Rom, identità culturale e riconoscimento istituzionale

di Alessia Giurintano
5 Min.

I Rom hanno origini antiche, e radici che risalgono alle terre dell’India. Come si può immaginare, la loro cultura è costituita da una serie di influssi diversi, la cui percentuale più abbondante è con le popolazioni dravidiche. Si costituiscono come nomadi.

Il termine rom è estremamente generico, e incompleto. Essi infatti sono costituiti da una pluralità di gruppi diversi, con nomi altrettanto distinti, e con stili di vita anche molto lontani fra loro. Infatti, ogni sottogruppo ha una propria specificità culturale.

Cinque sono le comunità principali, che poi si ramificano in gruppi e sottogruppi:

  1. Rom (letteralmente “uomo”), balcanici e italiani
  2. Sinti
  3. Kalé, della penisola iberica e dell’America Latina)
  4. Manouches, del sud della Francia
  5. Romanichals, dell’Inghilterra e del Nord America

La loro lingua comune è il romanì, e tutti i gruppi condividono la stessa bandiera.

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I Rom e la definizione identitaria

Può essere definito rom, (anche se il termine, si è detto, è del tutto parziale), chi condivide: la lingua (nonostante i vari dialetti), la bandiera di influsso indiano, l’inno nazionale “Gelem Gelem”, il senso di indipendenza, l’importanza della famiglia, l’amore per la musica.

Questi popoli riconoscono se stessi come gruppi sociali, legittimati da una lunga tradizione storica e una organizzazione interna ben definite. L’elemento di grande complessità, è lo stato di mancata stanzialità che li riguarda tutti.

Nel corso del tempo, soggetti a persecuzioni e discriminazioni, sono stati costretti a spostarsi frequentemente, e ad avviare vere e proprie diaspore. La mancanza di un territorio nazionale, gli impedisce di ottenere il riconoscimento ufficiale come minoranza etnica.

Nel 1971 si tiene a Londra il primo “World Romani Congress”.

In questo congresso viene disegnata innanzitutto la bandiera – azzurra per il colore del cielo, verde per la terra e al centro una ruota di carro a simboleggiare il nomadismo. In secondo luogo è definito l’inno ufficiale, composto da Žarko Jovanović.

Infine, in questa occasione nasce l’Unione mondiale di Rom e Sinti, poi divenuto IRU – International Roman Union, il cui presidente è attualmente Normunds Rudevics.

Nel 1979, l’Onu riconosce una giornata internazionale per Rom e Sinti, che si celebra l’8 aprile di ogni anno.

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IRU e i diritti della minoranza

L’IRU è una organizzazione nata per garantire i diritti dei popoli rom, con sede a Praga. Porta avanti la sua attività dal 1978.

L’IRU è composta da quattro organi: Congresso, Parlamento, Presidio dei Ministri, Corte di Giustizia.

Il primo è costituito dai delegati delle organizzazioni che partecipano all’IRU stessa, il secondo da un unico rappresentante di ciascun paese. Il Presidio (o Gabinet) è alla dirigenza dell’organizzazione, e si costituisce di circa quindici commissioni, riferite ad affari diversi.

I membri della Corte di Giustizia sono giudici indipendenti, non necessariamente membri dell’IRU.

La situazione in Italia, le proposte inconcludenti

Il Consiglio d’Europa ha recentemente ribadito la necessità che l’Italia adotti un quadro legislativo nazionale organico e specifico per la protezione di Rom e Sinti. 

Numerose sono state le proposte di legge, ma è evidente, anche per una questione di percentuali sul territorio, che questo non basti. Di seguito, le varie proposte di intervento:

  1. riconoscimento istituzionale dello sterminio Rom e Sinti durante il nazi-fascismo (n.1748/2015);
  2. riconoscimento formale della lingua romanì come minoranza linguistica (n.3162/2015);
  3. riconoscimento e tutela della cultura e della tradizione storica di Rom e Sinti

 Nessuna tra le forze politiche, però, sembra aver affrontato concretamente questo aspetto del macro tema dell’inclusione.

Di Alessia Giurintano

Fonti: Terzomillennio, semprenews, eurorom, digilander, Osservatorio balcani e caucaso transeuropa, Wikipedia, Iru International Union


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