Raccontiamo Aldo Moro, a 46 anni dalla sua morte

di Carola Antonucci
5 Min.

Ieri, 9 Maggio 2024, erano esattamente 46 anni dalla morte di Aldo Moro, uno dei più grandi politici che l’Italia abbia mai avuto. Morto in Via Caetani, sulla via che portava alle sedi della Democrazia Cristiana e Partito Comunista, dopo mesi di prigionia per mano delle Brigate Rosse. Oggi non vogliamo raccontare il tragico destino che lo ha visto protagonista di un attacco terroristico, ma quello che lo ha reso grande.

Proprio nella giornata di ieri, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – accompagnato dal Presidente del Senato La Russa e dal Presidente della Camera Fontana – ha deposto una corona sulla lapide commemorativa in Via Caetani a Roma. Alla cerimonia in ricordo dello statista, anche il ministro dell’Interno Piantedosi, il presidente della Corte Costituzionale Barbera, il sindaco di Roma Gualtieri e il governatore della regione Lazio Rocca.

Aldo Moro politico in breve

Aldo Romeo Luigi Moro, meglio conosciuto come Aldo Moro, è uno dei fondatori del partito Democrazia Cristiana di cui ne fu il segretario dal 1959 al 1964. All’interno del partito ci fu una corrente chiamata “dotorea” – in favore di un convento situato a Roma – di cui ne fu un assiduo sostenitore. Nel 1960, però, si distaccò da tale corrente per crearne una propria chiamata “Morotea“.

Dal 1955 al 1957 ricoprì la carica di Ministro della Giustizia e dal ’57 al ’59 della Pubblica Istruzione per poi essere proclamato Ministro degli Esteri per 4 volte (1969-1972 e 1973-1974). Infine, fu 5 volte Presidente del Consiglio dei Ministri dove creò governi di centro-sinistra “organico” tra il 1963 e il 1968. Tra il 1974 e il 1976 promosse la cosiddetta “strategia dell’attenzione” verso il Partito Comunista Italiano attraverso il compromesso storico e determinò la nascita del Governo Andreotti III (definito il governo della non-sfiducia) sul quale il PCI garantiva l’astensione. [F]

Moro e la DC

Aldo Moro 46 anni dopo la morte
Ritrovamento del corpo di Aldo Moro in Via Caetani, Roma © Rai News

Aldo Moro da cattolico praticante e fermamente convinto, applicava alla sua politica i valori della sua fede. Nella sua carriera politica ha sempre promosso – ed effettuato – la mediazione tenace ed abile soprattutto nella coordinazione delle correnti all’interno del partito stesso.

Secondo Sandro Fanfana, Moro ebbe difficoltà a conciliare la sua fede trasmessa alla sua politica in un contesto sociale e laico dello Stato. Questo cambiamento nella società era dato dalla crescita dei contesti rurali dei decenni successivi al dopoguerra. Da qui la celebre sua espressione “dalla crescita si piò anche morire” la quale esprimeva il suo reale pensiero sulla pericolosità di una società in crescita.

Per questo motivo, Aldo Moro, viene definito l’abile conciliatore di masse poco “armonizzabili” tra loro. Purtroppo, però, questo fattore fu uno dei principali motivi della nascita di astio nei confronti della sua stessa persona, con un carisma invidiabile, che ha portato alla nascita di azioni terroristiche nei suoi confronti. Di cui, poi, ne fu vittima tragicamente dopo 55 giorni di prigionia e diversi tentativi di riconciliazione.

Moro e le convergenze parallele, curiosità sullo statista

Aldo Moro
© Il Fatto Quotidiano

Ad Aldo Moro è stata attribuita l’espressione “convergenze parallele“. In verità, l’espressione deve la sua nascita ad un articolo su L’Espresso del 24 luglio 1960 ad opera del giornalista Eugenio Scalfari. Moro aveva parlato, pochi giorni prima, di “convergenze democratiche”.

Quello che non è chiaro è se e quando Moro abbia davvero pronunciato questa espressione. Alcuni, infatti, la considerano una leggenda urbana e che affonda le radici proprio dal discorso pronunciato al congresso di Firenze della Democrazia Cristiana del 1959, inerente alla politica delle alleanze.

L’affermazione di Moro, da cui poi nasce questa espressione, deriva da questa frase del suo discorso: «in tale direttrice diviene indispensabile progettare convergenze di lungo periodo con le sinistre, pur rifiutando il totalitarismo comunista». Questa frase si riferiva, inoltre, alla collaborazione con il PSI che dal 1956 si era distaccato dai cugini PCI e URSS, cosa che avvalora maggiormente la tesi della leggenda. Nonostante questo, la locuzione è un’epitome della carriera politica di Moro tanto da dare il titolo ad un libro a lui dedicato.

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