Mafalda di Savoia: la principessa morta a Buchenwald

di Maugeri Costanza
3 Min.

Quella che vi sto per raccontare è la storia di Mafalda di Savoia. La sua vita incrocia quella di altri milioni di persone morte nei campi di concentramento e sterminio durante il regime nazifascista.

Secondogenita di Vittorio Emanuele III e di Elena del Montenegro sviluppa, fin da piccola, doti e sensibilità artistica. Nel 1925 sposa Filippo d’Assia-Kassel, dopo un’iniziale contrarietà dei genitori. Il marito si trova nelle prime file del partito Nazionalsocialista. Al fianco di Adolf Hitler ricopre un ruolo essenziale per il mantenimento dei rapporti tra Germania e Italia in un arco di tempo che si estende tra il 1933 e il 1940.

Mafalda di Savoia, invece, si occupa dei loro quattro figli. Nell’Agosto del ’43, però, deve recarsi a Sofia poichè il marito della sorella Giovanna, Boris III di Bulgaria soffre di gravi problemi di salute. In realtà quando ella parte, il cognato è già morto, ma la notizia non la raggiunge. La causa della morte non è certa, ma la possibilità che Hitler lo abbia avvelenato durante un colloquio non è da escludere.

Tutto cambia: l’armistizio dell’8 settembre 1943 e gli ultimi mesi di Mafalda di Savoia

L’8 settembre 1943 con l’armistizio detto “di Cassabile” l’Italia si arrende in maniera incondizionata agli Alleati e, di conseguenza, l’Asse Roma- Berlino si scioglie. Tra l’8 e il 9 il Re d’Italia fugge da Roma e si reca a Brindisi. I 3 figli più piccoli di Mafalda e Filippo erano già stati affidati al futuro Papa Paolo VI, Monsignor Montini.

Nel frattempo Mafalda, dopo il funerale del cognato, riparte da Sofia e viene a conoscenza della firma dell’Armistizio da parte della Regina Elena di Romania. Il 22 Settembre, dopo aver riabbracciato i figli a Roma, riceve una telefonata dall’ambasciata tedesca: il marito vuole parlare con lei, ma è un tranello. Egli è stato arrestato con l’accusa di cospirare contro la Germania e deportato.

Mafalda, recatosi all’ambasciata, scopre l’inganno. Preso un aereo per Berlino, dopo settimane di prigionia, viene deportata a Buchenwald. Qui, sotto nome falso: “Frau von Weben”, vive in condizioni leggermente migliori rispetto agli altri detenuti. La verità sulla sua identità inizia, però, a circolare. Ella aiuta, con quel che può, i prigionieri.

Nel 1944 si intensificano i bombardamenti sulla Germania e il 24 Agosto tocca al campo di Buchenwald. Mafalda, già deperita, rimane grevemente ferita. Il 26 Agosto il braccio va in cancrena e il 28 si sceglie la via dell’amputazione. L’operazione viene eseguita in maniera impeccabile, ma, volontariamente, in maniera troppo lenta. La principessa, di conseguenza, muore dissanguata.

Un parroco di nome Tyl, che si occupa delle benedizione delle salme destinate al forno crematorio, nota un corpo: E’ la principessa Mafalda. Egli chiede e ottiene l’autorizzazione per la sepoltura. “Eine unbekannte Frau” – c’è scritto sul tumulo 262. Una donna sconosciuta. Alla liberazione del campo l’11 Aprile 1945, gli italiani, trovato il tumulo, pagano una croce una lapide.

Il corpo, prelevato dal marito Filippo durante la Guerra fredda, è sepolto a Cronburg, nel cimitero di famiglia, dal 1951.


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