Meloni detta “Giorgia” si farà votare con il solo nome di battesimo

di Mirko Aufiero
7 Min.

Giorgia Meloni ha annunciato che alle elezioni europee si presenterà come «Giorgia Meloni detta Giorgia». Al netto di possibili omonimie, si tratta di una scelta per mostrarsi come una «persona del popolo»

Domenica 28 aprile la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato a Pescara la sua candidatura alle elezioni europee dell’8 e del 9 giugno. Lo farà presentandosi soltanto con il nome di battesimo – “Giorgia” – che ad alcuni ricorderà lo slogan «Io sono Giorgia, sono una madre, sono cristiana».

Al netto di quel comizio del 2019 che ha sdoganato la figura di Meloni – all’epoca a capo di un partito in grado di passare in un anno dal 4% a oltre il 10% – si tratta di una scelta fortemente rivendicata dalla pdC.

«Sono stata derisa per anni e anni per le mie radici popolari, mi hanno chiamata pesciarola, fruttivendola, borgatara. Quello che non hanno mai capito è che io sono stata sempre, sono e sarò sempre fiera di essere una persona del popolo», le parole di Meloni.

Delle radici popolari che tranciano il cognome per evitare formalismi e farsi percepire con i piedi per terra. Da qui la scelta del nome di battesimo. «Se volete dirmi che ancora credete in me, mi piacerebbe che lo faceste scrivendo sulla scheda semplicemente “Giorgia”», ha detto Meloni davanti al pubblico di FdI.

Sulle schede delle Europee ci sarà dunque scritto «Giorgia Meloni detta Giorgia», e per votarla basterà il semplice nome di battesimo.

Nomi e soprannomi, i precedenti

Usare nomi e soprannomi non è una pratica nata con la leader di Fratelli d’Italia. Il caso più noto e più spesso citato è quello di Marco Pannella, ex leader dei Radicali italiani, noto sulle schede come «Giacinto Pannella detto Marco». In quel caso la scelta del nome “Marco” era dovuta ad un errore all’anagrafe, poiché il secondo nome – “Marco”, quello con cui era conosciuto – non era stato registrato per un errore burocratico.

In altri casi è possibile trovare sulle schede varianti dello stesso nome o cognome con leggere differenze grafiche. Ciò viene fatto in modo da rendere per gli elettori più semplice identificare i candidati e fare in modo che, anche nel caso di eventuali errori di ortografia, la scheda non venga annullata. Un altro caso riguarda le possibili omonimie; in questi casi il soprannome permette di distinguere gli omonimi.

Un caso particolare che riguarda le prossime elezioni europee è quello di Sergio De Caprio, detto Capitano Ultimo, candidato per la lista Libertà di Cateno de Luca. Sulle schede sarà indicato come «Sergio De Caprio, detto Capitano Ultimo, detto Ultimo».

La pratica di utilizzare soprannomi è radicata specialmente per le comunali nei piccoli centri, dove è più diffuso l’utilizzo di soprannomi e diminutivi. Un esempio citato da Agi è quello di Sergio Iacomoni, candidato a sindaco di Roma con la dicitura “detto Nerone”.

Perché Meloni può farsi votare con il nome “Giorgia”

La scelta di Meloni è permessa dall’art. 69 del testo unico per l’elezione della Camera, secondo cui «la validità dei voti nella scheda deve essere ammessa ogni qualvolta possa desumersi la volontà effettiva dell’elettore». È un modo per garantire il rispetto della volontà dell’elettore in tutti i casi in cui essa sia evidente.

Si tratta del cosiddetto principio della “conservazione di voto“, noto anche come favor voti, che ritroviamo in una sentenza del Consiglio di Stato del 2007. Nella sentenza si prende in considerazione il caso di una candidata indicata sulla scheda con il solo nome di battesimo, “Anna”. Secondo il Consiglio di Stato, «non si può dubitare che l’elettore ha inteso esprimere la preferenza a favore della candidata» in base a tre principi.

Intanto, «la stessa figura tra i candidati per la lista “…”: con il seguente nome: “Anna A. P. detta: Anna». Secondo, «nessun altro candidato nelle due liste in competizione aveva il nome proprio di “Anna”». Terzo, «nel materiale di propaganda diffuso dall’appellante» era stato usato il nome “Anna” senza altri riferimenti anagrafici.

Proprio a questa sentenza fa riferimento il manuale d’istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali:

«Nelle operazioni di scrutinio, il seggio elettorale deve anzitutto tener presente il principio fondamentale stabilito dalla legge e dal costante orientamento della giurisprudenza della salvaguardia della validità del voto (c.d. favor voti)».

pagina 85

«Ciò significa che la validità dei voti di lista o di preferenza contenuti nella scheda deve essere ammessa tutte le volte in cui si può desumere la volontà effettiva dell’elettore (c.d. univocità del voto)».

Pagina 85

Il parere dei giuristi

Nonostante la decisione di Meloni non violi le regole delle elezioni, per diversi giuristi si tratta di una forzatura. Intervistato a Repubblica, il costituzionalista Gaetano Azzariti ha parlato dei possibili casi di omonimia:

Solo Giorgia? E se c’è un’altra Giorgia che fanno? Saranno costretta a eliminarla? Vietate tutte le Giorgia dentro FdI? Già questa è una discriminazione e una lesione di un diritto fondamentale…».

Per il costituzionalista si tratta di «un’evidente forzatura della legge elettorale che parla chiaro, solo il cognome, nome e cognome, se due cognomi anche uno solo dei due, e se c’è confusione tra omonimi ecco la data di nascita».

Sempre a Repubblica si è espresso il costituzionalista Mauro Volpi, che parla di una «concezione populista e plebiscitaria» da parte di Meloni:

«È vero che la legge legittima l’uso di uno pseudonimo o di un diminutivo o al limite del solo nome se il cognome è complicato o di difficile scrittura. Ma questo non è il caso di Giorgia Meloni».


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