Protesta dei detenuti a Sollicciano dopo il Suicidio di un 20enne

Secondo Antigone, i suicidi rappresentano ancora la causa più comune di morte nelle carceri italiane

di Dudnic Radu
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 7 Min.

Il suicidio di un ventenne tunisino, avvenuto il 4 luglio 2024, nel carcere di Sollicciano (FI), ha innescato una violenta protesta tra i detenuti. Le condizioni deplorevoli della struttura, già note e denunciate più volte, hanno contribuito ad alimentare il malcontento generale. A seguito della vicenda legata alla morte prematura di Fedi Ben Sassi, circa 80 detenuti hanno dato vita ad una rivolta. Le sezioni 5 e 6 del carcere di Sollicciano, ancora prima di aver visto alcuni detenuti appiccare le fiamme, erano considerate inagibili. Intervenuta la polizia, carabinieri e i vigili del fuoco dopo l’allerta lanciata alla Questura e Prefettura.

Fede Ben Sassi, suicida a 20 anni: detonatore per la protesta a Solliciano

Fedi Ben Sassi, ventenne, di origine tunisina. La sua storia inizia con un viaggio disperato dalla Tunisia all’Italia, nascosto in un camion di olio. Il giovane, arrivato in Italia come minore non accompagnato, vede Solliciano, nell’ultimo capitolo della sua breve vita, diventare la sua prigione definitiva. Il giorno della sventura si è chiuso nella cella, ha ostruito la serratura con pezzi plastica, forse per rallentare i soccorsi. E infine il gesto estremo, impiccandosi con l’ausilio delle lenzuola.

«Fedi è un ragazzo che ha sofferto moltissimo. E’ arrivato in Italia a 11 anni, dentro un camion di olio. Da minorenne ha girato tutta l’Europa. A 18 anni e cinque mesi è entrato a Sollicciano». -Fatima Benhijji, presidente dell’associazione Pantagruel che da anni opera nel carcere di Sollicciano.

Fedi aveva passato la maggior parte della sua vita tra istituti minorili, comunità e, infine, il carcere. Dopo una serie di rapine e resistenza a pubblico ufficiale, aveva accumulato condanne per quasi tre anni. Tuttavia, con i periodi già scontati, gli restavano meno di undici mesidietro le sbarre‘. Nonostante un percorso di reinserimento tentato, tra gli alti e i bassi, Fedi ci si è arreso. Il 4 luglio 2024, l’ultima chiamata con sua madre è saltata per problemi di connessione. Forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Unsplash ©

«Era nell’ottava sezione. Quella senz’acqua o infestata dalle cimici. Forse non è questa la causa del suo disagio, ma certo l’ambiente non lo ha certo aiutato». – racconta Leonardo, volontario.

«Lo seguivo da quando era entrato a Sollicciano. Era entrato in carcere in condizioni difficili perché veniva dalla strada, ed era da solo. All’interno del carcere aveva fatto un percorso lento ma progressivo, tra alti e bassi ma comunque positivo. Gli mancava poco più di un anno e avrebbe terminato. Questo è il mio grande rammarico, perché pian piano eravamo riusciti a sistemare le sue pendenze. Infatti aveva già finito il suo reato da maggiorenne, una rapina compiuta due anni fa, e adesso stava espiando dei reati commessi quando era minorenne. Purtroppo non ha retto». – spiega l’avvocato Ivan Esposito del foro di Prato –

La protesta dei detenuti di Solliciano | Le condizioni dei suicidi secondo il Rapporto Antigone

Nonostante gli istituti penitenziari abbiano l’obbligo di preservare la salute e sicurezza dei detenuti, i suicidi rappresentano ancora la causa più comune di morte nelle carceri italiane. Carenze igieniche, mancanza di acqua calda, presenza di cimici, topi e piccioni, riscaldamento adeguato sono solo alcuni dei moniti che hanno spinto i detenuti alla protesta. L’aiuto del rapporto Antigone per capire la portata del danno: “Nodo alla gola, emergenza suicidi in carcere”.

56mila detenuti per 51mila posti, 85 suicidi nel 2022, tasso di sovraffollamento ufficiale del 110,6%. La lista dei servizi e attività culturali e ricreative per i detenuti di Solliciano, come per molte altre carceri, è ferma al 2017. Molti tra i detenuti vivono in uno stato di abbandono e inerzia. Alcuni tra loro, fino alla scorsa settimana, hanno vissuto in celle con topi, cimici, piccioni, muffa e gravi infiltrazioni d’acqua. A volte soli, accompagnati dal caldo smisurato nei mesi estivi e dal freddo durante l’inverno.

Solo alcuni tra i dati deI Rapporto Antigone

Sebbene a livello europeo, l’Italia è in generale considerato un paese con un tasso di suicidi basso non significa che tutto vada bene. Infatti dopo il 2022, l’anno da record con 85 suicidi accertati, il 2023 e il 2024 continuano a registrare numeri impressionanti. Il rapporto suggerisce che tra il 2023 e il 2024 si sono registrati oltre 100 suicidi in carcere, un numero molto alto se confrontato con il tasso di suicidi nella popolazione “civile” (18 volte superiore).

La stessa esperienza detentiva, nel suo complesso, è uno stress enorme che può portare al suicidio anche i detenuti giudicati “sani”. Molte vittime erano giovani, stranieri, con problemi psichiatrici o di tossicodipendenza. Le autorità sembrano reagire più con interventi tempestivi (trasferimenti, maggiori controlli) che con azioni strutturali. E sempre secondo il rapporto di Antigone il tasso di sovraffollamento nelle carceri italiane è del 120%, con alcune strutture che raggiungono punte del 150%

Capienza del carcere di Solliciano | Ministero della Giustizia

posti regolamentari posti non disponibili totale detenuti
497 89 558

Il Trasferimento dei detenuti a seguito della protesta

Infatti, a seguito della protesta dei detenuti, 80 persone sono state trasferite in altre carceri della Toscana, e fuori regione. Il trasferimento dei detenuti non risolve il problema delle condizioni disumane, che sono diffuse in tutto il sistema penitenziario italiano. Anzi, i trasferimenti possono comportare ulteriori violazioni dei diritti dei detenuti, come la separazione dalle famiglie e l’interruzione di percorsi trattamentali.

“Tramite fonti di stampa è possibile riportare alcuni dati per capire chi erano queste persone, dove e quando si sono tolte la vita. Ovviamente ogni caso di suicidio ha una storia a sé, fatta di personali sofferenze e fragilità, ma quando i numeri iniziano a diventare così alti non si può non guardarli con un’ottica di insieme”. – Spiega un passo del rapporto Antigone.

Articoli Correlati