Madre di 27 anni arrestata per infanticidio a Bergamo

di Antonucci Carola
6 Min.

Siamo a Pedrengo, in provincia di Bergamo. Monia Bortolotti, ventisette anni, è stata arrestata il 4 ottobre con l’accusa di aver ucciso i suoi due figli di 4 e 2 mesi. Le indagini sono state riaperte dopo un anno, l’ultimo infanticidio della madre risale, infatti, al 25 ottobre 2022.

L’accaduto

Monia Bortolotti, ventisettenne di origini indiane e adottata in giovane età da una famiglia di bergamaschi, è stata arrestata con l’accusa di aver ucciso a distanza di un anno l’uno dall’altra i suoi due figli, Alice e Mattia. Rispettivamente di 4 e 2 mesi, gli omicidi dei due piccoli risalgono il 15 novembre 2021 e il 25 ottobre 2022.

Inizialmente il decesso di Alice è stato classificato come “morte in culla”, non avendo segni sul corpo. Tesi avvalorata dal ritrovamento, in seguito, di tracce di rigurgito all’interno dei polmoni. La morte di Mattia, di 2 mesi, molto simile a quella della sorellina, ha fatto insospettire le forze dell’ordine che hanno deciso di iniziare le indagini ai danni della madre.

L’autopsia sul corpo del piccolo Mattia, richiesta dall’autorità giudiziaria, ha subito chiarito che la causa della morte è stata un’asfissia meccanica acuta da compressione del torace. Azione volontaria che, secondo gli investigatori, viene ricondotta alla madre.

I punti che non congiungono

madre uccide i suoi due figli di 4 e 2 mesi a Bergamo, ora sotto sorveglianza per minacce di autolesione.

La procura di Bergamo ha subito riaperto le indagini per il precedente caso di Alice, riesumando la salma per effettuare l’autopsia. Nulla da poter fare, però, a causa della forte decomposizione del corpo dovuta ad un errore nella chiusura della bara. Tuttavia, i carabinieri hanno continuato ad indagare in modo tradizionale, interrogando medici e persone vicine alla madre.

A distanza di due anni, l’indagine ha consentito di raccogliere un’importante scia di indizi di colpevolezza a carico della donna. Sono venuti fuori eventi discordanti con quanto detto dalla stessa in fase di interrogatorio. La bambina, difatti, seppur nata di 7 mesi, risultava pienamente in salute alla dimissione dall’ospedale. Durante il primo interrogatorio la madre aveva sostenuto di aver dato il latte alla bambina e averla tenuta in braccio per farla digerire e infine addormentare per poi constatare, dopo essersi fatta una doccia, che la piccola nella culla era diventata cianotica e non respirava più.

La morte, come per il fratellino, sarebbe avvenuta per asfissia causata – molto probabilmente – dal cuscino che la stessa donna ha menzionato. Alla scoperta delle indagini, la ventisettenne avrebbe provato ulteriormente a depistare le indagini cercando la colpa accidentale nel cuscino presente nella culla.

Le analisi psicologiche sulla madre

madre uccide i suoi due figli di 4 e 2 mesi a Bergamo, ora sotto sorveglianza per minacce di autolesione.
© IlGiorno

La madre, rinvenuta sola in entrambi i casi nell’abitazione di Pedrengo, dopo un’accurata indagine psicologica non risulterebbe presentare disturbi psichici. Secondo gli inquirenti l’omicidio di entrambi i suoi figli sarebbe dovuto «all’incapacità della madre di reggere alla frustrazione del pianto prolungato dei bambini».

Ritengono quindi che abbia agito «nella piena capacità di intendere e di volere, apparendo lucida, ben orientata, con grande capacità di linguaggio, razionalizzazione e freddezza, caratteristiche palesate, tra l’altro, nell’organizzazione della propria difesa, dopo aver scoperto di essere sospettata dei due infanticidi».

Stretta sorveglianza in ospedale per la madre, non risponde all’ulteriore interrogatorio

Nella mattinata di oggi, 7 novembre, è stata interrogata ulteriormente dal Gip di Bergamo. Interrogatorio durato, però, una ventina di minuti. La donna, assistita dall’avvocato Luca Bosisio si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Solo richieste della difesa per il giudice: revoca dell’ordinanza di custodia cautelare da sostituire con i domiciliari a casa del padre.

Stando a quanto appreso, Monia resterà in ospedale sotto stretta sorveglianza a causa dei gesti autolesivi minacciati durante il periodo in cella, provata anche dai farmaci che sta assumendo.

Con Christian Zorzi, l’ex compagno di Monia e padre dei bimbi, sono separati dalla morte del secondogenito. É stato dichiarato estraneo ai fatti, non presente nell’abitazione durante il decesso di entrambi i figli. «Non potete capire il dolore che provo. Come può stare un uomo che ha perso due figli?».

Di Carola Antonucci.


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