Parliamo spesso di geopolitica senza sapere cos’è

di Mirko Aufiero
7 Min.

Divenuta una parola pop a partire dalla guerra in Ucraina, la geopolitica è spesso considerata un sinonimo di relazioni internazionali, geografia politica e politica estera.

Dallo scoppio della guerra in Ucraina, sulle pagine dei giornali, nei dibattiti televisivi e sulle bocche degli amici al bar è apparsa la parola «geopolitica». Non che si tratti di una parola di nuovo conio, sia chiaro, ha più di un secolo di storia alle spalle.

Tuttavia, è con il grande interesse per le dinamiche degli avvenimenti internazionali che la geopolitica ha trovato un rinnovato successo. In Italia – dove gli studi sulla geopolitica sono apparsi già nei primi decenni del ‘900 – è stata la rivista Limes a renderla popolare e nuovamente attuale.

Dall’invasione di Mosca a danno di Kyiv, passando per la rete di milizie legate all’Iran in Medio Oriente, fino alla rivalità Usa-Cina, la geopolitica – come un nuovo sempreverde – viene evocata per capire le ragioni profonde dei conflitti.

Spesso considerata un sinonimo di «relazioni internazionali», «politica estera» e «geografia politica», il termine geopolitica non è facilmente definibile. Si tratta di uno dei diversi strumenti usati per spiegare la politica estera ed internazionale, che presenta al suo interno diverse sfaccettature.

Due concezioni di geopolitica

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È possibile parlare di una concezione «allargata» e di una «ristretta» del termine, frutto delle diverse rielaborazioni teoriche intervenute nel corso dello scorso secolo. Nella sua versione allargata, la geopolitica è sovrapponibile alla geografia politica, e si occupa di studiare gli effetti dei fattori geografici sulla politica degli Stati.

Nella sua concezione ristretta, la geopolitica si rifà alla concezione della disciplina elaborata a Monaco di Baviera tra il 1920 e il 1945. Secondo la visione della Scuola tedesca, esisterebbe un rapporto deterministico tra i fattori geografici e il comportamento politico degli Stati. Di fatto, i politici di turno avrebbero un margine di manovra limitato, in quanto le loro decisioni sarebbero già per gran parte indirizzate dalla conformazione del territorio dello Stato e di quelli circostanti.

Sviluppatasi sulle ceneri della Germania del primo dopoguerra e sul revanscismo postbellico, la concezione ristretta teorizza – tramite la figura di Karl Haushofer, generale tedesco – l’esistenza di un Lebensraum, ossia di uno «spazio vitale». Secondo Haushofer, tramite la geopolitica e i suoi studi sull’importanza dello spazio vitale, l’assegnazione a ciascun popolo di un adeguato spazio eliminerebbe la legittimità delle guerre per lo spazio.

Non si tratterebbe tuttavia di uno spazio delimitato una volta per tutte, ma soggetto a cambiamenti legati al mutare dei popoli. Haushofer credeva infatti nell’esistenza di popoli più o meno vitali, in grado di avanzare o arretrare in base al proprio «stato di salute».

Gli Stati si troverebbero dunque a competere per questi spazi vitali – necessari a garantire lo sviluppo – la cui distribuzione è frutto dei rapporti di forza.

La visione di Haushofer fu abbandonata alla fine del secondo conflitto mondiale, perché considerata un mezzo per giustificare l’operato dei regimi fascisti e uno strumento di propaganda.

Alle origini della geopolitica

Il primo studioso ad usare il termine «geopolitica» è stato lo svedese Rudolf Kjellèn. Secondo la sua visione, la geopolitica è una delle branche che costituiscono la scienza politica, e si occupa dell’influenza che la geomorfologia – ossia gli aspetti fisici della superficie terreste – ha sulle azioni degli Stati.

Gli Stati, secondo Kjellèn, sarebbero degli organismi biologici, che nascono, si sviluppano e muoiono. Tra questi, esisterebbero degli Stati più «vitali di altri» con un piccolo territorio, che per natura sono portati ad espandersi.

Tuttavia, sarà solo con il già citato Haushofer che il carattere di determinismo ambientale verrà sistematizzato. La sua visione era influenzata da una sfiducia verso la politica, diffusa nella Germania del primo dopoguerra. All’incapacità della classe politica, si sarebbero dovute sostituire due scienze – la geografia politica e la geopolitica – in grado di indicare gli obiettivi per il progresso della nazione.

La caduta in disgrazia e il ritorno alla fine del XX secolo

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Dopo aver perso prestigio nel secondo dopoguerra, la geopolitica è tornata a suscitare interesse a partire dagli anni ’70, con studiosi come Yves Lacoste. È tuttavia con la fine del bipolarismo che aveva caratterizzato la Guerra fredda che la geopolitica è in grado di riacquisire valore come strumento di interpretazione di un mondo in cambiamento.

Con la sua pretesa di scientificità, la geopolitica è stata in grado ritagliarsi spazio in un contesto di crisi delle ideologie, non più sufficienti a spiegare la realtà. Proprio negli anni ’90 in Italia nasce la rivista Limes, causa ed effetto della riscoperta della disciplina nel Paese.

Come sottolinea il professor Luciano Bozzo, docente di Relazioni internazionali presso l’Università di Firenze, sul Post:

«Limes ebbe il merito di recuperare una disciplina che rimase per decenni associata al fascismo, e fu per questo in larga parte ignorata».

Le critiche alla geopolitica

Nonostante le diverse interpretazioni e le evoluzioni storiche della disciplina, esistono delle critiche strutturali al suo approccio.

Tra queste, la principale è quella di offrire una visione riduttiva delle dinamiche della politica internazionale. La geopolitica tenderebbe infatti ad abbracciare una prospettiva deterministica dei comportamenti degli Stati in politica estera, i quali dipenderebbero dalla loro geografia.

Un altro limite – per quanto esistano branche della disciplina legata alla dimensione interna degli Stati – è quello di mettere in secondo piano ciò che accade al loro interno. Nei singoli Paesi sono infatti presenti diverse visioni di come comportarsi in politica estera e di cosa sia l’interesse nazionale.

Bibliografia:

Claudio CERRETI, Matteo MARCONI, Paolo SELLARI (2019), Spazi e poteri. Geografia politica, geografia economica, geopolitica, Gius, Laterza & Figli.


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