Non solo Ucraina e Palestina; gli altri conflitti del 2023

di Mirko Aufiero
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 7 Min.

Nonostante i conflitti in Ucraina e Palestina attirino la maggior parte dell’attenzione mediatica, quest’anno nel mondo si sono verificati numerosi altri conflitti

Il 2023, che si avvia verso la sua conclusione, è stato un anno ricco di conflitti in diverse aree del globo. I più noti sono quelli in Ucraina e in Palestina, che ricevono una maggiore attenzione mediatica poiché ci riguardano da vicino. Tuttavia, essi sono solo una piccola parte, e nemmeno quella con più vittime, dei conflitti che agitano il panorama internazionale.

Africa e Medio Oriente

Anche escludendo il conflitto che si sta svolgendo nella Striscia di Gaza, l’Africa e il Medio Oriente presentano numerose situazioni di conflittualità, di cui alcune di lunga durata. Quelle che seguono sono le descrizioni, molto semplificate, di solo alcune di esse.

La guerra civile in Sudan

Sudan e Eritrea

Tra questi conflitti, uno dei più recenti è la guerra civile scoppiata in Sudan nell’aprile 2023. Il Sudan, infatti, a partire dall’indipendenza ottenuta nel 1956, è stato caratterizzato da colpi di Stato che ne hanno minato la stabilità e che proseguono tutt’oggi.

I più recenti sono quelli del 2019 e 2021, i quali hanno preceduto il conflitto di quest’anno che vede contrapposti due schieramenti del Consiglio di sovranità di transizione: da un lato abbiamo l’esercito sudanese, dall’altro le Rapid Support Forces (Rsf) di Hemeti, le quali traggono le proprie origini dai Janjaweed, milizie protagoniste del conflitto nel Darfur.

La guerra in Yemen, 8 anni dopo

La guerra nello Yemen va avanti mentre l'occidente, incoerente, ci guadagna milioni di euro - 2duerighe

Convenzionalmente, la data di inizio del conflitto in Yemen viene fissata al 26 marzo 2015. In quella data, una Coalizione di Stati arabi a guida saudita entrò nel conflitto bombardando i territori sotto il controllo degli Houthi, una milizia ribelle sciita sostenuta dall‘Iran.

Gli Houthi, infatti, originari del nord del Paese, si oppongono al governo centrale richiedendo maggiore autonomia religiosa e politica. Tuttavia, essi non sono gli unici che contestano il governo centrale.

Tra questi ci sono i secessionisti del sud, che non hanno mai sopportato l’unificazione del Paese avvenuta nel 1990. Inoltre, nel Paese sono in gioco gli interessi di diversi gruppi religiosi (sunniti contro sciiti) e attori statuali che sfruttano la guerra per amplificare la propria influenza nella regione. I principali sponsor del governo centrale sono infatti l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, mentre a sostegno degli Houthi è intervenuto l’Iran.

La guerra nel Tigray

Tigray Forces Leave Ethiopia's Afar Region – The Organization for World Peace

Il Tigray è una regione nel nord dell’Etiopia abitata da circa 6 milioni di persone (in totale in Etiopia ci sono 120 milioni di abitanti). A seguito di contrasti tra la popolazione tigrina e il governo centrale, nella regione erano state indette elezioni non autorizzate dal governo centrale nel 2020, le quali avevano portato alla vittoria del Tigray People’s Liberation Front (Tplf).

Tramite questa vittoria, il Tplf intendeva procedere verso la secessione dall’Etiopia e, il 4 novembre 2020, attaccò le basi militari governative nella regione, uccidendo numerosi soldati e impossessandosi delle armi.

In risposta, il primo ministro Abiy Ahmed inviò l’esercito, con l’appoggio delle truppe eritree e delle milizie Ahmara. Da quel momento, iniziò un conflitto che si trascina tutt’ora nonostante gli accordi di pace del 2022. Infatti, le milizie Fano, gruppo etno-nazionalista della regione di Ahmara, che aveva combattuto assieme alle forse governative contro il Tplf, rifiuta di ritirarsi dal Tigray ed è oggi contrapposto all’esercito etiope.

Asia e Sud America

Conflitto in Myanmar

Myanmar | History, Map, Flag, Population, Capital, Language, & Facts | Britannica

Il Myanmar, noto anche come Birmania, è uno Stato asiatico che si affaccia sul Golfo del Bengala e confina con Cina, Laos, Thailandia, Bangladesh e India. Dopo aver conseguito l’indipendenza dal Regno Unito nel 1948, il Myanmar ha conosciuto lunghi periodi di dittature militari, terminati soltanto nel 2010 quando il Governo militare birmano ha iniziato ad attuare riforme con intenti democratici.

Queste riforme condussero alle elezioni parlamentari del 2012, vinte dalla Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi. Questo partito si impose nuovamente alle elezioni del 2020, ma venne deposto da un colpo di Stato da parte di una giunta militare, la quale accusò la Lega nazionale di brogli elettorali.

Da allora, è in corso una guerra civile tra le forze fedeli al governo di Unità Nazionale (GUN) e quelle di Tatmadaw, leader della giunta militare golpista.

Haiti

Haiti sull'orlo del caos (e di una nuova occupazione militare) | il manifesto

Haiti è ormai da anni in preda ad una gravissima crisi umanitaria e sanitaria e sconvolta dalle azioni delle bande criminali che tengono in ostaggio il Paese. Nel 2021, il Presidente Jovenel Moise è stato assassinato in un attentato, mentre il terremoto del 2021 e l’epidemia di colera hanno ulteriormente aggravato le condizioni di Haiti.

Il vortice di violenze causato dalle bande ha raggiunto livelli tali da portare ad un intervento dell’Onu nel 2023. Il Consiglio di Sicurezza ha infatti approvato una risoluzione per la creazione di una forza internazionale in grado di riportare l’ordine.

Tra gli obiettivi della missione, ci sono lo smantellamento delle bande e nuove elezioni democratiche, assenti ad Haiti dal 2016.


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