Perché nei musei fotografiamo le opere d’arte anziché ammirarle?

di Maugeri Costanza
4 Min.

Ieri notte ho fatto un sogno, o meglio, un incubo. Atterrata a Parigi, mi sono recata al Louvre. Una fila interminabile per ritrovarsi di fronte alla Gioconda e ammirar….farle una foto.

Così, appena sveglia, mi sono chiesta:

Perchè scattiamo foto alle opere d’arte invece di ammirarle?

Un’opera d’arte da…fotografare

Secondo alcuni studiosi i social media hanno contribuito a creare l’idea che l’arte sia un bene di consumo di poco valore, ad esempio, come la fast fashion. Fino a pochi anni fa, i musei e le gallerie d’arte erano gli unici custodi delle opere, tanto che vigeva il divieto di scattare foto al loro interno.

Ad oggi, l’istituzione si è dovuta adattare ai cambiamenti socioculturali tanto che spesso, ormai, sono gli stessi musei a creare delle esperienze virtuali online dei propri ambienti.

Scattare foto alle opere d’arte anziché osservarle ridurrebbe, secondo molti critici, la qualità dell’esperienza sensoriale ed intellettuale. Questo fenomeno viene definito da molti i, tra cui il britannico Jonathan Jones, “la morte dei musei”, una violenza distruttiva per l’arte.

Ma perchè abbiamo la preoccupazione di dover portare una foto con noi? Il motivo essenziale risiede nel fatto che, al giorno d’oggi, abbiamo il bisogno di far sapere agli altri, attraverso i social, di esserci stati, come se raccontare la propria vita, corrispondesse ad esistere.

Come si spiega, però, l’enorme quantità di foto mai pubblicate? Secondo uno studio condotto da tre università statunitensi, scattare foto aumenterebbe il nostro coinvolgimento nell’esperienza positiva o negativa che sia. Altro aspetto interessante che si lega a questo comportamento risiede nel fatto che scattare una serie di foto ci aiuta a rivivere un ricordo. Se, invece, decidessimo di inquadrare un dettaglio, avremmo la sensazione, in un certo senso, di possedere un pezzo dell’opera per sempre.

se il museo non incoraggia i visitatori a confrontarsi con gli oggetti a modo loro e a considerarne la rilevanza per i propri ricordi, la propria storia e la propria conoscenza, il museo diventa un semplice deposito di cui beneficiano solo poche persone».

l’esperta in gestione dei beni culturali Yuha Jung in Il museo ignorante

Come potrebbero cambiare le logiche interne ai musei?

Louvre, Parigi

L’esperta di musei Nina Simon sostiene che questo comportamento diffuso potrebbe influenzare musei e gallerie d’arte nell’organizzazione delle mostre temporanee, portando i curatori a preferire delle opere più “instagrammabili”.

E’ necessario sottolineare che quest’ultima peculiarità non si lega direttamente al valore artistico dell’opera., come scattare foto non determina, necessariamente, un’esperienza negativa all’interno del museo. Diversi studi hanno, infatti, dimostrato che fotografare ci aiuta a ricordare meglio i dettagli delle opere esposte.

Scritto da Costanza Maugeri


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Fonti: Il Post

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