Quando Putin era favorevole a entrare nella Nato

di Mirko Aufiero
9 Min.

Le relazioni tra Russia e Nato hanno vissuto momenti di altissima tensione negli ultimi anni. Tuttavia, c’è stato un periodo in cui al Cremlino veniva presa in considerazione la possibilità di unirsi all’Alleanza

A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, i rapporti tra Putin e la Nato sono giunti ai minimi storici. L’Occidente considera la Russia una minaccia diretta per la stabilità della regione euro-atlantica, mentre Mosca accusa i paesi Nato di essere responsabili dell’escalation militare avvenuta in Ucraina.

Tuttavia, non sempre i rapporti tra i due paesi sono stati così tesi. A partire dal crollo dell’Urss e con la nascita della Federazione russa, diverse sono state le occasioni di collaborazione, e più volte da parte russa è stata espresso il desiderio di unirsi all’Alleanza atlantica.

L’intervista di Putin nel 2000

Putin alla Bbc nel 2000

Rispetto ai toni accusatori adottati da Vladimir Putin negli ultimi anni contro gli Stati Uniti e l’Europa, totalmente differente era l’approccio di inizio secolo. In un’intervista rilasciata alla Bbc nel 2000, poco prima di insediarsi al Cremlino, Putin si mostrò conciliante con l’Occidente, da cui riteneva che la Russia fosse inseparabile.

«La Russia appartiene alla cultura europea, e non riesco a immaginare il mio paese separato dall’Europa, o, come spesso diciamo, dal “mondo civilizzato”. Per questo motivo faccio fatica a immaginare la Nato come un nemico».

Putin alla Bbc nel 2000

Questa dichiarazione di avvicinamento all’Occidente era accompagnata dal desiderio di aderire all’Alleanza atlantica, seppure a determinate condizioni. Come raccontato da George Robertson, segretario generale della Nato dal 1999 al 2003, Putin voleva che la Russia facesse parte di «quell’Occidente prospero, sicuro e stabile da cui era esclusa in quel momento». 

In un incontro tenuto nel 2000 tra Robertson e Putin, il neo Primo ministro russo chiese: «Quando ci inviterà a unirci alla Nato?». «Beh, non invitiamo le nazioni a unirsi alla Nato – rispose Robertson -, fanno domanda per unirsi alla Nato». E allora Putin: «Non staremo in coda con molti paesi che non contano».

Il presidente russo desiderava sì aderire all’Alleanza, ma solo a patto di ottenere uno status che si conformasse alle ambizioni da grande potenza russe. Non era dunque disposto ad attraversare la lunga trafila necessaria per l’ingresso nell’alleanza come stavano facendo diversi Paesi ex-sovietici in quel periodo.

La cooperazione degli anni ’90

Le relazioni tra Putin e la Nato hanno vissuto momenti di altissima tensione negli ultimi anni. Tuttavia, c'è stato un periodo in cui al Cremlino veniva presa in considerazione la possibilità di unirsi all'alleanza

Per capire gli attuali sviluppi delle relazioni tra Nato e Russia, è importante aver presente la loro evoluzione. I primi rapporti formali fra le due parti furono stabilite nel dicembre 1991 a seguito della caduta dell’Urss. In quell’occasione, venne istituito dalla Nato il Consiglio di cooperazione dell’Atlantico del Nord con lo scopo di dialogare con gli ex-paesi sovietici.

Nel 1994 la Russia aderì al Partenariato per la pace (Pfp), programma di cooperazione stabilito dalla Nato per favorire la collaborazione con paesi partner nell’ambito della sicurezza. Inoltre, nel 1996 la Russia partecipò alla missione di peacekeeping Nato in Bosnia Erzegovina.

Una svolta importante si ebbe nel 1997, quando venne approvato il Nato-Russia Founding Act on Mutual Relations, Cooperation and Security. Con esso la cooperazione tra i due partner sarebbe dovuta salire di livello grazie all’istituzione di un Consiglio congiunto permanete (Permanent Joint Council, Pjc). Tuttavia, i risultati dell’operato del Consiglio risultarono deludenti. Da un lato la mancanza di fiducia tra le parti ne ostacolò il funzionamento, dall’altro la formula Nato+1 scelta per le discussioni ne rallentò l’operato.

Le prime difficoltà

Le relazioni tra Putin e la Nato hanno vissuto momenti di altissima tensione negli ultimi anni. Tuttavia, c'è stato un periodo in cui al Cremlino veniva presa in considerazione la possibilità di unirsi all'alleanza

I primi segnali di rottura si ebbero nel 1999 in occasione dell’attacco Nato alla Serbia, ex-alleato sovietico. La Russia non gradì l’intervento militare non approvato dall’Onu, e per protesta l’aereo del Primo ministro Primakov, diretto a Washington per un bilaterale, tornò a Mosca. In quella stessa occasione Mosca decise di abbandonare il Pjc, nel quale sarà però riammessa l’anno successivo.

Nel 2000 salì al potere Vladimir Putin nei panni di Primo ministro, continuando nei primi anni di governo la politica di collaborazione con la Nato. In occasione dell’11 settembre 2001 fu il primo a telefonare a George W. Bush e, a causa della minaccia terroristica, si intensificarono i rapporti di cooperazione. Nel 2002 venne inoltre creato il Consiglio Nato-Russia, il quale sostituì il Consiglio congiunto.

Nonostante ciò, negli anni successivi i rapporti si deteriorano fortemente. Tre le questioni principali sul piatto: l’adesione dei paesi dell’Europa orientale alla Nato, i sistemi antimissile in Polonia e Repubblica ceca e le “rivoluzioni colorate”.

Gli strappi definitivi con Putin

Le relazioni tra Putin e la Nato hanno vissuto momenti di altissima tensione negli ultimi anni. Tuttavia, c'è stato un periodo in cui al Cremlino veniva presa in considerazione la possibilità di unirsi all'alleanza

Tra le questioni che in quegli anni agitavano la mente di Vladimir Putin c’era senza dubbio l’adesione richiesta dagli ex paesi sovietici all’Alleanza. Nel 1999 entrarono nella Nato Repubblica ceca, Ungheria e Polonia, mentre nel 2004 fu il turno di Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Slovacchia e Romania.

Ciò venne visto come uno smacco da Putin, il quale considerò l’adesione di questi paesi all’Alleanza come un tentativo occidentale di sottrargli una zona di influenza che per anni era stata un’esclusiva russa.

La seconda questione riguardava il tentativo statunitense di istallare dei sistemi anti-missile in Polonia e Ungheria nel 2006. Gli Usa giustificarono questa mossa sostenendo che avessero la funzione di proteggere l’Europa dai missili nordcoreani e iraniani (all’epoca però i quei due paesi non disponevano di missili di tale gittata).

Nel 2007 Putin criticò fortemente questa operazione alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, in un discorso considerato uno spartiacque per le relazioni tra Nato e Russia.

Le rivoluzioni colorate

Le relazioni tra Russia e Nato hanno vissuto momenti di altissima tensione negli ultimi anni. Tuttavia, c'è stato un periodo in cui al Cremlino veniva presa in considerazione la possibilità di unirsi all'alleanza

Infine, l’ultima questione qui analizzata riguarda le cosiddette “rivoluzioni colorate” in Ucraina e Georgia, che hanno scalzato dal potere i leader filorussi a favore di una controparte filoccidentale. Mosca non ha mai tollerato questi avvenimenti, ritenendo che gli Usa abbiano sostenuto i movimenti di protesta per sottrarre i due paesi all’influenza russa.

La prima testimonianza del disappunto di Mosca è stata la guerra in Georgia del 2008. In seguito, la rottura definitiva venne sancita nel 2014, dopo Euromaidan e gli accordi di cooperazione economica tra Ucraina ed Unione Europea, alla quale la Russia reagì con l’occupazione della Crimea.

Fonti: Nato.int, Guardian, Washington Post, La Stampa, Ispi, Geopolitica.info, Atlante Guerre

Le relazioni della Russia con la Nato e l’Unione europea (https://www.iai.it/sites/default/files/pi_a_c_103.pdf)

di Mirko Aufiero


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