Lingue: Le chiavi per una vita ricca di esperienze

Autenticità delle lingue, i vantaggi di un poliglotta

di Dudnic Radu
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 12 Min.

Introduzione

Il mondo è un luogo misterioso e affascinante, ricco di dettagli e peculiarità che non tutti riescono a cogliere appieno. Ecco, ora proviamo a immaginare una persona che sembra maggiormente predisposta a cogliere le differenze culturali attraverso le sfumature del poliglottismo. Le lingue parlate creano così un ponte che permette di oltrepassare facilmente barriere geografiche, linguistiche e culturali.

In questo articolo, oltre ai vantaggi di natura fisiologica ci soffermeremo soprattutto sui vantaggi di natura intellettuale e sociale, condendo il tutto con aneddoti di carattere più personale. Come può un poliglotta sfruttare maggiormente la sua innata predisposizione linguistica? Quali sono i vantaggi che un poliglotta detiene nel quotidiano?  

Lingue nel mondo

Chi è un poliglotta?

Un poliglotta è colui che oltre a comunicare nella propria lingua madre, è in grado di parlare fluentemente almeno un’altra lingua. Partendo dal presupposto che tutti hanno il potenziale per imparare una nuova lingua fino a padroneggiarla, ognuno di noi può diventare un poliglotta.

I vantaggi sono innumerevoli, sia dal punto di vista fisiologico, sia dal punto di vista culturale e sociale. E’ un dato di fatto che un monolingue si trova spaesato in un paese straniero ed è più incline ad una visione omogenea del mondo dettata dalla propria cultura. Al contrario un poliglotta è maggiormente predisposto ad essere in grado di immergersi nell’ambiente circostante favorendo così l’apertura mentale e la comunicazione, nonché la comprensione di una cultura diversa dalla sua.

Nelle varie lingue, come ci si saluta nel mondo?

Parlare più lingue: i vantaggi fisiologici

Numerosi studi condotti da linguisti, psicologi, psicolinguisti e neurolinguisti hanno dimostrato come il poliglottismo comporta una serie di vantaggi nel parlare più lingue. Questa abilità infatti ritarda lo sviluppo dell’Alzheimer, raddoppia l’attività cognitiva, rallenta l’invecchiamento, migliora la memoria e oltre a questo, sviluppa specifiche aree del cervello(materia bianca e materia grigia).

Tuttavia oggi ci soffermeremo su altre qualità del parlare più linuge, rendendo questo articolo con uno sfondo più personale, sulla base delle mie esperienze pregresse da poliglotta.

Lingue straniere: la chiave per la comprensione del mondo

Nel contesto internazionale devo ammettere che tutto diventa un po’ più facile. In primo piano vorrei mettere in risalto, sulla base della mia esperienza, il fatto che la ricerca di un lavoro all’estero viene facilitata e i viaggi sono più flessibili ed appaganti. L’apprendimento di un’altra lingua può migliorare le possibilità di essere assunti. Un modo per distinguersi nella pila dei CV che facilita anche una migliore remunerazione. Tuttavia considerando che il 35 % degli europei di età compresa tra i 25 e i 64 anni parla almeno due lingue, risulta che tale competenza stia per essere seminata. Diventa così essenziale l’apprendimento di almeno un’altra lingua, per arrivare ad attingere ad almeno 3 tipi di vocabolari linguistici diversi.

Vivere in un altro Paese

Quando invece si vive in un altro Paese e si entra nel “entourage” di menti e pensieri di un differente modo di pensare, sono proprio i dettagli che fanno la differenza, soprattutto in un Paese del nostro Continente. Vivere all’estero ci permette di captare e integrare nuovi angoli e prospettive. Sì, gli svizzeri sono puntuali come un orologio svizzero, i giovani italiani considerano la prenotazione per la cena un’eresia prima delle 20:00, e i tedeschi continuano ad essere l’esempio degli stakanovisti. 

Se ci si stanca di queste generalizzazioni, si può scoprire che, sì, sembra esistere un filo conduttore che collega diverse Nazioni, ma questo sembra anche cambiare come il meteo londinese. Vivere in mezzo a culture diverse mi ha favorito ad apprendere che, anche se le sfumature sono infinite, la vera bellezza sta nei dettagli. Quei dettagli che sembrano svelare colori nuovi fatti di connessioni umane profonde e una volontà di comprensione reciproca.

L’Europa è un mosaico di sfumature culturali, ognuna con il proprio valore e la propria storia, e attraverso l’apertura mentale possiamo scoprire un mondo di ricchezza culturale che va ben oltre gli stereotipi superficiali.

Le lingue viste come un baule culturale

Lingue come specchio della cultura

Inoltre, è il modo di pensare che ha la meglio sul modo di esprimersi. Ogni Paese infatti mostra come la lingua parlata sia in realtà il riflesso della propria cultura, che porta il peso di secoli di tradizioni. Le abilità cognitive fanno spazio a diversi modi per dire cose differenti senza generare equivoci.

Lingue, cultura e società (immagine decorativa)


Gli eschimesi hanno almeno 30 parole diverse per descrivere la neve. La lingua tedesca mostra invece l’accuratezza nel esprimere l’importanza del dettaglio, sinonimo della loro predisposizione organizzativa. Ad esempio nella struttura sintattica di una frase secondaria: si segue sempre lo schema TECAMOL (Tempo, Causa, Modo, Luogo) altrimenti la frase suona in maniera rigida e poco fluida. E secondo una mia teoria personale, la lingua più adatta per esprimere concetti astratti è appunto il tedesco. Non per altro le sorprendenti scoperte psicologiche sono state fatte da tedeschi
e svizzeri di madrelingua tedesca (Freud, Jung).

Comprensione delle culture e apertura mentale

Tra una cultura e l’altra ci sono collegamenti che possono sfuggire a primo impatto, e chi parla più lingue è maggiormente incline nel riuscire a scovarli. Essendo i poliglotti in grado di navigare agilmente tra lingue diverse, essi riescono ad avere una visione poliedrica del mondo, spostando il punto di vista a seconda del contesto che si vive.

Nel nostro continente ci sono 46 Stati, dove 27 di questi appartengono all’UE. Il tempo ha fatto sì che le barriere stabilite dal confine geografico venissero varcate più facilmente, e di conseguenza, anche quelle culturali si sono leggermente sbiadite. Basti vedere come ai confini di diversi Stati, ci sia un paradosso di appartenenza tra abitudini e tradizioni che convergono.

Il poliglotta riesce a cambiare modo di pensare nella stessa maniera in qui si cambia la frequenza di una radio. Queste persone, metaforicamente parlando, si presentano come “ponti culturali” deambulanti. Essi arricchiscono la propria vita assembrando le culture come se fossero tasselli del loro puzzle personale. E in questo modo, la comprensione di differenti tradizioni li porta ad avere una prospettiva più ampia sul mondo e sulle norme che lo dirigono.

Il globo addobbato dalle lingue Un breve aneddoto

Era una serata a fine primavera quando Gee, cittadino gambiano naturalizzato italiano, decise di riunire amici d’infanzia insieme a nuovi amici che aveva conosciuto nel suo nuovo Paese. Gee amava l’Italia, gli italiani e amava anche le tradizioni che aveva portato con sé. La serata prometteva sorprese, ma soprattutto, prometteva di essere un viaggio tra culture e sapori.

Gee, con il suo entusiasmo contagioso, era un ottimo cuoco amatoriale. Mentre i suoi ospiti arrivavano, lo trovavano assorto tra i fornelli, dedicato con la stessa passione di un protagonista di una pubblicità firmata Barilla. La cena iniziò con un pizzico di mistero travisato nell’aria, ma presto si trasformò in un’esperienza di scoperta e apprendimento.

Inizialmente tutto poteva essere sembrato un incontro forzato, poiché il dialogo era meccanico e rigido. Ma quando Gee, con la stessa destrezza con cui maneggiava le pentole, si è unito agli invitati, ha creato un ponte tra le sue radici africane e le sue nuove scoperte italiane. Unendo le due visioni del mondo, ha reso tutto molto più fluido per gli ospiti, che non avevano le conoscenze necessarie per affrontare dialoghi e approcci di prim’ordine tra due culture così distanti. Da dietro le quinte dei suoi pensieri, egli ha reso tutto estremamente più facile per gli invitati, che non avevano le nozioni necessarie per portare avanti una serata da mettere nel magazzino dei ricordi piacevoli.

Intraducibilità delle parole nelle lingue: captare la sfumatura

Vale la pena soffermarsi su come alcune parole sono intraducibili in altre lingue. Il poliglotta ha la capacità di catturare le sfumature e le “nuances linguistiche” che sfuggono a coloro che parlano una sola lingua. Queste parole spesso racchiudono concetti complessi o emozioni che possono essere difficili da tradurre, o anche semplicemente esprimere in altre lingue.


Le parole che più mi hanno colpito sono:

Waldeinsamkeit: La solitaria contemplazione della natura, che in italiano necessita un’intera frase per essere spiegata.
Komorebi: La parola “komorebi” è una parola che rappresenta un concetto molto suggestivo. Essa si riferisce all’effetto visivo che si verifica quando i raggi del sole filtrano attraverso le foglie degli alberi, creando ombre e riflessi luminosi sulla terra o su altre superfici.
Tsundoku: Sempre estremamente simbolici i giapponesi. Nell’ambito della lettura di libri, Tsundoku è l’abitudine di acquistare freneticamente libri senza poi avere il tempo o la voglia di leggerli.
Menefreghismo: Non manca l’intraducibilità anche nella nostra lingua. Con menefreghismo si intende un’atteggiamento mentale di chi si disinteressa di tutto e tutti, ma questo lo sapevamo già.
Chagrin: Parola che simboleggia il sentimento di delusione o rabbia, causata soprattutto da un fallimento o errore, anche nei contesti d’amore.
Тоска (Toska): L‘ansia mentale combinata con tristezza e noia. Emozione di colore negativo, sensazione pesante, opprimente. Che Sartre si sia ispirato a questa parola per la stesura del suo più celebre romanzo “La Noia”?

 

di Radu Dudnic


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