Perché unione civile e matrimonio egualitario non sono uguali?

di Maugeri Costanza
10 Min.

L’Italia è l’unico Paese dell’Europa occidentale a non prevedere ancora, nel proprio ordinamento, il matrimonio egualitario per persone dello stesso sesso. La notizia è rimbalzata su tutti i canali d’informazione dopo che il 15 Febbraio scorso anche la Grecia lo ha legalizzato. Ma cosa si intende per unione civile? E perchè necessitiamo del matrimonio egualitario?

Unione civili un primo e importante passo (che non basta)

Con la legge del 20 Maggio 2016 n° 76 si riconosce, ufficialmente, alle persone dello stesso sesso il diritto di unirsi civilmente.

La presente legge istituisce l’unione civile tra persone dello
stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli
articoli 2 e 3 della Costituzione e reca la disciplina delle
convivenze di fatto.

  1. Due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono
    un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di
    stato civile ed alla presenza di due testimoni.
  2. L’ufficiale di stato civile provvede alla registrazione degli
    atti di unione civile tra persone dello stesso sesso nell’archivio
    dello stato civile.

L’unione civile è indubbio, rappresenti un primo e importante passo per la coppie dello stesso genere e per la loro tutela di fronte alla Legge. A tal proposito, sottolineiamo le analogie che presenta con il matrimonio.

Con l’unione civile le due parti assumono i medesimi diritti e i medesimi doveri. E l’obbligo reciproco all’assistenza materiale e morale.

Con la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco all’assistenza
morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono
tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria
capacita’ di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni.

Legge del 20 Maggio 2016 n° 76

Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri [151, 160, 316; 29, 30 Cost.].

Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale [146], alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione [107, 146; 570 c.p.].

Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia 

Articolo 143 del Codice Civile

Dal confronto con l’articolo 143 del Codice civile possiamo sottolineare una prima differenza: dal matrimonio deriva l’obbligo di fedeltà, non esplicitato, invece, nella legge che disciplina l’unione civile. Per quanto concerne la coabitazione, le due parti concordano la residenza in comune.

12. Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune; a ciascuna delle parti spetta il potere di attuare l’indirizzo concordato.

Legge del 20 Maggio 2016 n° 76

Regime patrimoniale della famiglia

Sia nell’unione civile che nel matrimonio è prevista la comunione dei beni come regime patrimoniale. Che, però, con esplicita richiesta può trasformarsi in separazione.

 Il regime patrimoniale legale della famiglia, in mancanza di diversa convenzione stipulata a norma dell’Articolo 162, è costituito dalla comunione dei beni regolata dalla sezione III del presente capo

Articolo 159 del Codice Civile

Il regime patrimoniale dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, in mancanza di diversa convenzione patrimoniale, e’ costituito dalla comunione dei beni

Legge del 20 Maggio 2016 n° 76

Unione civile e matrimonio: mantenimento e obbligo di alimenti

Anche per le unioni civili, in caso di cessazione del vincolo, è esplicitato l’obbligo di assegno di mantenimento e degli alimenti; nel caso in cui una delle due parti non ha i mezzi e possibilità per potersi sostenere economicamente. Ma vi sono delle piccole differenze.

65. In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente e gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento.

In tali casi, gli alimenti sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza e nella misura determinata ai sensi dell’articolo
438, secondo comma, del codice civile.

Legge del 20 Maggio 2016 n° 76 – Unione Civile

Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.

Articolo 5 della Legge sul Divorzio

Legge sulle unioni civili: comma 20

Matrimonio egualitario

Il comma 20 della Legge sulle Unioni civili è considerata la clausola di salvaguardia poiché recita:

20. Al solo fine di assicurare l’effettività della tutela dei
diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile tra persone dello stesso sesso, le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle
leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso.

La disposizione di cui al periodo precedente non si applica alle norme del codice civile non richiamate espressamente
nella presente legge, nonché alle disposizioni di cui alla legge 4 maggio 1983, n. 184. Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti.

Ma cosa recita, in sostanza? Il comma 20 stabilisce l’automatica applicabilità delle disposizioni di legge che si riferiscono al matrimonio o che contengono la parole “coniuge” o “coniugi” anche alle unioni civili. Escluso un aspetto non per nulla trascurabile e che rappresenta la differenza più evidente tra matrimonio e unione civile. Quella che ci fa dire, insomma, abbiamo bisogno del matrimonio egualitario per le persone dello stesso sesso.

Adozione e tutela dei figli

Alle unioni civili non sono applicabili le disposizioni della legge del 4 Maggio 1983 che disciplina le adozioni e l’affidamento di minori. Ma quindi le coppie omosessuali non possono adottare? Si, ma non essendo considerati coniugi poichè tra loro non vi è un vincolo matrimoniale; rientrano nei casi particolari.

I minori possono essere adottati anche quando non ricorrono le condizioni di cui al primo comma dell’articolo 7:

a) da persone unite al minore, orfano di padre e di madre, da vincolo di parentela fino al sesto grado o da rapporto stabile e duraturo preesistente alla perdita dei genitori;
b) dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche
adottivo dell’altro coniuge;
c) quando vi sia la constatata impossibilita’ di affidamento
preadottivo.
L’adozione, nei casi indicati nel precedente comma, e’ consentita
anche in presenza di figli legittimi.
Nei casi di cui alle lettere a) e c) l’adozione e’ consentita,
oltre che ai coniugi, anche a chi non e’ coniugato.
Se l’adottante e’ persona coniugata e non separata, il minore deve essere adottato da entrambi i coniugi.
In tutti i casi l’adottante deve superare di almeno diciotto anni l’età di coloro che intende adottare.

A differenza dell’adozione piena, l’adottato in casi particolari mantiene i rapporti con il nucleo familiare originario e, quindi, per legge non si costituisce un rapporto di parentela tra adottato e famiglia adottante.

I figli nati in una famiglia omogenitoriale, inoltre, non sono pienamente tutelati. Ma perchè? Solo il genitore biologico è riconosciuto, l’altro, legalmente, non esiste. Questa mancanza giuridica non permette al figlio e al genitore di godere e adempiere alla serie infinita di diritti e doveri che si instaurano automaticamente quando vi è un legame di sangue. Nel nostro Paese, inoltre, è vietato alle coppie omosessuali l’accesso a tecniche di procreazione medicalmente assistita, consentite alle coppie etero come la fecondazione eterologa in cui la donna porta avanti una gravidanza in cui l’embrione è stato fecondato con un ovulo o uno spermatozoo o entrambi donati.

Sono, inoltre, illegali modalità come la GPA, gestazione per altri o la Ropa, tecnica con cui, in una coppia di donne, una delle due è la madre genetica e l’altra è gestazionale


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