Repressione transnazionale: studenti cinesi sorvegliati all’estero

di Costanza
6 Min.

Gli studenti e le studentesse cinesi e di Hong Kong che studiano e vivono all’estero sono controllati e minacciati dal Governo. A portarlo alla luce un report di Amnesty International pubblicato il 13 Maggio. Che parla di repressione transnazionale. Ma vediamo, prima di tutto, cosa si intende con questa espressione.

l’azione di un governo per controllare o impedire dissenso e critiche da parte dei suoi connazionali all’estero, in violazione dei loro diritti.

Secondo Amnesty International

Repressione transnazionale: come si concretizza?

I ragazzi e le ragazze cinesi e di Hong Kong che partecipano, ad esempio, a proteste, che possono in un modo o nell’altro, compromettere l’immagine della Cina vengono fotografati e le loro famiglie in Patria contattate e prese di mira.

Amnesty ha raccolto 32 interviste di ragazzi e ragazze cinesi che studiano all’estero: Belgio, Canada, Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti d’America e Svizzera. Storie molto simili tra loro che delineano un preoccupante e repressivo modus operandi del Governo cinese.

“You are being watched, and though we are on the other side
of the planet, we can still reach you.

Ti stiamo osservando e ovunque siamo dall’altra parte del pianeta, possiamo raggiungerti.

Queste parole le ha pronunciate Rowan (pseudonimo), una studentessa cinese ai microfoni di Amnesty International. Ella ha raccontato che, poche ore dopo aver partecipato alle proteste in memoria della repressione della protesta nella piazza di Tiananmen a Pechino 1989, suo padre è stato contattato dalle autorità cinesi:

insegni a suo figlia a non prendere parte a eventi che possono danneggiare la reputazione della Cina nel mondo.

Il dato maggiormente preoccupante, per la studentessa, è la rapidità e la facilità con cui è stato contattato. La ragazza, infatti, dichiara di non aver mai utilizzato il suo nome vero né tantomeno aver pubblicato contenuti che suggerissero la partecipazione alla protesta.

Studenti cinesi: tra coraggio e paura di dissentire

Repressione cinese studenti

Gli studenti, negli ultimi anni, stanno diventando sempre più consapevoli del clima che si respira nel loro Paese. E prendono sempre di più parte ad azioni di dissenso all’estero, ma non solo. Questo preoccupa le autorità cinesi che hanno interesse nel creare un clima di paura anche fuori dai confini nazionali. Secondo Oliver (nome di fantasia), infatti, è impossibile per il Governo controllare tutti e tutto e per questo:

(…) to create this stressful environment to prevent people from
joining movements, from participating in events.

Crea questo ambiente stressante per impedire alle persone di prendere parte a movimenti e partecipare a eventi (di protesta).

Questo clima ha avuto dei risultati: più delle metà delle interviste condotte da Amnesty portano alla luce un dato significativo: gli studenti e le studentesse cinesi si autocensurano nelle conversazioni e nelle piattaforme social e, in generale, in tutte le interazioni sociali. Un elemento che interferisce con la salute mentale: stress, depressione e episodi paranoici. Concretamente, non solo si hanno ripercussioni sullo stato d’animo e di salute, ma anche sulle scelte universitarie e i sogni di migliaia di ragazzi. La rinuncia ad un percorso di incentrato sulla politica e sui diritti umani o, addirittura, l‘abbandono definitivo degli studi accademici per paura di ripercussioni contro loro stessi e i familiari.

Perchè l’autocensura è ancora più allarmante della censura?

Abbiamo visto come gli studenti cinesi si autocensurino nelle loro interazioni sociali. Ma perchè è un dato dalla gravità inaudita?

Partiamo dalla base: cos’è la censura?

2a. CO controllo esercitato da un’autorità civile o religiosa su pubblicazioni, spettacoli, mezzi di informazione, per adeguarli ai principi della legge, di una religione o di una dottrina morale: censura repressiva 

Dizionario italiano De Mauro

E l’autocensura? Consultiamo sempre il De Mauro.

il censurare se stessi, spec. limitando i propri sentimenti e controllando il proprio linguaggio.

Il fattore allarmante sta in quell’ “auto”. L’autocensura, infatti, agisce, indipendentemente, da fattori esterni. E se la censura presuppone una contraddizione interna al sistema. Si censura ciò che è ritenuto scomodo e infamante dal potere.

Una tensione, quindi, continua ad esistere. Nell’autocensura l’elemento tensivo si è ormai annullato e ciò delinea che la paura di dissentire è divenuta così totalizzante e profonda da aver già piegato, interiormente, i cittadini. I cittadini che si autocensurano sono più comodi e silenziosi perchè il potere, formalmente, non ha avuto alcuna responsabilità nel zittirli e, quindi, ne esce con le mani e il viso più puliti. Questa dinamica ha spinto Madeline Enzlberger, Direttrice dell’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i Cristiani in Europa, ad affermare che

L’obiettivo finale della censura imposta dallo Stato è l’autocensura.


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