Libri dalla copertina verde potenzialmente pericolosi: potreste averli in casa!

di Francesco Alessandro Balducci
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 4 Min.

Facciamo un salto indietro fino al XIX secolo e scorgeremo una interessante pratica nella rilegatura e produzione di alcuni libri, connotati da una copertina di colore verde smeraldo. In quell’epoca, infatti, nacque un’usanza caratteristica: quella di utilizzare un particolare tipo di pigmento verde, contenente particelle di arsenico, per le colorazioni delle copertine dei volumi.

Tali libri sono passati inosservati e hanno riempito gli scaffali di molte librerie, nel corso di circa due secoli. Tuttavia, la ricerca diretta e realizzata da Melissa Tedone, responsabile del laboratorio per la conservazione del materiale librario presso il Winterthur MuseumGarden & Library nel Delaware, ha condotto ad una importante scoperta in merito.

A seguito del Poison Book Project, il progetto che aveva come fine quello di individuare questi presunti “libri velenosi”, sono stati individuati ben 88 volumi, risalenti al XIX e caratterizzati dal colore verde smeraldo della loro copertina. Le particelle di arsenico potrebbero trovarsi o direttamente sulla copertina, caso più frequente, oppure in alcune parti ben precise all’interno del volume, come ad esempio etichette o decorazioni di vario genere.

Si tratta, è bene dirlo, di oggetti dal basso coefficiente tossico. Molto difficilmente il contatto con questi libri può portare ad esiti gravi o, addirittura, alla morte, a meno che il contatto non sia intenso e prolungato. Tuttavia, il rischio c’è e non va sottovalutato. Coloro che li maneggiano con frequenza, come ad esempio bibliotecari o librai, potrebbero inalare o ingerire alcune particelle velenose. E ciò potrebbe condurli ad uno stato di lieve letargia e stordimento, oppure episodi di diarrea e dolore addominale. A livello cutaneo, l’arsenico può provocare irritazione e lesioni dell’epidermide.

Non è facile capire quanto siano realmente comuni e diffusi questi libri, da zona a zona, perché abbiamo ancora pochi dati a riguardo, ma credo che siano nell’ordine delle migliaia, in tutto il mondo. In ogni biblioteca che abbia libri risalenti al XIX secolo, è probabile che ce ne siano almeno un paio.

Melissa Tedone

Il verde smeraldo che caratterizza le copertine di questi libri è stato prodotto della combinazione di acetato di rame con triossido di arsenico, che crea l’acetoarsenito di rame. Una sostanza di tonalità tipicamente brillante, che dal 1814 fu commercializzato e si diffuse in tutta Europa. L’Inghilterra vittoriana è stato uno dei paesi in cui questo pigmento si è diffuso con maggiore frequenza, tanto che si contano fino a 700 tonnellate di produzione, fino al 1860. La sostanza veniva usata per tutto. Dai libri, ai vestiti, dai pavimenti, fino, addirittura, al cibo, diventando un must della vita mondana dell’Inghilterra tardo-ottocentesca

Nonostante nel corso degli anni le tecniche di rilegatura siano profondamente cambiate ed ora l’utilizzo di pigmenti di vari colori, sia andato diminuendo in maniera vertiginosa, non è da escludere che certi libri possano essere presenti nelle librerie di milioni di persone in tutto il mondo. Il consiglio della Tedone, però, per chi dovesse accorgersi di avere uno dei “libri velenosi” è di non disfarsene: “Non c’è nulla di cui preoccuparsi, non è necessario gettarli. Basta adottare le necessarie precauzioni e non sottovalutare la pericolosità di questi oggetti”.

Scritto da Francesco Alessandro Balducci


Le foto presenti in questo articolo provengono da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se un’immagine pubblicata risulta essere protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattare lo staff scrivendo all’indirizzo email riportato nella sezione “Contatti” del sito: l’immagine sarà rimossa o accompagnata dalla firma dell’autore.

Articoli Correlati