Moda nascosta: quando il logo del brand non è eleganza

di Carola Antonucci
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 9 Min.

Partendo dal presupposto che – nella moda come nella vita di tutti i giorni – ciò che è ostentato non trasuda mai classe ed eleganza. Cosa rappresentano le linee di abbigliamento con loghi di luxury brand stampati su tutto il tessuto? A cosa servono? Sono due domande davvero interessanti e che, probabilmente, almeno una volta ci siamo chiesti nel vederle sui social o indossate da gente incrociata per caso.

Perché nascono le “linee logo”?

Negli ultimi anni, nell’ambito della moda, si è sviluppata l’idea che il logo sia un oggetto di identificazione. Il consumatore desidera sentirsi parte di un mondo che, forse, non gli appartiene.

Considerando l’avvento sempre più prorompente dei social, dove ogni piccola azione deve essere condivisa con i seguaci, di pari passo è cresciuta anche la voglia di ostentare. Questo ha portato i brand a cavalcare l’onda dei tempi, a cogliere l’importanza del “lusso per tutti“. Ecco che nascono le linee dei brand più commerciali, più alla mano e, inevitabilmente, con meno eleganza. Il costo è minore e il logo è visibile e riconoscibile, il consumatore si sente parte di un’élite senza davvero esserlo, ma è felice e questo permette di diventare un cliente abituale.

Moda, Bella Hadid crediti: https://e-mm.ru/magazine/view/bella_hadid_lico_kith_x_versace_4957/
Bella Hadid x Versace © sito e-mm.ru

Ora, chi è nel campo della moda da molto tempo, sa che il lusso e la classe non è per tutti e questo non per essere cattivi. Solo perchè le strategie di marketing dei brand famosi come Gucci, Versace, Louis Vuitton – e molti altri – hanno accontentato il mercato, vuol dire davvero di essere parte di un’élite? Purtroppo no. Non a caso le linee più costose sono quelle più minimal, senza ostentazione di loghi e qualora siano presenti, sono disposti con eleganza e in piccole dimensioni.

This is a work of art, this is bullsh*t

L’omologazione, le code fuori dai negozi, un capo di abbigliamento o accessori visti e rivisti in giro – sui social e per strada – a tutto fanno pensare fuorché al lusso e all’eleganza. I grandi marchi non offrono solo il servizio di vendita, la loro è una vera e propria esperienza. L’attesa nei salottini di un atelier con in mano il calice di champagne mentre si sceglie cosa acquistare è forse la visione più comune alla mente di tutti, vista in diversi film. Esperienza che stride con le lunghe file fuori dai negozi che urlano “black friday” o “saldi”, andando a snaturare la vera essenza della moda.

Sempre sui social – tiktok per l’esattezza – nell’ultimo anno è andato virale un trend che metteva in contrapposizione le due linee di design: quella più minimal, più costosa ed elegante e quella più casual, piena di richiami al brand e con colori difficilmente abbinabili tra loro. Il tutto condito con l’audio che catalogava il primo design come «capolavoro» e il secondo come «spazzatura».

I V.I.P nella moda

Moda, il rapporto tra influencer, moda e consumatore
Rihanna su Instagram

La moda, lo sappiamo, non la fanno solo gli stilisti che ogni anno disegnano migliaia di modelli da far sfilare nelle capitali più famose nel contesto. Ci sono i V.I.P – le cosiddette persone famose – che contribuiscono a far diventare virale uno stile.

Se un personaggio dall’importanza mediatica come Rihanna posta una foto sui social e in questa foto sta indossando un capo di un famoso brand, questo indumento diventa automaticamente virale. Nella nostra mente si innesca un meccanismo che ci fa pensare: «lo ha lei, lei è alla moda, sarò alla moda anche io».

Ma è davvero così o è quello che ci vogliono far credere? Perchè una celebrità del calibro di Rihanna o Gigi Hadid ha bisogno di mostrarsi con una tuta tempestata di loghi del brand? Per farci capire che può permettersi di comprarla? La risposta è ovvia, no. Eppure viene fuori quello che in economia si chiama “mercato indotto“.

Loro stanno pubblicizzando, non importa se piace o non piace un capo, svolgono semplicemente il loro lavoro. Siamo noi che scegliamo di essere influenzati. Che sia Rihanna, Chiara Ferragni, Gigi Hadid, ai brand non importa. Importa solo vendere e noi, come un gregge, seguiamo quello che ci fanno vedere. Per ostentare, che noi, alla moda ci prestiamo attenzione.

La moda è davvero quello che ci piace o siamo vittime del marketing?

Sfilata Dior 2023
Sfilata Dior 2023 © Dior

Che ognuno è libero di indossare quello che più desidera e piace è l’unica questione fuori discussione, ma ci pensate mai se quella determinata cosa ci piace perché bella o perché ce l’hanno tutti?

Spesso mi soffermo a pensare molto a questa domanda, molte volte anche io – mentre “scrollo” ininterrottamente il feed di instagram – vengo colta dal desiderio irrefrenabile di possedere un capo di abbigliamento o un accessorio in voga. Poi rimango a fissarlo, molte volte sono design anche ripresentati dopo anni, e mi chiedo se lo voglio perché mi piace o se le campagne di marketing mi stanno influenzando.

Perché un oggetto che hanno tutti automaticamente diventa “desiderabile”? Sicuramente per lo stesso motivo per cui i brand famosi hanno realizzato una linea accessibile a chiunque. Basti guardare Armani Exchange, Tommy Jeans, Versus Versace e tanti altri. Abbiamo tutti un urgente bisogno di essere considerati parte di un gruppo, essere i diversi e unici fa paura al giorno d’oggi.

Per essere alla moda basta lo stile, non il brand

Ritorna l'old money e batte la concorrenza
stile oldmoney © ig: cassdimicco
Lo stile minimal batte tutti gli altri
minimal e alla moda ma senza logo © ig: Kelseymerrit

Mi trovo spesso a parlare di moda con le mie amiche e a dare consigli, in fondo è una mia passione e come tutti, desidero condividerla. Il concetto che mi piace portare avanti con tutti è che non serve un brand famoso, un logo in bella vista a renderci eleganti e “luxury”. Delle volte è importante lo stile, il modo in cui ci si veste e non con “chi”.

Se amiamo la luxury fashion di Ralph Lauren, Versace, Dior, Chanel, Yves Saint Laurent – e altri – non serve andare a compare quello che troviamo di “accessibile” nel prezzo da questi brand. Perché, come abbiamo detto, è una linea che ha poco, se non nulla, in comune a quello che precedentemente ci ha stregato nella sfilata o passando per Via Condotti a Roma.

Molti brand poco famosi e accessibili a chiunque tendono a prendere ispirazione proprio da queste marche. Un modello molto costoso che ci piace potrebbe essere tranquillamente riproposto da Zara, Mango, Benetton e così via. Risulteremo più eleganti e minimal rispetto ad un capo poco discreto comprato da un luxury brand reso alla portata di tutti.


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