Overtourism: conseguenza della società o dei social?

di Alessia Agosta
7 Min.

L’estate porta con sé sole, caldo e spensieratezza, sensazione che può scaturire dalle tanto attese ferie, siano esse una pausa dal lavoro o dagli studi.
Sono milioni, quindi, le persone che ogni anno decidono di prenotare un viaggio, e la scelta del luogo è, quasi sempre, dettata dalle tendenze social.
In altre parole, i luoghi che “vanno più di moda” subiscono il fenomeno dell’Overtourism.

Overtourism: la storia del neologismo

Sebbene sia un termine recente, i numeri che lo caratterizzano sembrano descrivere un fenomeno pluriennale. E a dire il vero lo è.
L’Organizzazione Mondiale del Turismo prevede che, nel 2030, i turisti supereranno i 2 miliardi. 
Il termine in sé è effettivamente di fresca data, ed è stato ideato da Rafat Ali, CEO e fondatore di una società di analisi del settore viaggi. Con “Overtourism” s’intende “il fenomeno secondo cui una destinazione popolare o un particolare scorcio vengono invasi dai turisti in modo insostenibile”.
È chiaro che è un fenomeno che non può che esistere da svariati anni, ma solo di recente ha attirato l’attenzione di molte persone. 

crowded beach overtourism

Il ruolo dei social nei viaggi

Che sia per documentare la vacanza, far scoprire un posto nuovo ai propri follower o per mantenere aggiornato il proprio “album” virtuale, i social hanno un ruolo predominante nei viaggi di molti.
Anni fa, prima dell’avvento dei social, ciò che poteva aumentare il turismo in una località poteva essere il passaparola, un luogo simbolo di un film o di un libro (come accaduto per Volterra, in Toscana, a seguito dell’uscita del secondo romanzo “New Moon” della saga di “Twilight”).
Una foto o un video ritoccati per rendere il luogo in cui ci si trova ancora più bello e gradevole agli occhi, non fa altro che aumentare il desiderio di chi guarda dietro uno schermo, di andarci.
L’esposizione che si riesce ad ottenere tramite il proprio profilo Instagram è nettamente superiore a un passaparola tra amici. Va anche tenuta in considerazione la figura degli Influencer, che per definizione spostano l’attenzione dei propri seguaci verso ambiti di recente interesse.

Le cause dell’Overtourism

Per apprendere il fenomeno nella sua totalità, serve scavare nella società.
Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione e soprattutto della mobilità incentivano non poco lo spostamento di turisti da una località all’altra. Un esempio interessante potrebbe riguardare la linea ferroviaria ad alta velocità che collega Milano a Parigi; una novità che anni fa poteva sembrare irraggiungibile. 
Banalmente, con le autostrade si riduce di molto il tempo di spostamento tra una città e i posti limitrofi. Questo è ciò che succede la domenica, il giorno prescelto dalle famiglie per spostarsi e fare una visita giornaliera.
Il turismo in sé porta un enorme sviluppo economico che modifica lo stile di vita dei cittadini. Potrebbero essere spinti anch’essi a viaggiare altrove per scappare dalla folla di turisti.
In più, le persone provano sempre il desiderio di sentirsi speciali, ricercando mete esclusive e poco conosciute, per poter dire “io ci sono stato e voi no!”. Non serve dire che in poco tempo quella meta verrà presa d’assalto dai turisti e perderà la magia dell’inesplorato.
Il rovescio della medaglia riguarda la scoperta di posti meravigliosi, che senza i turisti resterebbero abbandonati e sconosciuti. Un vero peccato, considerando quanto è vasta la Terra.

I travel blogger: fautori dell’Overtourism?

No, o almeno, non del tutto. Come anticipato sopra, i social giocano un ruolo fondamentale nella partita del turismo, e come in ogni ambito di vita, la verità sta nel mezzo.
I travel blogger (tra i più conosciuti italiani troviamo Nicolò Balini, in arte HumanSafari, e Giovanni Arena) nascono dalla volontà di trasformare la loro passione in un lavoro, viaggiare. 
Il loro scopo principale è visitare le mete più turistiche con uno sguardo più critico e attento ai dettagli, sapendo indirizzare al meglio i propri follower su dove pernottare, mangiare, o semplicemente quali zone frequentare o meno. 
Finita la lista di località famose, la curiosità per i luoghi più remoti della Terra sale, così si mettono alla ricerca. Il video esce sui social e in poco tempo i seguaci sono pronti a prenotare la prossima vacanza lì. 
Si ritiene che non sia “colpa” dei Travel Blogger ma una conseguenza diretta del rapporto tra seguace-influencer. Avere una figura di riferimento serve a tutti per avere un indirizzo nella propria vita, e sicuramente c’è chi li segue con più serietà e chi, invece, distaccandosi un più di più dalla realtà social.
Individuare e portare all’attenzione dei più dà la possibilità di scoprire gioelli della natura (o dell’urbanistica) che possono regalare un’esperienza diversa dal solito e portare introiti al luogo di riferimento. Sta nei turisti essere il più rispettosi possibili della natura, del luogo.

overtourism beach

Ci sono soluzioni all’Overtourism?

A Maya Bay in Thailandia, resa celebre dalla pellicola “The Beach” con Leonardo di Caprio, è stato vietato l’accesso per 4 mesi all’anno per dare sollievo alla barriera corallina.
Venezia ha imposto un ticket d’ingressso per conteggiare e ridurre gli ingressi. In Sardegna, nel periodo compreso tra il 1° giugno e il 31 Ottobre, molte spiagge sono a numero chiuso, necessitano quindi di una prenotazione anticipata.
Questi sono solo alcuni esempi di “deterrenti per turisti”, a volte assai criticati. Il flusso diminuisce, però molti sostengono che non si possa privare le persone di visitare un territorio. È altrettanto vero che preservare al meglio un luogo permette una visita più bella ai futuri turisti.

Un’impressione

L’Overtourism è un fenomeno criticato che va però analizzato nel contesto in cui si sviluppa. Prendendo la società italiana come esempio, la maggior parte dei lavoratori sul territorio italiano ha le ferie nel mese di agosto. È chiaro che i luoghi visitati registreranno una maggiore presenza italiana in quel periodo specifico.
Discorso simile vale per i Caraibi, per esempio, dove si vive il periodo migliore quando nel resto del mondo è inverno. È più raro trovare qualcuno in vacanza ai Caraibi a luglio, col rischio di beccare la stagione delle piogge.

In conclusione, il fenomeno dell’Overtourism è reale ma va ridimensionato. Per naturale sviluppo della società, alcune località saranno più visitate di altre in periodi specifici, altre ancora per ritrovarsi su un set cinematografico.
Il rispetto per il territorio che si visita può senza dubbio diminuire gli svantaggi che molti turisti possono portare in un luogo.


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