Martin Eden (2019) di Pietro Marcello | recensione

di Emanuele Fornito
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 5 Min.

Per la rubrica cinema della domenica, oggi parliamo di una perla del cinema italiano degli ultimi anni: Martin Eden. Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Jack London, il film, diretto da Pietro Marcello, conta nel cast, nei panni di Martin Eden, Luca Marinelli che, per la sua interpretazione, ha vinto la Coppa Volpi alla miglior interpretazione maschile al Festival di Venezia 2019.

Una magnifica storia rivisitata

Quella del film è una storia che, come si è detto, è liberamente tratta dal romanzo del 1909. Pietro Marcello, infatti, porta la storia in un’epoca indefinita (presumibilmente attorno agli anni ’50) e la “trasferisce” a Napoli, la quale fa sfondo alla storia del giovane marinaio che, per la sua umanità ed eroismo, fa la conoscenza di una ricca famiglia borghese ed entra nella vita della giovane Elena, per la quale prova un amore (almeno apparentemente) corrisposto. Senza entrare troppo nello specifico, basti sapere che quella di Martin Eden è una storia che, come scopriremo più avanti nell’articolo, risulta ricca di tematiche importanti e profonde.

Estetica ed ideologia

Il regista casertano, al suo secondo lungometraggio, dà prova di grande maestria registica in quella che risulta una composizione curatissima e visivamente spettacolare. Difatti, numerose sono le meravigliose sequenze e inquadrature che, per luci e colori, lasciano lo spettatore a bocca aperta. Il tutto è coadiuvato da una fantastica interpretazione di Luca Marinelli che, anche in questo film, riesce ad affermare il proprio talento. L’attore romano si immerge totalmente nella psicologia di un ragazzo semplice che, con la forza dell’amore, si addentra sempre più nello studio, sino a raggiungere una consapevolezza che diventerà “autodistruttiva“. Attraverso impattanti monologhi e riflessioni fuori campo, Martin Eden ci porta in una vita difficile, fatta di scontri inevitabili che portano la completa perdita di quell’ingenuità primordiale da parte del protagonista.

Ua metafora ancora attuale

Come anticipato in apertura, nel film vengono toccate numerose tematiche. Il protagonista, quasi partendo da uno stato di completa “oscurità” riesce, tramite lo studio, a scoprire un mondo fatto di avversità, ingiustizie, arretratezza e chiusura mentale. Lo scopre quando, coltivando la sua passione artistica, viene continuamente rifiutato dalle case editrici poiché il suo stile non è conforme alle richieste di mercato; lo scopre quando subisce il rifiuto da parte di Elena e della sua famiglia in quanto non ha paura di esprimere idee avverse alle loro, disumane, ideologie. E lo scopre anche quando, divenuto uno scrittore bohémien, non trova più senso nella propria vita, in quanto diviene quasi disgustato dal mondo in cui vive.

Martin Eden: in conclusione

Martin Eden è sicuramente un’eccellente dimostrazione della qualità che il cinema italiano è ancora capace di portare in sala. Pietro Marcello firma con questo film un’opera dal valore artistico davvero alto, creando un film che mancava da tanto sui grandi schermi nostrani. Nella sua interezza, Martin Eden è un film imperdibile, ricco di riflessioni e bellezza, un film tanto umano quanto profondo, che, se visto attivamente, può solo meravigliare ed aprire la mente.

Articoli Correlati