L’Italia respira male, A Torino il primo processo ambientale ‘colposo’

"Smog" il porcesso troncato sul nascere

di Dudnic Radu
5 Min.

Non è ormai una leggenda sapere che l’aria che respiriamo non è sempre tra le migliori. A causa delle costanti emissioni industriali a risentirne maggiormente sono i capoluoghi del Paese. Sembra ormai risaputo che le grandi città, sono avvolte costantemente da una coltre invisibile di “smog”. A Torino, tra gli epicentri di questa vicenda, il 18 giugno è stato avviato il primo processo ambientale penale contro l’inquinamento atmosferico in Italia.

Il processo ambientale «SMOG» per inquinamento colposo 

Ex amministratori della città di Torino sono stati chiamati a rispondere, questa volta però davanti ad un giudice. Sette, le accuse totali contro gli amministratori pubblici, tra cui ex sindaci Chiara Appendino e Piero Fassino e l’ex governatore della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. Sotto accusa per non aver adottato misure efficaci per evitare dei limiti di concentrazione degli inquinanti nell’aria stabiliti per legge durante il periodo 2015-2019.

Secondo quanto emerso dalle indagini, le autorità competenti erano a conoscenza della gravità della situazione sin dal 2015, quando relazioni epidemiologiche parlavano chiaramente oltre centinaia di vittime annue. Nonostante ciò, gli amministratori imputati non hanno adottato provvedimenti adeguati per tutelare la salute dei cittadini.

 «Il fatto che Torino sia oggettivamente in una situazione sfavorevole per la dispersione degli inquinanti è stato sempre utilizzato come una scusa anziché come uno stimolo per fare di più e meglio», riferisce al secondo processo il presidente del Comitato Torino Respira.

Processo destinato a cadere: troncato sul nascere

Il processo ambientale penale nel quale il Comitato Torino Respira, Greenpeace Italia e ISDE-Associazione Italiana Medici per l’Ambiente hanno partecipato come parti civili si è recentemente concluso. All’udienza di giovedì 4 luglio 2024, il Tribunale di Torino ha prosciolto gli imputati dal reato loro contestato e si è riservato la motivazione della sentenza entro 90 giorni. Il giudice, Roberto Ruscello, ha deciso di prosciogliere gli imputati, respingendo la richiesta di prosecuzione avanzata dalla Procura della Repubblica di Torino e dalle parti civili.

Sebbene la qualità dell’aria in Europa continua a migliorare lentamente, non vi è tutela maggiore che salvaguardare i limiti di una città. I dati del ’22 e ’23 mostrano migliorie anche per quello che riguarda il problema legato alla Pianura Padana. Diminuisce, fortunatamente, il numero di stazioni di monitoraggio che superano o si avvicinano all’attuale valore limite annuale imposto dall’UE, ovvero 25 µg/m³. Rimangono però svariate lacune che sfavoriscono un’univocità, che collocano la città di Torino all’ultima posizione nell’indice del ’23.

 I dati provvisori del ’23 suggeriscono una maggiore attenzioni del fenomeno per le province metropolitane di Milano e Torino. Il dato più preoccupante sono i 156 µg/m³ raggiunti nell’area industriale di Mirafiori nel capoluogo piemontese.

I dati non lasciano dubbi

Le cause dell’inquinamento sono molteplici: traffico veicolare nelle ore di punta, costanti emissioni industriali agricoltura intensiva. In particolare, è la concentrazione di particolato fine (PM10 e PM2.5), monossidi di azoto (NOx) e ozono (O3) a rappresentare una costante minaccia per la salute pubblica. Il particolato fine è definito come particelle di diametro pari o inferiore a 2,5 micron (PM2,5).

Un gruppo di auto che guidano lungo una strada una accanto all'altra

Le conseguenze sulla salute sono evidenti. Il particolato fine può penetrare nei polmoni e nel flusso sanguigno, causando malattie respiratorie e difficoltà cardiovascolari. Parliamo della principale causa di morte prematura nell’UE legata all’ambiente, responsabile di circa 330.000 morti premature all’anno nel 2020. L’Agenzia Europea dell’Ambiente stima che l’inquinamento atmosferico abbia causato oltre 50.000 morti premature in Italia nel 2020​.

E sempre secondo i dati EEA, il 96% degli europei che vivono in città è esposto a concentrazioni di particolato fine (PM2,5 e PM10) superiori alle linee guida dell’OMS. Sempre nel 2022, solo il 2 percento delle stazioni di monitoraggio europee ha registrato concentrazioni di particolato fine superiori al valore limite annuale UE. Tra queste Croazia, Italia e Polonia.

Nel Nord Italia le elevate concentrazioni sono dovute alla combinazione di un’elevata densità di emissioni antropiche. Sono presenti e anche di condizioni meteorologiche e geografiche che favoriscono l’accumulo di inquinanti atmosferici nell’atmosfera e la formazione di particelle secondarie”.

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