ONU, approvata la risoluzione per l’ingresso della Palestina

di Fornito Emanuele
5 Min.

Si sono concluse nella giornata di ieri le votazioni di quella che, per alcuni leader e giornalisti, è una decisione storica. L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha infatti dato un primo ok per l’ingresso della Palestina, che da tempo aspira a diventare uno Stato membro a tutti gli effetti.

Da osservatore a possibile membro

In realtà, alla Palestina era già riconosciuto uno status daosservatore“, ovvero le era concesso di partecipare alle assemblee dell’ONU, senza però poter votare o proporre discussioni. Lo status, che riconosce indirettamente la sovranità del Paese detentore, ha posto dunque le basi alla risoluzione.

Palestina stato membro: cosa succede ora?

Innanzitutto bisogna specificare che ancora nulla è deciso in merito. Infatti, le votazioni di ieri, che hanno registrato 143 voti favorevoli, 9 contrari e 25 astenuti (tra cui l’Italia), sono solo un primo step per quello che dovrebbe poi portare all’ingresso della Palestina come Stato membro effettivo. Tuttavia, l’approvazione della risoluzione comporta numerosi benefici per lo Stato in questione, che ora potrà partecipare a tutte le discussioni, prendere parte ai dibattiti e proporre in maniera autonoma temi di discussione.

ONU Palestina votazioni
I risultati della votazione. ©ANSA/AFP

Un grosso scoglio

Il prossimo passo per un ingresso definitivo è l’approvazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che dovrà accettare la decisione. Il Consiglio, composto da 15 Paesi, comprende 5 Stati permanenti, ovvero Cina, Russia, Stati Uniti, Francia e Regno Unito, i quali hanno il potere di veto: ciò vuol dire che, per l’approvazione, è necessario che ci sia unanimità tra i cinque, cioè che siano tutti d’accordo, senza nessun contrario (anche un solo voto a sfavore determina, infatti, la bocciatura della proposta).

Ed è proprio qui che si concretizza il problema per la Palestina: tra i suddetti 9 voti contrari, infatti, c’è quello degli Stati Uniti, principale alleato di Israele nel conflitto (ma che negli ultimi tempi ha iniziato a muovere critiche verso quest’ultimo), che quasi sicuramente porrà il veto sulla decisione, come già ha fatto lo scorso aprile per una proposta anloga. Nonostante ciò, non sono mancate le polemiche al Palazzo di vetro, che hanno portato l’ONU ad una modifica del testo originale, nel quale è ora specificato che questa si configura come <<un’eccezione che non dovrà creare un precedente>>, probabilmente in riferimento a casi delicati come Taiwan (in rapporti tesi con la Cina) e Kosovo.

La furia di Israele e il commento dell’Italia

La decisione ha fatto infuriare i vertici israeliani, supportati dall’opinione contraria statunitense. Gilad Erdan, rappresentante israeliano all’ONU, con un gesto plateale ha accusato l’Assemblea di star rovinando l’Organizzazione, mostrando un piccolo tritacarte con il quale aveva distrutto lo Statuto delle Nazioni Unite.

Commenti duri anche da parte di Israel Katz, ministro degli Esteri israeliano, che ha definito la decisione <<assurda>>, considerandola un <<premio ad Hamas>>. Robert Wood, vice ambasciatore USA all’ONU, ha invece dichiarato che l’approvazione è un tentativo di aggirare il potere decisionale del Consiglio di Sicurezza, e che l’ingresso della Palestina sarà determinato dalle negoziazioni per la pace.

D’altro canto, l’ambasciatore italiano all’ONU ha motivato l’astensione dichiarando che:

La soluzione è due Stati ma con negoziati diretti.

Maurizio Massari (Rai)

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