post e su Reuters, esistono diversi fattori che hanno inficiato l’efficacia del contrattacco ucraino.

La strategia ucraina

Un primo fattore riguarda l’ampiezza del fronte e la strategia adottata dagli ucraini. La linea del fronte si estende per circa 1000 chilometri, dal sud al nord della parte est del Paese, motivo per cui i consiglieri militari occidentali avevano consigliato agli ucraini di concentrare i propri sforzi intorno a Zaporizhzhia. Come obiettivo, usare tutte le proprie risorse per interrompere le linee di rifornimento russe che attraversano il territorio occupato e arrivano in Crimea.

Tuttavia, la strategia adottata dall’Ucraina è stata differente. Temendo di poter subire perdite troppo importanti nel caso di un contrattacco concentrato in un solo asse, gli ucraini hanno deciso di dividere le proprie forze su tre direzioni. Un asse si è concentrato a Zaporizhzhia, con l’obiettivo di arrivare a Melitopol, il secondo verso Berdiansk e il terzo verso Bakhmut.

Le linee difensive russe e nuovi metodi di combattimento

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Gli Stati Uniti volevano che il contrattacco ucraino iniziasse ad aprile 2023, fiduciosi che con un attacco frontale gli ucraini avrebbero potuto raggiungere il Mar d’Azov in un periodo compreso tra i 60 e i 90 giorni. Tuttavia, la controffensiva è stata posticipata per volontà degli ucraini, i quali invece ritenevano di non avere ancora le armi e l’addestramento necessario.

Ciò ha permesso ai russi di guadagnare tempo per fortificare il fronte, creando linee difensive con trincee, fossati anticarro, postazioni di combattimento e un gran numero di mine antiuomo e anticarro. Le linee difensive, insieme al temporeggiamento ucraino e al territorio pianeggiante della regione, hanno fatto sì che venisse meno l’effetto sorpresa e rallentato enormemente i progressi della controffensiva.

Un altro tema, sottolineato da un alto ufficiale militare ucraino sul Washington Post, riguarda il modo in cui gli eserciti hanno combattuto e combattono tuttora. Si tratta di un tipo di conflitto a cui le forze NATO non sono mai state abituate, ossia una guerra con trincee simili a quelle della Prima guerra mondiale, ma con l’utilizzo di strumenti tecnologici come i droni e senza la superiorità aerea.

Infatti, in tutte le guerre combattute dai Paesi NATO negli ultimi decenni la superiorità aerea ha avuto un ruolo fondamentale. Superiorità che in Ucraina è invece a vantaggio dei russi, i quali possono contare sul numero più elevato e sulla maggiore qualità di aerei militari. Di conseguenza, i vertici militari occidentali hanno riscontrato numerose difficoltà nell’adattare le Forze armate ucraina alle dottrine NATO senza uno degli elementi chiave di esse, la superiorità aerea.

La lentezza nell’avanzata e la carenza di truppe e materiali

Ukraine defends against Russian invasion | A Ukrainian Terri… | Flickr

La lentezza della controffensiva ucraina è un dato ammesso dallo stesso presidente ucraino Zelenskyj. «Volevamo risultati più rapidi. Da questo punto di vista, purtroppo, non abbiamo ottenuto i risultati sperati. E questo è un dato di fatto», ha dichiarato Zelenskyj, il quale ha inoltre aggiunto di non ritenersi «soddisfatto» per il numero di perdite e per non aver «avuto tutte le armi che volevamo».

Come dichiarato alla Reuters da Brady Afrik, analista dell’American Enterprise Institute, dopo 6 mesi di combattimenti gli ucraini sono avanzati di soli 7,5 chilometri, raggiungendo il villaggio di Robotyne, molto distante dall’iniziale obiettivo Melitopol.

Afrik imputa la lentezza dell’avanzata alla linea difensiva russa, costruita su più strati e supportata dall’aviazione russa. Inoltre, uno dei maggiori problemi affrontati dagli ucraini durante l’avanzata riguarda lo sminamento dei campi. Questa operazione richiede un gran numero di uomini, mezzi e tempo, ed espone i carri armati e i veicoli usati per lo sminamento al fuoco dell’artiglieria russa.

Per evitare di perdere preziosi mezzi gli ucraini hanno dunque preferito compiere le operazioni di sminamento con unità più piccole, fatto che ne rallenta i progressi.

Un bilancio della controffensiva

eventi che hanno segnato il 2023

Dopo sei mesi dall’inizio della controffensiva non ci sono stati significativi guadagni di territorio. Tuttavia, gli attacchi in Crimea ucraini tramite droni e attacchi missilistici a lungo raggio hanno inflitto significative perdite alla flotta russa, costretta a riparare nei porti più sicuri del Mar Nero.

Le perdite da entrambe le parti superano ampiamente le centinaia di migliaia. Secondo le stime di un rapporto declassificato dell’intelligence degli Stati Uniti, quelle russe si attestano intorno a 315mila tra morti e feriti e, secondo un rapporto di agosto, le perdite russe insieme a quelle ucraine si aggirava già intorno al mezzo milione questa estate.

Guerra in Medio Oriente

eventi che hanno segnato il 2023… | Flickr

L’evento che ha maggiormente catalizzato l’attenzione mediatica negli ultimi mesi del 2023 è stato senza dubbio il conflitto in Medio Oriente. Dopo quasi tre mesi dall’attacco di Hamas e dalla risposta armata di Israele, il conto delle vittime fornito dal ministero della Sanità controllato da Hamas si attesta a 21.110, con oltre 55mila feriti e 7mila dispersi.

Oltre al conflitto armato nella Striscia di Gaza, con il rischio dell’aumento delle tensioni anche in Cisgiordania, c’è da sottolineare l’instabilità creatasi nella regione, dove Libano, Siria, Egitto, Yemen, Arabia e Iran sono attori particolarmente interessati ai possibili sviluppi.

Di particolare rilevanza sono gli attacchi degli Houthi, gruppo armato yemenita sponsorizzato dall’Iran alle navi commerciali che attraversano lo stretto di Bab al-Mandab, tali da costringere una forza internazionale a dispiegare navi militari nella regione.

L’instabilità in Medio Oriente ha inoltre avuto ripercussioni in Europa, dove l’allerta terrorismo è tornata ad alzarsi. Ylva Johansson, commisaria europea agli affari interni, ha dichiarato che «la polarizzazione nella società causata dalla guerra tra Israele e Hamas sta aumentando il rischio di violenza», e ha specificato che l’Unione Europea sta mettendo in campo 26 milioni di dollari per incrementare la sicurezza.


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