Poetry Slam: la campionessa italiana Gloria Riggio si racconta

di Costanza Maugeri
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 14 Min.

Gloria Riggio è un’anima pura e incisiva. Parole queste che userei, anche, se mi chiedeste di descrivere la sua voce. Quest’ultima è stato strumento multicolore della sua poesia che l’ha vista trionfare al IX campionato nazionale di Poetry Slam della LIPS, tenutosi a Rimini dal 14 al 17 Settembre, ospitato e organizzato dal collettivo Vividiversi.

Ho avuto, nei giorni immediatamente successivi all’evento, l’immenso piacere di intervistarla. Sarà, infatti, lei stessa a raccontarsi in queste parole.

Chi è Gloria Riggio?

poetry Slam
di Vividiversi

Potrei dirvi, leggendo la sua biografia, che Gloria Riggio è una studentessa 23enne agrigentina e che da 3 anni frequenta la Facoltà di Studi storici e filologico-letterari all’Università di Trento. Dati di fatto, senza dubbio, ma ad abitarmi è l’idea che non bastino per conoscere una persona. Ho, per tale motivo, posto questa domanda a lei.

Sono Gloria Riggio, una studentessa e amo scrivere da quando ne ho memoria. Lo studio e la letteratura sia nell’atto del leggere che dello scrivere sono le cose in cui mi identifico di più. Amo il mare e la musica, quest’ultima mi accompagna fin da bambina.

Da qualche anno sono andata via dalla Sicilia per studiare e, nonostante abbia conosciuto molte cose alle quali sono molto legata, ho sempre fortemente in mente il posto da cui provengo. Questa consapevolezza mi dà coscienza di ciò che c’è fuori e ciò che ho conosciuto. Sono molto ancorata alla Sicilia nonostante non la abiti sempre: è un viaggio costante per andarsene e ritornare.

Come ho affermato a principio dell’articolo, Gloria Riggio è la campionessa nazionale di Poetry Slam 2023, per tale motivo durante l’intervista siamo partite della basi:

Il poetry slam: Le origini

Il poetry Slam è un format che nasce negli anni ’80 a Chicago ad opera del poeta Marc Kelly Smith. Egli, un giorno, andò in un jazz club e iniziò a leggere le sue poesie sulla musica. Smith per comprendere come il pubblico accogliesse dentro di sé la poesia, iniziò a chiedere dei feedback. Quest’ultimi nel corso di pochi anni si standardizzarono diventando voti da 1 a 10.

Marc Kelly Smith

Come funzionano tecnicamente i poetry slam?

I poetry slam sono degli eventi di Poesia, presentati da due master of cerimony, durante i quali si esibiscono sei poeti. Quest’ultimi sono ascoltati da un pubblico, dal quale vengono scelte, casualmente, cinque persone per ogni round, chiamate a votare la poesia di ogni poeta da 1 a 10. I valori estremi (outliers) vengono eliminati e restano i 3 voti intermedi.  

I cinque giudici votano le poesie, ma tutto il resto del pubblico commenta quel voto, se tu, ad esempio, hai ascoltato una poesia meravigliosa a cui qualcuno ha dato 5, hai piena libertà di contestare. Il poetry slam è uno spettacolo al quale non si può assistere, ma solo partecipare.

Ci sono, poi, dei modi molto delicati per far capire al poeta che sta leggendo, cosa stai apprezzando. Lo schiocco della mano, ad esempio, trovo sia un modo molto molto gentile e si usa per sottolineare che un verso è piaciuto particolarmente.

Si tratta, in fondo, di una competizione fittizia in cui ciò che conta è l’urgenza di ascolto reciproco, di introspezione e di immedesimazione. Il poetry slam è poi un modo di fare cultura, di creare rituali sociali di identificazione e scoperta, molto partecipato e che nella società odierna trovo riveli un sentire buono, che non sempre ha luoghi condivisi per essere espresso.

Il poetry slam in Italia

In Italia esiste la Lega Italiana Poetry Slam (LIPS), si tratta di un’associazione nazionale cui fanno capo i vari collettivi regionali. Quest’ultimi organizzano una serie di tornei. I vincitori regionali si sfidano, successivamente, alle gare nazionali e così via, sino ad europee e mondiali. Quest’anno sul territorio nazionale si sono svolte circa 400 gare di Poetry Slam. Questo numero trovo possa testimoniare la presenza di un qualcosa di buono e fertile, partendo anche solo dal fermarsi ed ascoltare.

Con Gloria Riggio siamo passate, a questo punto, dal generale al particolare. Lei mi ha narrato, con profonda sensibilità e delicatezza, la sua esperienza.

Come e quando ti sei avvicinata al poetry slam?

Riggio
di Andrea Bologna

Ho approcciato la poesia scritta e letta molti molti anni fa. È vero che le distinzioni in questo caso sono un po’ un tranello, ma sono, in origine, molto legata alla carta, al silenzio, alla solitudine. Ho pubblicato, poi, due raccolte di poesie nel 2017 e nel 2019: “Il Mirto e La Rosa”(Edizioni La Gru) e “La stagione del Dubbio”( Edizioni La Gru).

Quando sono andata a Trento, a 19 anni per l’Università, ho conosciuto e assistito ad alcuni eventi del Trento Poetry Slam, probabilmente, all’inizio, con una certa diffidenza, poi del tutto confutata nel tempo.

Nel 2021 ho partecipato per la prima volta ad uno di questi eventi, ma era ancora qualcosa di diverso, si trattava di un evento trasmesso online, non c’era il pubblico in presenza a causa della pandemia.

Nel marzo del 2022 ho partecipato, invece, al primo Poetry Slam targato LIPS. Negli anni precedenti le iniziative all’interno del Trento Poetry Slam di cui sono entrata a far parte nel 2020 sono state molte e in forme sempre diverse: si tratta di una realtà culturale dalle mille sfumature, capace di declinare la poesia in molte delle sue potenziali varianti. Dal 2022 in poi, per me ha avuto inizio un periodo fitto di cose generative, tra cui la creazione dello spettacolo di poesia orale “Periodi ipotetici”.

Il poetry slam è un modo di fare poesia che si lega molto alla voce e allo spazio sul palco, per tale motivo, ho chiesto a Gloria Riggio di parlarmi del suo rapporto con l’esibizione stessa e di cosa vuole comunicare sul palco.

Il momento più denso è la scrittura del testo: l’arco di tempo, quindi, che precede l’esibizione stessa.

Quella che porto ai poetry slam dicono essere una poesia impegnata, qualcuno mi ha detto politica. La verità è che non miro a creare alcun monumento civile.

All’interno di quello spazio che mi sembra una grande opportunità avere, porto ciò che mi urge dire. Non bisogna fare l’errore di credere che quando si scrive una poesia che può apparire impegnata, lo si faccia con il distacco con cui si tratterebbe qualcosa che non ci riguarda, come si svolgesse una traccia su tema. Raccontare di violenza o di società dice di me esattamente quanto direbbe una poesia d’amore.

Per quanto riguarda l’esibizione stessa io credo di esser tutta dentro l’atto d’essere presente, nella voce, nell’interpretazione, nella microgestualità e nell’espressione del viso. Mi sembra che tanto basti, se mettessi di più toglierebbe invece di aggiungere. Ad ogni modo la poesia nel momento in cui diventa voce non è più solo mia, diventa un campo comune in cui poter stare insieme.

Durante l’intervista tremava le tremava melodicamente e dolcemente la voce, ella stessa ci racconta di come l’approdo ad essa nel poetry Slam sia una vittoria.

La voce, una vittoria

Gloria Riggio durante la lettura
di Vividiversi

Per me l’approdo alla voce è una grande vittoria. Di solito, quando scrivo, sento come un nodo denso e di compiere uno sforzo profondo per tentare di sgomitolarmi poco alla volta. Quando riesco a farlo, mi sembra che tutto fosse già lì, e dovessi trovare il modo di risalirvi.

La letteratura, parafrasando Fitzgerald, è quel fenomeno per cui qualcuno molto distante da te nel tempo, di chissà quanti anni più giovane o più grande di te, ha scritto e si è sentito esattamente come ti senti tu. La letteratura, quindi, è questa cosa straordinaria per cui di colpo esisti, appartieni.

Questo concetto a cui voglio molto bene, per molto tempo mi ha tenuto compagnia e mi ha insegnato alcune cose che ho imparato dai libri, come il sapere che i rapporti umani non si debbano basare per forza su dinamiche negative e che sia possibile voler bene in maniera sana.

Quando, per la prima volta Adriano Cataldo, attuale presidente del Trento Poetry Slam mi chiese di leggere qualcosa in pubblico mi rifiutai e lo feci per due anni pieni, sicura di non saperlo fare. Le prime volte, infatti, ma ancora adesso in realtà, mi trema la voce fortissimamente, ora ho semplicemente preso ad accettarlo.

Le emozioni della vittoria

Riggio
di Vividiversi e Andrea Bologna

Gloria Riggio, come abbiamo più volte ribadito, è la campiona, come ha scritto lei nella sua bio di Instagram, del IX campionato italiano di Poetry Slam, così le ho chiesto quali fossero state le sue emozioni al momento della proclamazione.

C’è una foto splendida di Andrea Bologna che mi ritrae non nell’esatto momento della proclamazione, ma qualcosa come cinque secondi dopo: quando sento il boato provenire dal pubblico. Quell’istante mi ha colto impreparata. Il fatto di essermi stupita insieme al pubblico di quella gioia mi ha travolta con un’onda di energia imprevista, non conoscevo quel tipo di stupore.

L’essere stata la prima donna e la prima poetessa meridionale a vincere mi ha reso felice per una questione di rappresentazione.

Cosa significa per Gloria Riggio essere la prima donna a vincere il campionato?

Gloria Riggio durante un’esibizione di Poetry Slam

Ci sono stati tanti articoli che titolavano “studentessa trentina vince” senza neppure apporre il nome, nessuno avrebbe scritto titoli simili se a vincere fosse stato un uomo. Il fatto che sia la prima donna a vincere è oggettivo, il fatto che venga presentato come una questione legata esclusivamente al genere, è un gap culturale. Spero, in ogni caso, che questo serva a muovere dei passi in avanti.

Gloria Riggio, oltre il Poetry Slam. scrive per una redazione. Ne ha parlato con noi.

Quando il caporedattore di Inverso – Giornale di Poesia, Mattia Tarantino, mi ha chiesto di far parte della redazione, ne sono stata felice come di qualcosa di inestimabile.

All’interno della redazione mi occupo prevalentemente di due fenomeni: la traiettoria della poesia orale e performativa contemporanea in Italia e all’estero e la decurtazione e il recupero delle voci autoriali femminili dal canone letterario e dalla manualistica italiani. Questo perché abbiamo delle autrici straordinarie, come anche autori straordinari, ma con la differenza che conosciamo gli autori, le autrici molto meno.

Il fatto è che esiste una discriminazione di genere talmente capillare da influenzare qualsiasi strato del nostro vissuto sociale e individuale, arrivando anche alla letteratura. Sono molto convinta che tanti altri sarebbero stati felici, sarebbero stati lieti di leggere delle autrici – nel bene e nel male – ad esempio a scuola, di entrare in contatto con determinati scritti, con alcune prospettive, alcuni filtri sul mondo: così è sottratta una porzione importante di sapere, è un’enorme perdita e una grande ingiustizia. Si tratta dunque poi di tentare di fare una cultura del margine; di produrre delle riemersioni e non dimenticare la storia che le ha implicate.

Un’odiosa domanda di rito: «Gloria hai progetti futuri?»

Il futuro esiste nella misura in cui fai delle cose nel presente che, pian piano, procedono con te. Io nel presente mi sento molto legata alla scrittura, alla letteratura, allo studio. Tutto ciò che mi abita oggi, spero continui a farmi compagnia in forme più dense, più fitte, anche diverse in futuro. I miei non sono progetti, ma prospettive.

Ringrazio profondamente Goria Riggio per la sua gentilezza, la sua delicatezza, la sua umanità e la sua poesia.

Di Costanza Maugeri

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