Parigi, preside minacciato per aver vietato il velo a scuola

di Fornito Emanuele
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Il fatto, accaduto il 28 febbraio scorso, ha coinvolto un preside di una scuola superiore francese, il liceo Maurice-Ravel, e tre studentesse, come riportato dalla polizia. L’uomo, infatti, avrebbe richiesto alle giovani di rimuovere il velo dai propri capi, richiesta che sarebbe sfociata poi in un litigio con una studentessa delle tre.

Le minacce online e le dimissioni

Il diverbio, tuttavia, non è risultato fine a sé stesso: il preside, qualche giorno dopo, è stato vittima di minacce di morte ricevute online, tanto da portarlo alle dimissioni “per motivi di sicurezza” propri e della scuola, come dichiarato dal preside stesso in una lettera ad insegnanti, studenti e genitori. Il preside, che avrebbe terminato la sua carriera a giugno, ha così deciso di anticipare il proprio ritiro.

Per il grave episodio è finito in manette un 26enne, accusato di aver indirizzato minacce online nei confronti del preside.

La reazione della politica

Il primo ministro francese Gabriel Attal è intervenuto prontamente in merito alla questione, rafforzando la volontà dello Stato di affermare il principio di laicità nelle istituzioni, tutelato dalla legge del 2004 che vieta proprio l’esposizione di abiti o segni espliciti di un’appartenenza religiosa, e dichiarando un procedimento nei confronti della studentessa che ha falsamente accusato il preside di maltrattamenti durante il litigio.

La vicenda ha attirato l’attenzione anche delle frange più conservatrici dello scenario politico francese, come il repubblicano Bruno Retailleau, che ha definito <<una vergogna>> l’accaduto.

Ma le risposte non sono mancate anche dall’altra parte degli schieramenti: è il caso, per esempio, del socialista Boris Vallaud, che ha indicato il tutto come un <<fallimento collettivo>>.

Attal intervenuto in merito al preside minacciato
Geoffroy Van Der Hasselt/Getty Images; fonte

Uno scenario che si ripete

La Francia ha, già da tempo, mostrato particolare sensibilità in tema di laicità e religione. In particolar modo, esemplare è stato l’assassinio dell’insegnante Samuel Paty, a fine 2020, per mano di un giovane jihadista che ha prima accoltellato e poi decapitato l’uomo. Anche Paty era finito al centro di una vera e propria campagna d’odio online, scaturita dal padre di una giovane studentessa, la quale aveva falsamente accusato il proprio docente di islamofobia per mascherare agli occhi del padre la propria cattiva condotta scolastica.


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