Ma perchè beviamo alcolici? Tra miti e rituali sociali

di Maugeri Costanza
6 Min.

Che sia un bicchiere di vino, una birra o dei super alcolici, l’essere umano – spesso – se li concede. Un uscita con gli amici, una cena a lume di candela o una serata con se stessi. Ma perchè beviamo sostanze alcoliche?

Prima di rispondere a questa domanda, poniamoci un altro quesito:

Quando abbiamo iniziato ad assumere alcol?

Beviamo l’alcol fin dall’alba dei tempi o, perlomeno, dei nostri tempi. Si, esatto, alcune ricerche piuttosto recenti dimostrano che sia presente nelle nostre vite dall’età della pietra e il suo consumo pur avendo subito variazioni e oscillazioni di quantità e qualità non è mai scomparso. Ma, perchè, lo consumiamo?

Alcolici: cosa ci danno (e cosa ci tolgono)?

alcolici
L’Assenzio, Degas

Cosa ci dona l’alcol? Beh, prima motivazione è la produzione massiccia di endorfine, le principali responsabili delle good vibes che sentiamo quando beviamo. Le stesse che l’organismo produce quando mangiamo o durante un rapporto sessuale.

E, per fortuna. (senza esagerare) ce lo possiamo permettere. Nel senso più tecnico del termine, perchè il corpo umano può scomporre l’alcol grazie alla presenza di enzimi ed espellerlo. Inoltre, pare che, secondo una ricerca del 2015 (Matthew A. Carrigan ,Oleg Uryasev, Carole B. Frye, Steven A. Benner) una mutazione genetica risalente a circa 10 milioni di anni fa, ha reso più efficiente di circa il 40% la nostra metabolizzazione dell’etanolo.

Ahi, è (sempre) responsabilità del cambiamento climatico

Per la serie: frasi che puoi dire nel 2024 e potevi pronunciare anche milioni di anni fa: la colpa è del cambiamento climatico.

Ma perchè è avvenuta questa mutazione? Secondo lo studio, in seguito a uno stravolgimento delle condizioni climatiche dell’Africa orientale e ad una diffusa estinzione delle specie; per sopravvivere gli esseri umani iniziano a mangiare frutta fermentata raccolta dal suolo della foresta pluviale. Ok, e quindi, perché continuiamo a bere, ancora oggi, frutta fermententata se non abbiamo più un primario bisogno?

L’alcol come cooperazione e rituale sociale

Non siamo soli in questo universo, canta Cremonini e, per la verità, non lo siamo mai stati. Se, infatti, l’uomo punta all’autoconservazione e alla sopravvivenza; lo stesso meccanismo si instaura con la socializzazione. Afferma Aristotele che l’uomo tende per natura ad associarsi con gli altri uomini. E, in questo, sembra che il bere alcol insieme rappresenti un rituale e un collante sociale.

La diffusione di religioni punitive, secondo Slingerland, ad esempio, ha si, reso più difficile la convivenza pacifica tra i cacciatori – raccoglitori, ma ha creato e solidificato l’unione di gruppi meno numerosi nella prospettiva del noi contro voi. In questo cambio di assetto sociale, lo studioso crede che il bere alcol in compagnia sia stato fondamentale per la creazione e per il mantenimento della coesione.

L’esclusivo uso “sociale” dell’alcol precede di moltissimo tempo l’instaurarsi delle criticità più significative: la scoperta dei liquori, alcolici con gradazioni nettamente più alte rispetto a vino e birra e l’abitudine di bere anche da soli e non solo in compagnia. L’essere umano, infatti, sembra non avere mezzi di autocontrollo sufficienti nel consumo, al di fuori di un contesto sociale. Ha un focus su quest’ultimo anche una ricerca del 2012 di Michael Sayette, dell’Università di Pittsburgh, e Kasey Creswell, dell’Università Carnegie Mellon di Pittsburgh. Dai risultati si evince che il consumo di alcol in un gruppo di sconosciuti suscita – secondo misurazioni oggettive – sentimenti più forti di gioia e euforia e, quindi, di conseguente coesione rispetto a un gruppo che beve analcolici.

Non è tutto oro ciò che luccica

Se nel paragrafo precedente, abbiamo sottolineato gli aspetti funzionali positivi del bere alcol, ciò che possiamo dire è che non è tutto ora ciò che luccica. Se bere in compagnia può rappresentare un freno al consumo al suo consumo perchè potrebbe instaurare, tra le altre cose, un senso di vergogna nel pensare ai nostri comportamenti conseguenti. D’altra parte secondo alcuni studi potrebbe anche causare dipendenza da ricercare nell’influenza del contesto sociale in cui si è inseriti. Inoltre, è essenziale che un uso eccessivo di alcol ha delle conseguente rilevanti sul nostro stato psicofisico, L’alcol è, inoltre. una sostanza cancerogena

O, per Bacco, il vino come mito secondo Roland Barthes

Bacco, Caravaggio

Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c’è certezza.

Trionfo di Bacco e Arianna, Lorenzo il Magnifico

Il Trionfo di Bacco, Dio del Vino e Arianna è solo uno dei tanti componimenti che celebra una delle sostanze alcoliche più antiche del mondo. Il vino, infatti, grazie alle sue proprietà e i suoi effetti dalle cause, un tempo, arcane ha alimentato una mitologia e una letteratura ampissima. La sua capacità di far cambiare, evidentemente, lo stato psicofisico di chi lo beve, il senso di leggerezza e euforia che dona, calore tutte queste caratteristiche concorrono a percepirlo di-vino.

A differenza di altre sostanze, super alcoliche, assunte, spesso, con il solo fine di ubriacarsi: il vino è legato a un rituale di piacere quasi spirituale. Lo afferma il semiologo Roland Barthes .A testimoniarcelo è, ad esempio, la Francia. Per il Paese, infatti, è una bevanda accompagnata da una sacralità come il caffè in Italia. E come quest’ultimo rappresenta un vincolo sociale. In che senso? Come tutto ciò che è un bene collettivo rappresenta anche un elemento di conformismo. Immaginate, in tal senso, gridare ai microfoni nazionali d’Italia che la Pizza o il caffè non sono poi un granché. Guai a chi si azzarda!


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