Oggi l’annessione dei territori ucraini alla Russia, Putin presiederà la cerimonia al Cremlino.

di Emanuele Lo Giudice
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Al Cremlino la cerimonia d’annessione unilaterale delle zone ucraine occupate, Putin firmerà i decreti d’annessione alle 15 (14 ora italiana). In serata il Consiglio di Sicurezza ONU si riunirà per votare una risoluzione di condanna sui referendum tenuti da Mosca nelle regioni orientali dell’Ucraina.

Sono colme di tensione le ore che precedono il discorso di Putin all’Assemblea Federale e la cerimonia prevista alle 15 (orario di Mosca) per l’annessione delle quattro regioni ucraine (Kherson, Zaporizhzhia, Luhansk e Donetsk). L’annessione segue l’esito dei referendum, ampiamente criticati e considerati illegali, i quali hanno visto un range d’approvazione popolare compreso tra l’80 e il 90%. La percentuale d’approvazione è vertiginosamente alta per una consultazione referendaria, cosa che lascia molto pensare sulla legittimità di tali referendum.

Ieri sera Putin ha firmato i decreti riguardo il riconoscimento dell’indipendenza delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia, atto precedente all’annessione. La stessa cosa è successa a Febbraio con le regioni del Donbass, la cui indipendenza riconosciuta permetterà oggi l’annessione alla Russia. I referendum non verrano riconosciuti quasi da nessun paese, anche la Serbia ha fatto sapere ieri che anch’essa procederà con il riconoscimento, mentre la Cina cerca di mediare e chiede cautela riguardo il ridisegnamento dei confini ucraini. Putin si trova da solo davanti alle altre potenze mondiali, lanciando una sfida di non poca importanza. Zelensky si è inoltre detto felice dell’atteggiamento del Presidente del Consiglio della Repubblica Mario Draghi, il quale ha comunicato che ”l’Italia non riconoscerà mai i referendum”, sulla scia delle dichiarazioni del PM inglese Truss e del Cancelliere tedesco Scholz.

Cosa potrebbe accadere con l’annessione?

La cerimonia prevista al Cremlino formalizzerà l’annessione delle zone occupate ucraine, che avrà come conseguenza quella dell’applicazione della Costituzione russa sul suolo delle 4 regioni annesse. La guerra acquista da oggi un volto nuovo, considerando che un attacco alle zone annesse verrebbe considerato un attacco all’integrità della Russia, sulla quale Medvedev, e Putin, hanno più volte parlato, menzionando la dottrina russa nucleare.

L’Ucraina, non considerando legittimi i referendum nelle proprie zone, si è detta intenzionata a continuare la controffensiva, la quale pare riuscire positivamente. La situazione si è riscaldata, in ogni caso, considerando la nuova concezione che è nata del Donbass e degli altri due territori, non più regioni separatiste, ma ormai parte della Russia come sostenuto da Mosca. Quali saranno le conseguenze non si può dirlo con sicurezza, ma avvertimenti sono venuti già da alcuni paesi occidentali, tra cui la Polonia. Il Primo Ministro polacco ha fatto sapere a Mosca che l’utilizzo di armi nucleari su Kiev provocherebbe la reazione compatta dell’Alleanza, la quale si è più volte riuniti in questi giorni, soprattutto a seguito del caso Nord Stream.

Il Consiglio di Sicurezza e la questione del Mar Baltico

Zelensky ha richiesto una riunione del Consiglio di Sicurezza ONU nei riguardi dei referendum tenuti da Mosca nell’Est Ucraina, la quale si terrà questa sera alle 20 italiane. Al voto una risoluzione di condanna dei referendum, al quale è altamente probabile verrà posto il veto dalla Russia, uno dei cinque membri permanenti.

Al vaglio degli studiosi mondiali la riforma del Consiglio di Sicurezza, il quale conta 5 membri permanenti sin dalla nascita dell’ONU. La riforma è stata più volte menzionata in queste settimane, perché la formazione del Consiglio non permette il giusto modo di procedere alle votazioni sulle risoluzioni. Grandi i dibattiti che si sono susseguiti, ma non è ancora sicuro che una riforma ci possa essere, almeno per ora. Prima che il Consiglio di Sicurezza si riunisca, un’altra riunione è prevista sulla situazione del Mar Baltico, dove le fuoriuscite di metano dai gasdotti danneggiati inizia a creare timori in Svezia e Norvegia. Mosca è tornata ad attaccare l’Occidente incolpandolo del danneggiamenti dei condotti, dichiarando di avere le prove di tale colpevolezza. Nel frattempo la Finlandia ha chiuso il confine ai ”turisti” russi, che sono cresciuti di parecchio da quando la mobilitazione parziale è stata annunciata; situazione simile anche sul confine tra Russia e Georgia, dove non è permesso il passaggio ai pedoni.

I timori europei della nuova escalation in Ucraina

Non sono mancati in questi giorni gli allarmi lanciati dai paesi europei e della NATO riguardo il problema della mobilitazione generale russa. Stati Uniti, Bulgaria, Romania, Svezia, Polonia e Italia hanno consigliati ai propri cittadini di lasciare ”immediatamente” la Russia, per il pericolo che si possa arrivare ad un arruolamento dei detentori di doppia cittadinanza. Proprio ieri l’avviso del Ministero degli Esteri della Repubblica italiana, sesto paese a richiamare i propri cittadini.

Scritto da Emanuele Lo Giudice

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