Hip Hop Old School vs New School: Un Confronto Storico

L'Hip Hop, in molte delle sue sfaccettature

di Dudnic Radu
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 11 Min.

Introduzione

Oggi torniamo a parlare di musica. In particolare, analizzeremo l’ascesa dell’hip hop e come questo movimento ha trasformato la nostra attualità. Come è passato dall’essere una voce di strada delle culture suburbane a un fenomeno globale? E quale impatto ha ancora oggi? Queste domande ci portano a esplorare la storia di un movimento culturale che ha ridefinito l’arte, la musica e persino l’identità sociale: L’Hip Hop, in molte delle sue sfaccettature. Dalla cultura underground ad un genere mainstream.

Joel Muniz | Unsplash ©

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Hip Hop: Movimento Culturale

L’Hip Hop è un movimento culturale che raggiunge una popolarità diffusa negli anni ’80 e ’90. É stato popolarmente usato come musica di sottofondo per il genere rap, lo stile musicale che incorpora temi lirici, critiche sociali adattate in freestyle sotto forma di rime.  Diventerà in seguito la forma d’arte più duratura e influente del movimento. (Britannica)

L’Hip Hop non può limitarsi all’ambito musicale, risultandone riduttivo nella sua comprensione, ma costituisce un vero e proprio fenomeno culturale. (Discoteca Laziale)

Capiamo dunque da subito che è la cultura rap ad affiliarsi all’inventario Hip-Hop, e non viceversa. E come per ogni movimento culturale e sociale, è difficile segnare una data esatta dei suoi albori. Sappiamo tuttavia che ci troviamo a New York, nel Bronx per la precisione, duranti gli anni Settanta. L’hip hop prende forma grazie a giovani afroamericani e figli di immigrati caraibici e latini, che attraverso un flusso dovuto allo scambio multiculturale creano questa nuova espressione musicale.

Hip Hop ≠ Rap

Marius Spita | Unsplash ©

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Inizialmente, l’hip hop si è sviluppato come una forma di arte di ‘strada‘, con il rap, il DJing, la breakdance e i graffiti come sue principali discipline. Il DJing rappresentava l’innovazione, con tecniche come il beatmatching e lo scratching che trasformavano la musica. La breakdance offriva un modo per esprimere fisicamente la propria energia e creatività, il proprio flusso. Mentre i graffiti erano percepiti come l’arte visiva del movimento, pittando i muri della città lanciando messaggi di protesta e speranza.

I presupposti sono quelli di dare voce a chi non ne ha mai avuta. I testi del genere si presentano come denunce sociali, che raccontano una realtà quotidiana, spesso dura, cruda e spietata. I primi versi rap nascono come freestyle su breakbeat di musica funk. Ma per capire ancora meglio l’impatto attuale, bisogna proiettare uno sguardo verso le sue radici.

 

 

 

Le Origini: Hip Hop come movimento ‘underground’

Gli anni ‘70 nel Bronx, spaventano soltanto chi non li vive. Il quartiere è segnato da povertà, criminalità e segregazione razziale. In contesti difficili, le comunità afro-americane e latine trovano nell’hip hop un mezzo di espressione. Si parla di un conglomerato di presa di posizioni, che fanno nascere tematiche nuove, vissute in prima linea dai pionieri del genere.

Questa corrente ‘underground’ era intrisa di un esplicito anticapitalismo, con liriche che sfidavano apertamente il sistema e cercavano di ‘risvegliare’ o piuttosto forse ‘educare al diverso’. L’Hip Hop non era solo musica, ma una forma di attivismo, una chiamata all’azione per le giovani generazioni delle periferie urbane. Gli artisti vedevano se stessi come portavoce di un cambiamento necessario, utilizzando la loro arte per dare visibilità alle realtà spesso ignorate dai media mainstream e dalle classe gerarchiche più privilegiate.

Katie Barrett | Unsplash ©

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Ad esempio, i Public Enemy incitavano alla resistenza contro le ingiustizie sociali con “Fight the Power”.

“Fight the power, we’ve got to fight the powers that be.”

Etimologia di ‘Underground’

La stessa etimologia della parola “underground” deriva dall’inglese, composta dai termini “under” (sotto) e “ground” (terra). Originariamente, il termine si riferiva a qualcosa che si trova al di sotto del livello del suolo. Come per Dostoevskij, in ‘Memorie del sottosuolo’, l’allegoria assume un significato figurativo.

Tutto con il fine di esprimere il degrado, lo squallore, l’intensità del sottosuolo. Con partic. riferimento al movimento artistico e sociale affermatosi negli Stati Uniti d’America (e di qui diffusosi, in varie forme, in altre nazioni e spec. nell’Europa occidentale) negli anni ’60 del Novecento’. (Treccani)

Dalla cultura underground al mainstream

La transizione dell‘hip hop dalla cultura underground alla mainstream segna soltanto recentemente un notevole cambiamento nel panorama della musica attuale. Gli albori sono segnati dall’innalzamento di artisti come Public Enemy, Run-DMC e Tupac Shakur. Inventario artistico sì differente, ma è proprio così che l’imagologia(*) dell’hip hop ha iniziato a guadagnare visibilità e ad attirare un pubblico sempre più vasto.

Con l’aumentare della popolarità, l’industria musicale nota da subito il potenziale commerciale dell’hip hop e inizia così a cooptarlo. Le major discografiche investono pesantemente nel genere, spingendo artisti e produzioni verso un pubblico sempre più vasto e diversificato. Questo processo di commercializzazione comportò un’inevitabile compromesso dell’essenza originale dell’hip hop: autenticità o volubilità?

*(L’imagologia è lo studio delle immagini, dei pregiudizi, dei cliché, degli stereotipi di una determinata cultura vista dalla prospettiva dell’Altro).

Gli anni ’90

E sono proprio gli anni ’90 a segnare l’apice e l’esplosione del fenomeno Hip-Hop nelle vendite, insieme al radicarsi di una contrapposizione epica tra East Coast e West Coast. Questi due mondi apparentemente agli antipodi nella scena del rap non hanno mai nascosto la loro intensa rivalità. Rivalità che purtroppo ha trovato espressione anche in tragici esiti, come le morti di Tupac Shakur nel 1996 e Notorious B.I.G. nel 1997.

I Public Enemy hanno segnato l’inizio di questa tendenza verso il mainstream dell’hip-hop, seguiti da figure di spicco come MC Hammer e Vanilla Ice. Il primo è l’autore di un singolo hip-hop che raggiunge per la prima volta la vetta delle classifiche negli Stati Uniti.

Sotto la guida di Dr. Dre il genere raggiunge dimensioni imperiali con la fondazione della Death Row Records. Quest’etichetta ha lanciato artisti come Tupac Shakur, Snoop Dogg, Eazy-E (NWA), The Game e Eminem. Artisti che hanno dominato le classifiche con un’estetica di nichilismo edonistico, caratterizzata da descrizioni di vita violenta, spaccio e omicidi nei loro brani.

In Italia?

Negli anni ’90, l’hip hop aveva una forte componente politica e di sinistra, con rapper come i Sangue Misto, Neffa, Inoki e Joe Cassano a Bologna, Colle der Fomento a Roma, Stokka & Madbuddy a Palermo, Bassi Maestro a Milano. Tutti questi artisti scrivevano testi sociali sulle condizioni difficili vissute dai ragazzi delle periferie italiane.

Seguo la mia idea visto che ancora oggi come ieri.
Vivo un clima di tensione negativo.
Perciò non venirmi a dire che sono ostile e che non c’è un motivo.  [-Dedda & Neffa in ‘ Cani Sciolti‘ – Sangue Misto]

La loro voce autentica è intrisa di un ventre disilluso per spiegare le realtà spesso ignorate e marginalizzate delle periferie. Attraverso la loro musica, hanno raccontato storie vissute in prima persona, di speranza, sfida e talvolta sogno contro le difficoltà della vita urbana. Rendendo l’hip hop oltre che un genere musicale, uno strumento di cambiamento sociale e di espressione culturale.

Dalla Cooptazione alla Commercializzazione

L’hip hop, nato come voce autentica delle periferie urbane, ha subito una trasformazione quasi drastica e radicale nel corso degli anni. Ma l’ultimo tassello del domino, è la definitiva consacrazione commerciale del genere. Dopo aver attirato l’attenzione delle major, inizia la vera rivoluzione del genere seguita dalla fase di cooptazione.

Le liriche di critica e protesta sono state gradualmente sostituite da temi più leggeri e commercialmente appetibili. Questo cambiamento ha trasformato l’hip hop in un prodotto quasi ‘impacchettato’ e ‘di plastica’. Il genere oggi, non è più un avversario del sistema, ma ne diventa un inconsapevole alleato. E così, il movimento una volta simbolo di resistenza e cambiamento, è stato trasformato in un prodotto di rifiniture ludiche che alimenta la stessa cultura privilegiata del consumo che una volta si combatteva.

Dom Hill | Unsplash ©

Dom Hill | Unsplash ©

Il genere Trap è l’erede dell’Hip Hop?

Nonostante la commercializzazione, l’hip hop mantiene ancora una rilevanza sociale. In molte periferie urbane, e oltre, il genere continua a essere un potente strumento di espressione e inclusione. Viene utilizzato in contesti educativi per coinvolgere i giovani e insegnare loro competenze creative e critiche. Iniziative e progetti comunitari sfruttano l’hip hop per promuovere il dialogo, l’auto-espressione e la coesione sociale.

Se l’hip hop è passato da una ridondante cultura underground di critica sociale a un genere parzialmente mainstream, è anche perché perde in parte la sua carica rivoluzionaria. Tuttavia anche i sottogeneri del Rap, come la Trap rimangono un mezzo di espressione fondamentale per molti giovani. Questo dimostra proprio come, nonostante tutto, l’anima della ‘realness’ dell’Hip Hop può ancora pulsare sotto la superficie della commercializzazione.

Quit snoring, hip-hop isn’t dead
It’s just been in mournin’ [NF – All I Have]

L’hip hop ha il potere di risorgere e rinnovarsi, mantenendo viva la sua essenza di resistenza e creatività in un mondo in continua evoluzione.

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