Presidenziali americane, come funzionano?

di Emanuele Lo Giudice
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 7 Min.

Iniziano gli ultimi mesi prima delle presidenziali americane, previste per il 5 novembre 2024. Come funzionano esattamente? E perché durano così tanto?

Da metà gennaio inizia la prima fase delle elezioni americane, ormai un argomento sempre più sentito a livello internazionale. L’election day, previsto per il 5 novembre, sarà preceduto da intensi mesi di « lotta politica », combattuta tra primarie e caucus nei vari Stati federati.

Ad oggi ogni Partito politico ha i propri candidati, tra i quali verrà scelto in questi mesi il favorito per l’election day. Non sono elezioni facile da capire, essendo molto articolate e complesse nella loro natura. C’è però modo di comprenderle andando a dividere questi mesi che ci si aprono davanti e ad analizzare le varie fasi che si susseguiranno.

Presidenziali americane: chi si elegge e chi vota

Elezioni presidenziali

Gli Stati Uniti, essendo una Repubblica Presidenziale federale, mettono in capo al Presidente il potere esecutivo. Questo, ovviamente, è bilanciato dagli altri due poteri grazie ad un sistema di checks and balances utile a far sì che nessuno dei poteri prevalga sugli altri. Secondo la Costituzione, il candidato a diventare Presidente deve rispettare tre requisiti fondamentali: avere più di 35 anni, essere cittadino statunitense sin dalla nascita e risiedere sul suolo nazionale da almeno 14 anni. Rispettati questi requisiti e avuta la vittoria alle elezioni, il Presidente entrante detiene la carica per un mandato di 4 anni. Il mandato può ripetersi una seconda volta, ma non di più, anche non consecutivamente.

Assieme al Presidente viene eletto il Vicepresidente, entrambi i quali concorrono in coppia per le elezioni. Qualora il Presidente dovesse venire meno alle sue funzioni, sarà il Vicepresidente a prendere in mano la Presidenza, almeno fino a nuove elezioni. 

Negli Stati Uniti, per Costituzione, votano tutti i cittadini maggiorenni. Questo è un diritto universale, allargato alle minoranze solo nel 1964. Oltre ad eleggere (indirettamente) il Presidente, i cittadini eleggono i propri rappresentanti al Congresso. Le elezioni politiche si svolgono ogni due anni e, quando cadono all’interno del mandato presidenziale, sono utili a capire l’operato dell’amministrazione vigente e il supporto che ad essa viene dato.

Un meccanismo particolare: le tre fasi

Elezioni presidenziali

Si parla di un meccanismo d’elezione indiretta, essendo il presidente eletto tramite dei « grandi elettori », a cui è stato dato il voto dai cittadini. Durante l’election night, infatti, non si vota per il Presidente (sebbene si capisca chiaramente chi vinca), bensì per i Grandi Elettori che poi, successivamente, daranno il proprio voto al candidato. Questi sono eletti nei propri stati secondo il partito con cui sino candidati, impegnandosi a votare il candidato scelto dai cittadini votanti. Tale impegno rimane teorico, in quanto non in tutti gli Stati vi sono leggi che ne limitino la libertà. Un Grande elettore può infatti rifutarsi e votare l’avversario. Questa circostanza è comunque molto rara.

Il collegio elettorale è dunque il vero organo elettore all’interno delle Presidenziali americane, il quale si riunisce il primo lunedì successivo al secondo mercoledì di dicembre dell’election year per espletare le procedure di voto. Concluse queste, il conteggio passa al Senato, presieduto dal Vicepresidente in carica.

Tutti gli Stati federali hanno diritto ad un minimo di 2 grandi elettori, il cui numero varia a seconda della popolazione presente all’interno dello Stato. I Grandi Elettori sono 538, pari al numero dei Rappresentanti e dei Senatori al Congresso, cui si aggiungono 3 elettori per la capitale. Per vincere, un candidato presidenziale deve ottenere minimo 270 grandi elettori.

Presidenziali americane: le fasi

Ora, l’election night è la seconda fase delle Presidenziali americane. La prima fase si apre a gennaio e ha durata circa di cinque mesi. Durante questi mesi, nei vari stati si susseguono una serie di elezioni primarie (o caucus) utili alla nomination dei candidati finali per ogni singolo partito. Entrambi i candidati vincitori nelle primarie verranno nominati durante la Convention finale, una per ognuno dei due partiti. Le elezioni primarie differiscono da stato a stato, ma solitamente cadono di martedì. La terza fase, che si apre successivamente alle elezioni presidenziali, vede la riunione dei Grandi elettori nel Collegio elettorale. Questi, prima dell’elezione, hanno già espresso la propria preferenza. Ormai, non avvenendo negli anni alcun cambiamento di voto, sebbene non proibito per legge, il voto collegiale è un pro forma. La notte delle Presidenziali americane già permette di sapere il candidato vincitore. Entro 9 giorni, tali voti vengono inviati al Senato.

E se va male?

Può capitare che nessuno dei due candidati raggiunga i 270 grandi elettori necessari per essere eletto. Nell’eventualità che capiti, la decisione è rimessa alla Camera dei Rappresentanti, che si esprime sui tre nomi che hanno ricevuto più voti. I deputati di uno stesso Stato hanno un unico voto e, nel caso di  stallo, il ballottaggio passa al Senato. Tranne che nel 1824, questa circostanza non si è mai verificata. 

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