Settimana, il punto del 18 febbraio: cos’è successo nel mondo?

di Emanuele Lo Giudice
5 Min.

Dall’Atlantico al Pacifico, il punto della settimana che si sta per concludere. Il mondo dal 12 al 18 febbraio 2024.

Si conclude un’altra settimana e le notizie che arrivano dal mondo circolano più veloce di quanto si pensi. Armenia, Russia e Senegal, che è successo fuori dai confini nazionali? Ecco il punto della settimana!

Armenia: l’Azerbaigian vuole lo scontro totale secondo Erevan

Settimana

Nuovi scontri al confine con il caucaso riaccendono le tensioni tra Armenia e Azerbaijian, tra i quali si aspettava una pace a lungo termine. Solo nel settembre 2023, l’Azerbaijian aveva attaccato la repubblica separatista del Nagorno-Karabakh controllata dall’Armenia, mettendo fine alla sua esistenza come repubblica de facto indipendente e mettendo in fuga più di 100mila armeni. Dopo decenni di scontri militari e politici, con l’attacco azero e la capitolazione della Repubblica, questa è stata portata alla dissoluzione ufficiale il 1 gennaio 2024. Due mesi dopo la presa del territorio controllato dall’Armenia, colloqui di pace sono stati avviati da entrambi i Paesi per cercare di portare una stabilità all’area caucasica, nel “rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità” delle parti coinvolte.

Ad oggi, dopo nuovi scontri sulla frontiera, il Primo Ministro armeno Pachinian riferisce al gabinetto la possibilità che l’Azerbaigian possa spingere per una guerra totale con l’Armenia. Pachinian ha riferito che, secondo analisi governative, Baku voglia attaccare diverse zone di confine, nel tentativo di trascinare il Paese in guerra totale. Dalle analisi, diversi osservatori suggeriscono la volontà dell’Azerbaijan di occupare la striscia di terra armena che divide il Paese dall’exclave di Nakhchivan.

Russia: l’ultima settimana tra la morte di Navalny e gli avvertimenti di Medvedev

Torna la retorica di potenza di Medvedev, Presidente russo nel 2008 (fino al 2012) e attualmente vicepresidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa. Secondo Medvedev, i tentativi occidentali di respingere la Russia ai confini del ’19 porterebbe la guerra a divenire globale. Tale conflitto globale portarebbe all’utilizzo dell’ “intero arsenale strategico del nostro Stato” contro “Kiev, Berlino, Londra, Washington e contro tutti gli altri bellissimi luoghi storici che sono stati a lungo inclusi negli obiettivi della nostra triade nucleare”. Il messagio di Medvedev arriva dopo la caduta, avvenuta in settimana, della città di Avdiivka in mano russa, che ha permesso un’avanzata dell’esercito russo di 8 km.

Nel frattempo, il caos politico minaccia il Cremlino dopo la morte di Aleksej Naval’nyj, oppositore politico di Putin morto nella colonia penale dove era rinchiuso. Sebbene alcune indiscrezioni siano arrivate, non ci sono molti dettagli a tale riguardo. Per il momento si attendono le risposte dell’autopsia e anche le parole del Presidente Putin, che però non sono ancora arrivate. Alla figura di Navalny si unisce quella dell’opposizione, uno degli elementi chiave in una democrazia, sebbene sul suo personaggio gravi pesantemente la sua ideologia politica e le sue prese di posizione (nazionalismo e xenofobia, per esempio, hanno connotato diversi dei suoi discorsi), largamente opinabili e condannabili.

Senegal: il Consiglio Costituzionale frena il caos nel Paese, a breve le elezioni

Settimana

Annullato il rinvio delle elezioni presidenziali in Senegal, ormai al centro del caos da più di una settimana. A riabilitare le elezioni, rinviate a dicembre dal Presidente Macky Sall, è stato il Consiglio Costituzionale. Le elezioni, previste per il 25 febbraio, si programmeranno “al più presto”, come esortato dalla Consulta, date le difficoltà nell’organizzazione in questo momento. Il Senegal vive ora infatti una delle crisi politiche più forti degli ultimi anni, scoppiata proprio per l’ostruzione alle presidenziali, giustificata dalla Presidenza come utile a redimere le incertezze presenti tra Parlamento e Magistratura.

La crisi in Senegal rischia di aggravare ancora di più la stabilità dell’Africa occidentale, da mesi (e anni) alle prese con continui colpi di Stato e venti di guerra.

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