SATURDIE EP.34 – ZODIAC: UN ENIGMA RIMASTO IRRISOLTO

di Fabio Virzì
20 Min.

Ci troviamo negli Stati Uniti, alla fine degli anni Sessanta.

Un uomo, forse di mezza età, provoca cinque vittime nella sola California.
Di lui si sa poco, quasi nulla: capelli corti, occhiali e assenza di peli facciali. È il Killer dello Zodiaco.

Questo il soprannome di chi, fra gli ultimi mesi del ‘68 e gli sgoccioli dell’anno successivo, è stato in grado di mettere in ginocchio l’intero corpo di polizia statunitense.

Gli inizi

Betty Lou Jensen e David Faraday, di 16 e 17 anni, sono una giovane coppia di Benicia. Il loro primo appuntamento prevede un concerto natalizio nei dintorni della casa di Betty ma qualcosa, forse il fato, porta i due a cambiare idea.

I ragazzi opteranno per una romantica cena al ristorante, per poi appartarsi in auto presso una piazzola in Lake Herman Road. Qui, poco dopo le 23, una macchina accosta accanto a loro: è Zodiac.

Senza scrupoli, il killer fredda con diversi colpi di pistola i due giovani. David muore sul colpo, ferito alla testa, Betty prova a fuggire: si accascerà per sempre pochi metri più avanti.

Passano pochi minuti prima che Stella Borges, residente presso il luogo del delitto, si accorga dei due corpi. 

È il 20 dicembre 1968, e Zodiac ha mietuto le sue prime vittime.

Faraday e Jensen

Blue Rock Springs

L’omicida colpirà di nuovo sei mesi più tardi.

A circa 6 chilometri dal primo delitto, nel parcheggio del Blue Rock Springs Golf Course di Vallejo, Darlene Ferrin e Michael Mageau vengono aggrediti con una Luger da 9 mm.

I due, circa ventenni, si trovavano nell’auto della giovane, in circostanze simili al duplice omicidio di Faraday e Jensen; avvicinati una prima volta dall’auto di Zodiac, forse per una iniziale ricognizione, l’uomo parcheggerà qualche istante dopo dietro di loro per impedirne la fuga. Di lì a poco, il caos.

L’assassino non lascia scampo a Darlene, che morirà appena giunta in ospedale, e porta Michael in condizioni critiche. Questi, ferito al volto e al collo, sarà il primo – ma non unico – sopravvissuto alla furia del killer.

A rompere il silenzio dietro l’omicidio ci pensa, forse, lo stesso Zodiac. Passano infatti pochi minuti prima che il Dipartimento di Polizia di Vallejo riceva una chiamata, proveniente da una cabina telefonica posta a circa 500 metri dalla casa della famiglia Ferlin.

La voce è quella di un uomo, che rivendica la paternità della mattanza di dicembre e avvisa gli agenti del gesto appena compiuto.

Ferrin e Mageau

La prima corrispondenza

Quanto l’Assassino dello Zodiaco nasconde è una personalità istrionica e narcisista, in grado di sfidare persino le forze dell’ordine nel tentativo di affermare la propria intangibilità.

Prova di ciò la si avrà il 1° agosto 1969, giorno in cui tre lettere vengono recapitate ad altrettanti quotidiani californiani. Queste portano la sua firma, nonché la confessione degli omicidi compiuti.

Caratteristica più importante, però, un crittogramma di 408 caratteri, tripartito fra i destinatari. Al suo interno, la vera identità di Zodiac.

Correlata alle missive vi era inoltre una minaccia, la quale imponeva alle testate la pubblicazione in prima pagina di quanto ricevuto per evitare il compimento di una strage.

Trascorrono solamente tre giorni prima che il San Francisco Examiner riceva un nuovo messaggio: la prova, inconfutabile, della sua identità. 

Contenuto di questo è una risposta al commissario Stiltz, della prefettura di Vallejo, dubbioso in merito alla veridicità delle missive. L’ipotesi del mitomane verrà però prontamente scartata.

Il firmatario della lettera non dimostra infatti remore nel descrivere con minuzia di particolari i dettagli, ignoti alla popolazione, relativi alle scene del crimine, confermando così la sua reale natura.

Di corredo a ciò una firma, recante un cerchio sovrapposto ad una croce a bracci uguali e divenuta il suo marchio di fabbrica. Ma non solo. 

Un quarto crittogramma, risolto dagli inquirenti e contenente tale inquietante dichiarazione:

«MI PIACE UCCIDERE LE PERSONE PERCHÉ È MOLTO DIVERTENTE È PIÙ DIVERTENTE DI UCCIDERE ANIMALI SELVAGGI NELLA FORESTA PERCHÉ L’UOMO È L’ANIMALE PIÙ PERICOLOSO UCCIDERE QUALCOSA È UN’ESPERIENZA ECCITANTISSIMA PER ME È PERSINO MEGLIO DI VENIRE CON UNA RAGAZZA LA PARTE MIGLIORE È CHE QUANDO MUOIO RINASCERÒ IN PARADISO E TUTTI QUELLI CHE AVRÒ UCCISO DIVENTERANNO MIEI SCHIAVI NON VI DARÒ IL MIO NOME PERCHÉ CERCHERESTE DI RALLENTARE O FERMARE LA MIA COLLEZIONE DI SCHIAVI PER LA MIA SECONDA VITA EBEORIETEMETHHPITI»

Il significato degli ultimi 18 caratteri resta ancora un mistero.

Lettera di Zodiac al San Francisco Examiner

Strage sul lago Berryessa

La duplice aggressione a Bryan Hartnell e Cecelia Shepard è l’unica, fra quelle canoniche di Zodiac, ad essere stata effettuata con un’arma bianca.

Ci troviamo sulle rive del lago Berryessa, a Twin Oak Ridge. Questo il palcoscenico in cui il folle, abbigliato di un inusuale completo da boia e con indosso occhiali da sole per coprirne il volto, il 27 settembre 1969, decise di colpire.

Vittima è una coppia americana di 20 e 22 anni, intenta a godersi un pic-nic nel panorama autunnale. I due vengono approcciati dall’uomo, che finge di essere un prigioniero bisognoso di soldi evaso dal carcere di Deer Lodge.

Questo, dietro minacce, obbliga Cecilia a legare il fidanzato, per poi subire lo stesso trattamento. I due pensano ad un singolare tentativo di rapina, ma la realtà è ben differente e ancor peggiore di quanto immaginato.

Zodiac estrae un coltello e pugnala entrambi più volte, lasciandoli in fin di vita. La Shepard morirà dopo due giorni di agonia.

Ad arricchire di macabri dettagli il teatro dell’orrore, un messaggio inciso dal killer sulla portiera dell’auto della coppia:

«Vallejo 12-20-68, 7-4-69, Sept 27-69-6:30 by knife».

Accanto, la sua firma. La stessa sfoggiata con fierezza sui panni indossati dall’esecutore.

Allertati dallo stesso assassino del gesto appena compiuto, gli investigatori della contea di Napa rileveranno in seguito delle impronte digitali sulla cabina telefonica all’origine della chiamata. Nessuna corrispondenza verrà mai individuata.

Sheperd e hartnell

Ultima corsa a Presidio Heights

L’11 ottobre 1969 è il turno di Paul Stine, tassista.

A San Francisco, fra Mason e Geary Street, un uomo sale sul mezzo chiedendo di essere portato nel quartiere di Presidio Heights, in quella che sarà l’ultima corsa di Stine.

Egli verrà freddato dal passeggero, armato di una 9 mm, con un singolo colpo alla testa. Colto sul fatto da tre ragazzi affacciati alla finestra, si allontana attorno alle 22:00 portando con sé portafogli e chiavi della vittima.

Zodiac verrà visto dall’agente in servizio Don Fouke per una manciata di secondi, ma questi se ne accorgerà troppo tardi.

La radio di servizio aveva infatti erroneamente comunicato di cercare un uomo dalla pelle nera, quanto di più lontano dalla reale descrizione del criminale.

A chiarire lo sbaglio, la testimonianza del gruppo di giovanissimi che poco prima aveva assistito alla vicenda. Zodiac è un uomo di carnagione bianca e aspetto giovanile, la cui età sembra attestarsi attorno ai 30.

Anche stavolta la chiamata non tarda ad arrivare.

Ad essere coinvolto è il Dipartimento di Polizia di Oakland, ma la richiesta è diversa dalle solite. L’omicida vuole che uno fra i celebri legali Lee Bailey o Melvin Belli, forse i più popolari del Paese, compaia come ospite presso un talk-show della mattina seguente.

È il secondo ad accettare, ricevendo in diretta televisiva una seconda telefonata; qui il presunto responsabile afferma di chiamarsi Sam, ma gli agenti all’ascolto sono concordi nel credere che si tratti di un imitatore. E così, in effetti, è: il chiamante è un paziente psichiatrico ricoverato presso il Napa State Hospital, estraneo ai fatti.

Ma ci penserà presto una lettera autografa – l’ennesima – a far dimenticare l’ennesimo buco nell’acqua.

Sette pagine di testo in cui Zodiac racconta di aver parlato con alcuni poliziotti il giorno dell’omicidio di Presidio Heights, aggiungendo macabri particolari sulla sua fuga. In allegato, il giorno prima, un messaggio cifrato di 340 caratteri rimasto irrisolto fino al 2020.

Paul Stine

Gli anni ’70 di Zodiac

Indagini suggeriscono che Stine sia stata l’ultima vittima di Zodiac, ma diverse testimonianze e aggressioni – unite alla prosecuzione della corrispondenza via posta – avvalorano l’idea che il serial killer abbia proseguito le sue gesta anche negli anni ‘70.

Prima di questa rinnovata serie di assalti è Kathleen Jones, diretta a Petaluma il 22 marzo 1970.

La donna, sopravvissuta, sarebbe stata avvicinata dall’auto di un uomo, nel tentativo di avvertirla che una delle gomme posteriori si stesse allentando. Offertosi dunque di riparare il danno e di accompagnarla alla stazione di servizio più vicina, la donna deciderà di salire nell’auto di Zodiac.

Questa però comprenderà presto l’inganno, scandito da un viaggio lungo più di un paio d’ore, saltando giù dal mezzo e fuggendo verso la stazione di polizia più vicina.

Qui, alla domanda degli agenti di fornire ulteriori dettagli sulla fisionomia dell’uomo, Kathleen confermerà l’affinità con la descrizione fornita dopo l’omicidio del tassista.

Identikit del killer

Le nuove lettere

Numerosi altri messaggi sono quelli che Zodiac invierà alla stampa lungo tutto il 1970.

Dagli scarichi di responsabilità a seguito di un attentato con ordigni presso un comando di polizia alle minacce di far esplodere un scuolabus, il genio del crimine ha dimostrato più volte pieno controllo della situazione, arrivando anzi a ricattare l’intera California qualora le sue condizioni non venissero rispettate.

Diversi i crittogrammi in codice rilasciati dall’uomo nel periodo compreso fra febbraio e luglio, tutti accomunati dal medesimo schema costitutivo: un’uguaglianza fra la sua firma ed un numero (10, 12 o 13) e una seconda, che poneva la sigla “SFPD” sempre uguale a zero.

Tutti indizi che, se risolti, avrebbero fornito le coordinate dei prossimi luoghi d’azione.

Firma di Zodiac

L’omicidio di Riverside

Dopo qualche mese di silenzio, una nuova lettera viene recapitata al giornalista di Chronicle Paul Avery.

«Peek-a-boo, you are doomed»

Era il messaggio contenuto in essa, alla quale faceva seguito una seconda missiva anonima che rivendicava – indirettamente – la paternità dell’omicidio di Cheri Jo Bates, del 1966.

Compiuto in un periodo antecedente alla canonica attività del killer, tratto caratteristico dell’omicidio è stato – come per i successivi – il fitto scambio di materiale postale recante la sigla dell’assassino, ai tempi una semplice Z.

La polizia non ha mai confermato l’effettiva mano di Zodiac dietro l’omicidio della giovane Bates.

L’ultima lettera di Zodiac

Tre anni passeranno prima che, nel 1974, Zodiac riprenda la sua attività d’autore.

Bersaglio è sempre il Chronicle, con una lettera lodante il film L’esorcista e recante sul fondo un nuovo punteggio accanto alla sua firma, questa volta pari a 37. Sempre a zero, invece, il San Francisco Police Department.

Diverse le comunicazioni, destinate al medesimo giornale, pervenute nei mesi e negli anni successivi. Controversie legate allo stile compositivo e all’esame calligrafico impediscono però l’attribuzione di queste al Killer dello Zodiaco.

Lettera cifrata dell'assassino

Indagini sul caso

La polizia statunitense ha indagato ininterrottamente sulla vicenda sino al 2004, anno della temporanea chiusura del caso per assenza di risorse.

Di questo periodo è nota l’interminabile lista di sospetti, composta da 2500 uomini verosimilmente sovrapponibili all’immagine di Zodiac.

Tre sono stati, però, gli indiziati di maggior notorietà.

Arthur Leigh Allen

Primo storico indagato del caso Zodiac, Arthur Leigh Allen viene accusato da un amico nel 1971,  insospettito da alcune attività compiute all’epoca dei fatti. 

Pare infatti che l’uomo nascondesse dei coltelli insanguinati nella sua auto, giustificati poi in sede di interrogatorio affermando che servissero per uccidere dei polli.

Diverse altre prove a suo carico – fra le quali del materiale esplosivo ritrovato nel suo appartamento e alcuni precedenti per violenza sessuale – sembrano indirizzare verso la risoluzione del caso, ma il Dipartimento di Vallejo non lo incriminerà mai.

A distogliere ulteriormente l’attenzione dall’uomo, deceduto nel 1992, un test del DNA effettuato agli albori del nuovo millennio che ne ha escluso le responsabilità.

Leigh Allen

Giuseppe Joe “Ulisse” Bevilacqua

Celebre, soprattutto nel Belpaese, è stata l’inchiesta del giornalista nostrano Francesco Amicone.

Egli ha sostenuto, a partire dal 2017, che Zodiac e il Mostro di Firenze fossero la stessa persona, e che entrambi corrispondessero all’identità dell’italo-americano Joe Bevilacqua.

L’uomo, ex-agente del CID e impegnato come custode del cimitero statunitense di Firenze dal 1974 al 1988, avrebbe interrotto le sue attività criminali in California proprio a causa del trasferimento oltreoceano. Una volta giunto in Italia, poi, si sarebbe reso responsabile dei più celebri omicidi avvenuti in territorio toscano.

A dare, secondo Amicone, manforte alla sua tesi, i continui e persistenti rimandi all’elemento dell’acqua fra la corrispondenza e i luoghi del delitto. Questi non sarebbero altro che riferimenti mai colti nei confronti del suo cognome.

Conversazioni avvenute fra il giornalista e il sospettato nel 2018, poi pubblicate su Il Giornale, avrebbero inoltre confermato – tramite ammissione dello stesso Bevilacqua – quanto compiuto nel secolo precedente, con tanto di riferimenti ai presunti colpevoli di Firenze Mario Vanni e Pietro Pacciani.

Tali confessioni non sono mai state provate, né ovviamente ritenute valide dagli inquirenti. L’indagine riguardante Joe Bevilacqua è stata archiviata nell’aprile 2021.

Joe Bevilacqua

Gary Francis Poste

È dello stesso anno la svolta più rilevante per la risoluzione del caso Zodiac.

Un team indipendente di ex-investigatori, giornalisti e militari, “The Case Breakers”, ha infatti affermato di aver identificato in Gary Francis Poste l’identità del serial killer. Deceduto nel 2018, la fisionomia di quest’ultimo ai tempi dei delitti sarebbe stata perfettamente sovrapponibile a quella descritta dai sopravvissuti, inclusa una vistosa cicatrice sulla fronte.

Inoltre, tutti i messaggi in codice presentavano la mancanza di sole cinque lettere: le stesse, E, O, P, S, T che compongono il cognome di Gary Francis.

L’attitudine violenta dell’uomo non è mai stata un mistero, come confermato da amici e conoscenti ancora in vita. Pare infatti che Poste si divertisse ad uccidere animali selvatici – secondo quanto testimoniato dall’amico Will – e che più volte si sia macchiato di comportamenti aggressivi nei confronti della moglie, scaraventata addirittura giù dalle scale diversi anni addietro.

Gary Francis Poste

Conclusioni

Sebbene gli indizi più moderni sembrano portare, irrimediabilmente, al profilo di Gary Francis Poste, il Dipartimento di Polizia di Vallejo ha più volte rifiutato di confermare la tesi promossa dal team.

In attesa di un riesame del DNA che metta fine ad un caso lungo 50 anni, l’enigma di Zodiac è stato finalmente svelato?

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