Parigi, 17 Ottobre 1995: le cause profonde degli attentati

di Costanza Maugeri
10 Min.

Il 17 Ottobre 1995 la Francia subì un attacco terroristico. Esso si inserisce, però, in un contesto più ampio che vede nei rapporti storici con gli altri Stati e nelle sue politiche, in particolar modo, migratorie le cause profonde.

Cosa accade il 17 Ottobre 1995?

Il 17 Ottobre una bombola a gas esplose tra le stazioni della linea C del RER, Musée d’Orsay e Saint-Michel-Notre-Dame.

I feriti, in quell’occasione, furono 29. Le indagini, ad opera degli investigatori, portarono al ritrovamento di una carta di trasporto utilizzata da Smaïn Aït Ali Belkacem pochi minuti prima nei pressi di una stazione della metropolitana.

Altre bombe furono trovate e disinnescate, prima che potessero causare danni a persone e/o cose. L’aumento delle misure di sicurezza richiese la rimozione dei cestini negli spazi pubblici per impedire che altre bombe venissero nascoste al loro interno.

Il 1995: un’escalation

Nel 1995 la Francia subì otto attacchi in 3 mesi che trovarono il loro culmine il 25 Luglio dello stesso anno.

 Nella stazione della RER di Saint-Michel esplose una bomba artigianale. Il bilancio contò 8 morti e 117 feriti. Gli attentati venero attribuiti al Gia (Gruppo Islamico Armato) algerino. Esso volle far pagare alla Francia il sostegno al regime. Quest’ultimo nel tentativo di soffocare la guerra civile, uccise e torturò la popolazione civile, soprattutto, nelle zone isolate.

L’autore dell’attentato Khaled Kelkal, venne ucciso nella regione lionese dopo aver organizzato altri attentati. Un anno dopo, il 3 Dicembre del 1996, nella metro Port-Royal di Parigi vi fu un altro attentato: altri 8 morti e 151 feriti. Esso non fu mai rivendicato, si ipotizzò una vendetta del Gia algerino per l’uccisione di Khaled Kelkal.

Dal 1950 agli anni ’80: gli antecedenti degli 17 Ottobre 1995

Come già affermato, gli attentati del’95 si inseriscono in un contesto molto più ampio che, in linea generale, ha le sue radici negli anni ’50 e ’60. In quegli anni le cause furono da ricercarsi nelle guerra d’Algeria. De Gaulle, politico e generale francese, lasciò la colonia algerina allo sbaraglio, ma gli oltranzisti desiderano il governo francese nel Paese. Per tale motivo organizzano attentati in Francia e in Algeria. In quei decenni ad agire fu l’Oas  (Organisation de l’armée secrète) che voleva mantenere la presenza francese in Algeria.

Negli anni ’70 e ’80 ad agire fu il gruppo la “Liberazione della Palestina” (Fplp). Tra gli attentati più gravi vi fu quello del treno Capitole che collega Parigi a Tolosa. Una bomba nascosta in una valigia uccise cinque persone e ne uccise ventisette. Il gruppo terroristico animato da ideali marxisti e nazionalismo arabo pro Palestina. Tra i crimini più più simbolici ricordiamo le esplosioni davanti alle sedi dei giornali di estrema destra L’AuroreMinute e del giornale ebraico francese L’Arche.

Il 9 Agosto del 1982 un gruppo armato fece irruzione nel ristorante Goldenberg, punto di ritrovo del quartiere ebraico. L’attentato, in un primo momento non rivendicato, causò sei morti e 22 feriti. Successivamente la responsabilità ricadde sul Fatah, gruppo palestinese dissidente.

Tra il 1985 e il 1986 13 attentati scossero la Francia. Il culmine fu quello della rue de Rennes a Parigi. In questi due anni di attentati rimasero uccise 13 persone e ferite 300.

Il colonialismo francese in Medio Oriente e Nord Africa

Il fenomeno del terrorismo islamista che ha colpito la Francia negli ultimi decenni presenta delle cause strutturali da rintracciare nel passato coloniale del Paese.
A cavallo del XIX e del XX secolo, la Francia ha costruito un impero coloniale nella regione MENA (Middle East and North Africa) del quale facevano parte gran parte dell’Africa Occidentale e del Maghreb, e i protettorati in Siria e Libano creati con l’accordo Sykes-Picot del 1916.
La maggior parte delle colonie ha ottenuto l’indipendenza a cavallo degli anni ’50 e ’60; tuttavia, nel corso degli anni, la Francia ha continuato ad avere notevoli interessi nella regione e ad essere presente con contingenti militari.
Tutt’ora, Parigi è considerata nella regione il simbolo del colonialismo europeo e dei valori occidentali in opposizione all’Islam. Inoltre, nel corso degli anni la Francia è stata protagonista di azioni militari in Siria, Libia e Mali, le quali hanno rafforzato l’idea di un Occidente che attacca il mondo islamico per controllarlo e ottenerne le risorse.

L’immigrazione dalle colonie e le difficoltà nell’integrazione

Nella seconda metà del ‘900, proprio dalle ex colonie è arrivato in Francia un numero consistente di migranti. Nonostante non esistano dati ufficiali sul loro numero, si stima che almeno 5.5 milioni di persone, corrispondenti all’8.8% della popolazione, provengano dal Maghreb.
Questi dati fanno della Francia il Paese europeo con il maggior numero di musulmani (8.8%), seguita da Svezia (8.1) e Regno Unito (6.3).
Per quanto la maggior parte degli immigrati musulmani si sia integrato nel Paese, un cospicuo numero di essi si ritrova ai margini della società, chiuso nelle “banlieues”. Lì, nelle periferie povere delle grandi città, vivono comunità di immigrati separate dal resto della società francese, le quali devono affrontare notevoli ostacoli costituiti dalla mancanza di servizi e dalla stigmatizzazione da parte del resto della popolazione.
Spesso prese di mira dai politici dell’estrema destra francese, le banlieues hanno una storia caratterizzata da rivolte e alti tassi di criminalità, e sono il luogo ideale per la radicalizzazione promossa dagli estremisti islamici.
Ciò è testimoniato dai dati sui profili delle persone coinvolte nelle violenze degli ultimi anni in Francia. Si tratta nella maggioranza dei casi di immigrati di seconda o terza generazione, di età compresa tra i 18 e i 36 anni, con alle spalle periodi in carcere per piccoli crimi e un background di insicurezza economica.

L’approccio alla religione

attentati

Un altro fattore che rende la Francia un bersaglio del fanatismo islamico è il suo approccio alla religione. Fin dalla Rivoluzione, il Paese ha adottato il laicismo come caratteristica imprescindibile dello stato.
Questa tradizione di secolarismo è tutt’ora presente, e si manifesta con leggi come il divieto dei simboli religiosi negli istituti di istruzione primaria e secondaria del 2004 – tra cui il velo – e il recente di divieto di indossare nelle scuole l’abaya (la tradizionale tunica indossata dalle donne musulmane).
Queste leggi sono state spesso percepite dalla comunità musulmana come un attacco alla propria religione, e hanno aumentato il senso di isolamento di parte degli immigrati musulmani – specialmente fra quelli in condizioni economiche fragili – rispetto al resto della popolazione.

Cosa sta succedendo in Francia oggi?

attentati

Proprio nelle ultime settimane l’estremismo islamico è tornato a scuotere la Francia; venerdì un uomo di origine cecena ha accoltellato tre persone in un liceo di Arras – poco distante da Lille – uccidendone una e ferendone due.
Nella città sono molto presenti la comunità ebraica e musulmana e, secondo le prime ricostruzioni, si tratterebbe di un attacco in risposta a quanto sta avvenendo in Palestina. Lo stesso presidente francese Emmanuelle Macron ha confermato che quanto avvenuto è un atto di «terrorismo islamista», e per prevenire altri attacchi sono stati schierati 7mila soldati dell’operazione Sentinelle.
Inoltre, nonostante il divieto imposto dal ministro dell’Interno Darmanin, centinaia di persone si sono radunate per manifestare in sostegno alla Palestina a Parigi. In risposta, la polizia ha disperso i manifestanti usando il gas lacrimogeno e ha arrestato 10 dei circa 3mila manifestanti.
Sabato invece sono stati chiusi per «ragioni di sicurezza» il Louvre e il palazzo di Versailles dopo che questi avevano ricevuti messaggi anonimi di possibili attacchi.

Cosa succederà in futuro?

Prevedere cosa succederà, con esattezza, è impossibile perchè si tratta di questioni geopolitiche molto complesse.

Dopo il calo degli attacchi antisemiti, dovuto alla pandemia, i livelli hanno toccato i numeri del 2019: 687. I motivi ultimi di questi dati sono da ricercarsi nel conflitto israelo-palestinese. Tale avversione è fortemente registrata nei media, in cui si nota un crescente odio nei confronti delle politiche israeliane, anche se, come affermato in precedenza, ha radici ben più profonde.

Nonostante i segnali di antisemitismo siano “deboli” preoccupano. Tale situazione, secondo l’intelligence francese, potrebbe innescare l’azione criminale di individui isolati, senza alcun legame con organizzazioni, e per tale motivo difficili da individuare.

Di Mirko Aufiero e Costanza Maugeri


Le foto presenti in questo articolo provengono da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se un’immagine pubblicata risulta essere protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattare lo staff scrivendo all’indirizzo email riportato nella sezione “Contatti” del sito: l’immagine sarà rimossa o accompagnata dalla firma dell’autore.

Fonti:

ll post, The guardian, Ansa, Sky tg 24, ispi, Huffington post, Open. La stampa, Washington post, Amnesty international. Inkiesta, Key4biz

Articoli Correlati