Scandaloso abuso animale: scimmie schiavizzate a raccogliere noci di cocco

di Giorgia Lelii
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Di recente la PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) ha avviato una nuova indagine a partire da dicembre dell’anno scorso fino a questo luglio: in Thailandia esistono delle vere e proprie “scuole” di addestramento per le scimmie, ma anche diversi membri di varie fattorie hanno affermato di avere gabbie specifiche per catturare le piccole scimmiette selvatiche, spesso strappandole dalla cura della loro famiglia.

Nei video e nelle foto pubblicati da PETA Asia, tutti i macachi (le scimmie catturate) sono legati per il collo e incatenati: in questo modo gli “allevatori” riescono a “insegnare meglio” come raccogliere le noci, strattonando e attaccando le bestiole al frutto. Inoltre, gli esemplari sono spesso tenuti in cattività, rinchiusi nelle gabbie o sulla spazzatura, con il retro di una Jeep come unico rifugio e una poverissima dieta a consolarli; una volta finito l’addestramento, le scimmie vengono vendute ai raccoglitori di cocco.

Un dipendente di una fattoria ha dichiarato che spesso mentre si arrampicano sugli alberi, le scimmie vengono morse da formiche e punte da calabroni, il che per loro può essere fatale. Altre volte subiscono fratture ossee cadendo dagli alberi o venendo violentemente tirate giù.

Il latte prodotto dalle noci di cocco raccolte dagli animaletti sarebbe importato direttamente anche alla grande azienda HelloFresh, società con sede a Berlino che si occupa di kit per la preparazione di pasti e ha una portata globale: infatti, opera in Australia, Austria, Belgio, Canada, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Giappone, Lussemburgo, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. L’azienda afferma: “HelloFresh condanna severamente qualsiasi uso del lavoro delle scimmie in catena e prende la dura posizione di non procurare dai fornitori e di non vendere i prodotti della noce di cocco ottenuti sfruttando il lavoro delle scimmie. Abbiamo la conferma scritta da parte di tutti i nostri fornitori, negli Stati Uniti e globalmente, che non sono coinvolti in queste pratiche“.

E’ stato ripetutamente proposto di boicottare questa attività azzerando l’acquisto di prodotti provenienti dalla Thailandia, che sia latte di cocco o meno, fin quando il circolo vizioso non si sarà interrotto del tutto.

Persone oneste si domandano perché animali sociali e sensibili come le scimmie siano ancora condannati al lavoro forzato nell’industria del cocco. PETA invita a boicottare i prodotti al cocco tailandese fintanto che le autorità locali non facciano seguire fatti alle loro vuote parole, chiudendo i centri per l’addestramento di scimmie e dando sussidi per la piantagione di palme nane.

Mimi Bekhechi, vicepresidente per l’Europa di PETA.

La disonestà è un segno distintivo dell’industria thailandese del cocco. È impossibile garantire che qualsiasi latte di cocco in scatola prodotto in Thailandia, compreso quello venduto da Chaokoh e Ampol Food (la cui società madre è Theppadungporn Coconut Co), Aroy-D, Cocoburi, Tropicana Oil, Thai Pure, Ampawa, Edward & Sons Trading Co , o Suree – non ha utilizzato il lavoro forzato delle scimmie. Ma le aziende che offrono prodotti a base di noci di cocco raccolte nella Repubblica Dominicana, India, Indonesia, Filippine, Vietnam e altri paesi possono fornire tale garanzia.

PETA 

Scritto da Giorgia Lelii


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