L’opinione pubblica della pandemia di COVID-19, ieri e oggi

di Alessia Agosta
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 6 Min.

Il 4 maggio 2020 la vita degli italiani iniziava lentamente a tornare alla normalità. L’11 marzo, l’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dichiarava lo Stato di emergenza in Italia, vita la rapidità con cui il Coronavirus si diffondeva.
Al quarto anniversario dall’allentamento delle misure della “Fase 1” in Italia, scopriamo com’è cambiata l’opinione pubblica riguardo la pandemia di COVID-19.

Antefatti

L’Italia è stato il primo Paese in Europa a introdurre il lockdown come misura di contenimento della pandemia di Coronavirus, e a ruota l’hanno seguito gli altri Stati europei. Restare in casa era il male minore per scongiurare conseguenze ben più gravi. 
Il lockdown non è stato un periodo facile: i deceduti erano perennemente in aumento, così come i contagiati. Anche per chi era al sicuro in casa, l’isolamento ha avuto notevoli conseguenze.
La curva epidemiologica inizia piano piano la sua decrescita, perciò il 4 maggio gli italiani possono tornare al lavoro, si possono incontrare i congiunti, riaprono i parchi pubblici e il commercio all’ingrosso può riaprire. È necessario, però, indossare sempre la mascherina.

L’opinione pubblica durante la pandemia

È doveroso fare un paio di premesse: con “opinione pubblica” non ci si riferisce all’opinione che va per la maggiore, ma a un insieme di fattori che contribuiscono a informare e influenzare l’opinione di una società. Durante la pandemia, i media hanno giocato un ruolo fondamentale. Le televisioni, ma anche i social network, hanno irrimediabilmente condizionato l’immaginario collettivo della pandemia.
Al termine di ogni telegiornale, era infatti consuetudine l’apparizione della schermata in cui si ricordavano ai cittadini i principali accorgimenti da utilizzare in caso di un contatto con un positivo. Spesso, i giornalisti utilizzavano parole molto forti per riferirsi alla pandemia, e ciò ha alimentato le sensazioni di paura e panico nei cittadini.
Ricordiamo anche il fenomeno delle “Virostar”: medici ed esperti invitati nelle trasmissioni televisive per parlare della situazione del virus in Italia, di possibili soluzioni, il tutto contorniato da congetture circa l’andamento della pandemia.
Hanno giocato la loro parte anche i social, dove non mancavano mai fake news, come il vaccino con cui i “poteri forti” avrebbero iniettato nei cittadini un microchip con cui controllarli.
Insomma, la situazione pandemica in sé molto incerta è stata sovrastata da tutti i sopraccitati fattori che hanno contribuito a creare disinformazione e panico generico, influenzando l’opinione pubblica.

edificio chiuso a causa della pandemia che ha influenzato l'opinione pubblica

I vaccini e i No-Vax

L’obbligo vaccinale imposto dal governo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: erano molti i dissenzienti che non volevo sottoporsi a «nessun vaccino sconosciuto», prevalentemente nella fascia d’età 35-49 anni. Anche i sostenitori di partiti come la Lega o Fratelli d’Italia, che hanno sempre visto il Green Pass come una limitazione delle libertà personali, erano in contrasto col governo di Conte. Il loro canale principale di informazione sono i social network, dove le bufale pullulano.
Il fenomeno No-Vax è, in realtà, molto interessante dal punto di vista sociologico, perché si potrebbe attribuirgli l’Effetto Terza Persona: i cittadini di questo filone ideologico credevano di essere scampati alla manipolazione mediatica, in quanto il virus non era così pericoloso come lo volevano far sembrare, il vaccino non era sicuro poiché «non si sa cosa ci sia dentro» e l’obbligo di mascherina e Green Pass erano una violazione della libertà personale.
Molto spesso i media sono stati accusati di manipolare le informazioni per manipolare l’opinione pubblica o per celare un velato sostegno al governo in carica.

L’opinione pubblica della pandemia oggi

Il 5 maggio 2023 l’OMS dichiara la fine dell’emergenza COVID-19. Attenzione però a non confondere “fine dell’emergenza” con “fine della pandemia”. Ciò che, effettivamente, è accaduto nella nostra società, è stato proprio confondere queste due espressioni. 
La società ha deciso, un poco alla volta, che il COVID non era più un problema, solo qualcosa che era accaduto e debellato. La verità non è questa.
I casi di contagiati dal Coronavirus ci sono tutt’ora (il 1° maggio i nuovi positivi erano 618), semplicemente non se ne sente più parlare.
Il bollettino dei contagiati non occupa più la prima pagina dei telegiornali, raramente si sentono notizie riguardanti il virus. Questo, unito ai cittadini che, tornati alla normalità, hanno interpretato il lockdown come una parentesi della loro vita e nulla di più, ha contribuito ad arrestare il “fenomeno COVID”.
La fine della pandemia può essere dichiarata quando un virus viene completamente debellato; quando la curva di un virus tende al ribasso per una significativa quantità di tempo e buona parte della popolazione risulta immune, si parlerà della fine di un’emergenza epidemiologica. Ma non significa che il virus non circoli ancora.

Concludendo

La pandemia di COVID-19 ha certamente condizionato la società, il mondo, cambiando per sempre l’andamento degli eventi nei Paesi colpiti.
Ci si chiede spesso come sarebbero andate le cose se non ci fossero stati i due mesi di isolamento, o meglio ancora se non ci fosse stato il virus: probabilmente la società non avrebbe vissuto l’ennesima spaccatura netta tra i cittadini (chi sosteneva i vaccini e i No-Vax) e molte persone non avrebbero perso il proprio lavoro.
Purtroppo non si può tornare indietro e cambiare gli eventi, si può solo ritornare alla normalità, consci di ciò che è successo, sperando non riaccada.


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