Ma abbiamo bisogno davvero di una riforma costituzionale?

di Emanuele Lo Giudice
8 Min.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il premierato, « la riforma madre di tutte le riforme » secondo il Presidente del Consiglio Meloni. Che si tratta? È davvero necessario al nostro paese?

Riforma

Il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità il disegno di leggo sulla riforma costituzionale, ora il tutto passa nelle mani delle Camere. La Presidente del Consiglio Meloni lo ha annunciato in conferenza stampa parlando di « madre delle riforme », grazie alla quale si vorrebbe mettere fine all’ « instabilità istituzionale » della Repubblica tramite la decisione diretta in capo al popolo. 

L’obiettivo del governo Meloni è, dunque, garantire che al governo ci salga chi è direttamente scelto dagli elettori. È una riforma costituzionale di cui il centro-destra parla da anni, il più delle volte in modo sfocato e insicuro. Sfocata e insicura risulta anche la proposta in sé che, sebbene approvata all’unanimità dal CdM, ha in sé diverse problematiche, alcune delle quali di non poca importanza.

L’Italia è pronta per una forma di governo di cui non conosce nemmeno il significato? È davvero pronta ad un « premierato »? È politicamente e socialmente stabile per pronunciarsi direttamente sul Presidente del Consiglio? Vediamolo insieme!

Premierato: che significa?

Riforma

È un termine per lo più sconosciuto a molti, in realtà senza nemmeno una definizione completa e coincisa. È una declinazione della forma di governo parlamentare che ha contorni non sempre definiti ma che vede l’elezione diretta del Primo Ministro. Si annulla dunque il rapporto di fiducia con il Parlamento e si elimina il potere di nomina da parte del Presidente della Repubblica che, nel caso italiano, verrebbe esautorato di uno dei poteri principali da esso detenuti. 

È bene tenerlo diviso dal Presidenzialismo, il quale, oltre ad avere una definizione ben precisa, prevede l’unione dei ruoli di Capo di Stato e Capo di Governo, con legittimazione diretta dagli elettori. È il caso americano, dove il Presidente (eletto direttamente – sebbene tanti discordino su questo) forma il proprio gabinetto, cui segue la fiducia del Senato. Già la Francia è diversa, essendo un semipresidenzialismo. Con semipresidenzialismo intendiamo infatti il sistema nel quale il Presidente della Repubblica è eletto direttamente e nomina un Primo Ministro che viene sottoposto a fiducia parlamentare assieme al proprio governo. 

Nel sistema internazionale abbiamo solo un esempio di premierato, durato in realtà solo pochi anni. Parliamo infatti di Israele dal 1992 al 2002. 

La riforma in punti

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Nella riforma proposta dal Ministro per le riforme istituzionali Casellati ci sono 5 punti importanti. La prerogativa principale della riforma presentata è elevare al massimo la figura del Presidente del Consiglio, « figura primaria dell’unità nazionale ». 

Quali cambiamenti sono previsti? Il primo è la legittimazione democratica diretta del PdC, che viene eletto a suffragio universale contestualmente alle Camere. Esso deve essere obbligatoriamente un parlamentare, elemento che metto al bando completamente la possibilità di formare governi tecnici. Il governo Meloni mette fine alla tecnocrazia di emergenza, contro la quale ha remato negli anni passati. L’incarico del PdC sarebbe fisso a 5 anni, permettendo « stabilità ». 

Un terzo punto importante è la norma anti-ribaltone, dunque la sostituzione del PdC in carica con un parlamentare di maggioranza. Qualora il sostituto venisse meno, le camere si sciolgono. Il Presidente della Repubblica perde anche il potere di scioglimento delle Camere. Il quarto punto è il « premio di maggioranza » assegnato al partito/coalizione del Presidente eletto. si parla del 55% dei seggi. 

Ultimo punto è l’abolizione della figura del Senatore a vita, tranne per i Presidenti emeriti. Gli attuali Senatori a vita rimarrebbero in carica, successivamente il Presidente della Repubblica perderebbe anche tale potere.

Meloni ha spiegato tale decisione ricollegandola al taglio dei parlamentari, con il quale a livello numero i Senatori a vita hanno acquistato più peso all’interno del Senato.

Può funzionare?

Riforma

Partendo da una premessa prettamente storica, l’Italia è un Paese neonato, con un passato di « unità nazionale » ancora lontano dall’essere solido. Sul piano costituzionale ancora di meno, essendo ancora in consolidamento nel corso degli anni. Con la promulgazione nel 1947 della Costituzione e l’entrata in vigore dell’anno successivo, l’Italia Repubblica si è data un sistema che servisse a rispondere positivamente agli anni precedenti, fulcro della stortura del modello liberale cui Mussolini aveva proceduto. Il Presidente della Repubblica detiene dei poteri di garanzia costituzionale, tra cui rientra la nomina del Presidente del Consiglio nel rispetto del balance of power istituzionale. Siamo davvero sicuri che l’Italia, socialmente e politica molto polarizzata, possa procedere ad un’elezione diretta con tanto di premio di maggioranza (assoluta)? Siamo sicuri che la privazione del potere di nomina presidenziale giovi alla « volontà » del popolo? 

Diverse sono state le riforme in cui il termine « premierato » rientra, già con D’Alema nel 1997, tutte accantonate. Non riesce la Francia ad avere un sistema equilibrato, sebbene sia di tipo semipresidenziale e con livellamento di poteri, può riuscirci l’Italia? 

La domanda sta nell’utilità politica di tali decisioni, sicuramente lontana dal voler « davvero giovare il popolo ». Sarebbe corretto prima chiedersi quanto uno stravolgimento costituzionale di tale portata possa essere utile, in tali termini, all’unità nazionale e alla stabilità istituzionale del Paese. 

Il populismo ha cavalcato negli anni la storia de « il Presidente del Consiglio non l’ha votato nessuno », non coerentemente spiegando come un sistema parlamentare funziona. 

Sono diversi i costituzionalisti che stanno analizzando tale riforma, passata più per « contentino » al popolo deluso che per equilibrare seriamente il sistema parlamentare. Ibridizzare un sistema non ancora consolidato è un errore, farlo in maniera confusionaria e forzata lo è ancora di più. 

Scritto da Emanuele Lo Giudice


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