Quanti soldi servono per candidarsi alle elezioni

di Mirko Aufiero
7 Min.

Decidere di candidarsi alle elezioni presenta dei costi ingenti sia per il partito che per il candidato. Le cifre variano dal tipo di elezione e dal partito politico.

Presentare la propria candidatura ad un’elezione comporta un esborso economico importante tanto per candidato, quanto per il partito politico di cui si fa parte.

Le elezioni più costose – ma che allo stesso tempo garantiscono guadagni maggiori in caso di elezione – sono le politiche e le Europee. Per queste è necessario finanziare campagne elettorali su larga scala, per promuovere il simbolo e il singolo candidato.

Tra le spese abbiamo la produzione di manifesti e volantini, i viaggi durante la campagna, l’acquisto di spazi pubblicitari fisici e sui media, il mantenimento delle sedi dei comitati elettorali e l’ingaggio di società di comunicazione.

Spesso i partiti non dispongono di sufficienti risorse per finanziare la campagna di ogni candidato, e di conseguenza preferiscono concentrarsi sui grandi nomi. Ciò porta un gran numero di candidati a dover autofinanziare del tutto o in parte la promozione della propria immagine.

I finanziamenti ai partiti

https://www.flickr.com/photos/palazzochigi/

Oltre alle spese per la campagna, i candidati devono adempiere a oneri nei confronti dei propri partiti. In quasi tutti i partiti, infatti, i candidati devono versare delle quote per ottenere i posti migliori nei listini. Questi posti garantiscono una maggior probabilità di elezione, motivo per cui sono anche i più desiderati (e costosi).

A queste cifre – da versare una tantum al momento delle elezioni – si aggiungono le quote mensili che gran parte dei partiti chiede ai propri parlamentari o eurodeputati. Le donazioni costituiscono infatti l’unico modo in cui i partiti possono finanziare la loro attività in seguito all’abrogazione dei finanziamenti pubblici ai partiti con il decreto-legge n. 149 del 2013.

Le donazioni possono provenire da privati – tra cui appunto i parlamentari, ma anche aziende – o dal cosiddetto 2×1000. In quest’ultimo caso si tratta di una donazione volontaria ad un partito politico del 2 per mille dell’IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche).

Tutte le donazioni dei privati superiori a 500 euro devono essere trasmesse alla Presidenza della Camera dei deputati (legge 9 gennaio 2019, n. 3), e possono essere visionate sugli elenchi pubblicati da Camera e Senato. In questi documenti è possibile trovare i nomi dei soggetti eroganti e gli importi devoluti ai partiti.

In ogni caso, ciascuna persona fisica non può effettuare donazioni per un valore superiore ai 300mila euro annui, o comunque superiori al «5% dei proventi iscritti nel conto economico del partito». Per i «soggetti diversi dalle persone fisiche», tale limite scende a 200mila euro l’anno.

Quanto chiedono i partiti ai propri candidati

Come accennato sopra, i partiti chiedono ai propri candidati contributi per ottenere i posti migliori nei listini. Il partito ad essere più “esigente” è il Partito Democratico che, per le candidature considerate «blindate» (ossia i posti migliori nei listini), alle politiche del 2022 ha chiesto 15mila euro. A questi se ne aggiungevano altri 15mila in caso di elezione, più i contributi mensili.

A parimerito con il Pd – nel listino prezzi del Corriere – troviamo Fratelli d’Italia. A quelle elezioni i parlamentari uscenti ricandidati hanno versato 30mila euro nelle casse del partito, così come – a rate – hanno fatto i nuovi eletti.

Nel podio troviamo anche il Carroccio – al secolo Lega – che per una poltrona assicurata in Parlamento ha chiesto 20mila euro, che si sommano ai 3mila euro mensili per le spese di gestione.

Il M5S ha chiesto 15mila euro – più 1000 euro al mese dai rieletti – così come i renziani, che hanno sborsato 15mila euro una tantum. Per il Corriere le cifre di Italia Viva sono da considerare valide anche per Azione di Carlo Calenda.

Questione Europee

soldi elezioni

Dato che alle Europee è più importante il numero di voti raccolti dai singoli che la posizione nelle liste, in genere i partiti non chiedono contributi per queste elezioni. Tuttavia, i candidati devono autofinanziare la propria campagna elettorale che, data l’estensione delle 5 circoscrizioni in cui è divisa l’Italia, può essere decisamente onerosa.

Inoltre, alcuni partiti chiedono ai propri eurodeputati dei contributi mensili per sostenere le spese del partito. È il caso di Fratelli d’Italia, che chiede mille euro al mese.

Secondo Il Messaggero, tentare di imboccare la via di Bruxelles e Strasburgo costa dai 50mila euro in su. Queste spese sono però compensate dai possibili guadagni che un seggio al Parlamento europeo garantisce.

Come riporta il quotidiano romano, gli europarlamentari percepiscono 7.850 euro netti mensili, a cui si aggiungono 4.950 euro per le spese generali e 350 euro per presenza al Parlamento europeo. Calcolando il numero delle presenze e altre voci – tra cui i 27.800 per avere tre assistenti a Bruxelles, le spese per le trasferte e la possibilità di invitare 110 visitatori al Parlamento europeo (540 euro a testa) – i guadagni in una legislatura per Il Messaggero possono arrivare a 3 milioni di euro.


Le foto presenti in questo articolo provengono da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se un’immagine pubblicata risulta essere protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattare lo staff scrivendo all’indirizzo email riportato nella sezione “Contatti” del sito: l’immagine sarà rimossa o accompagnata dalla firma dell’autore.

Articoli Correlati