Letteratura LGBT medievale: dalle Canzoni di gesta a Boccaccio

di Maugeri Costanza
7 Min.

Il Medioevo. Un’epoca che – forse – più di altre è ancora oggi oggetto di pregiudizi: oscurantismo, fanatismo religioso, caccia alle streghe e roghi, per citare solo alcuni elementi che cuciamo sull’Età di mezzo. Ma queste associazioni mentali non possono essere lasciate fine a se stesse. Prima di tutto, un approccio storico richiede una contestualizzazione e in secondo luogo è essenziale comprendere che, in ogni epoca storica, convivono dinamiche opposte e complementari.

Oggi vi parliamo, quindi, di letteratura LGBTQ + Anche qui, è necessaria una specifica. Quando parliamo di letteratura LGBT+ nel Medioevo non dobbiamo cadere nell’errore di percepirla con i nostri occhi “moderni”, ma analizzarla come tale senza forzature.

L’omosessualità nel Decameron: la storia di Pietro di Vinciolo

La Commedia Umana di Boccaccio tiene fede a se stessa: si, perchè dentro c’è l’essere umano. I suoi sentimenti più nobili e quelli più bassi; il sacro e il profano. Nel Decameron di Boccaccio si racconta l’eterosessualità così come l’omosessualità.

Esemplificativa, in tal senso, è la novella decima della quinta Giornata. Pietro di Vinciolo è un ricco uomo omosessuale che prende in moglie una donna non perchè la ami davvero, ma per far tacere le voci che girano sul suo conto. La moglie, però, non soddisfatta della vita matrimoniale, soprattutto, per ovvie ragioni, di quella sessuale; trova una soluzione. Inizia – accordatasi con un’anziana signora – ad avere degli incontri extraconiugali.

Una notte, un finale aperto

Una sera Pietro si reca a cena da un amico, un certo Ercolano. E la donna invita uno dei suoi amanti, un garzone. Ma qualcosa non va come previsto: il marito ritorna poco dopo. La donna, quindi, nasconde l’amante sotto una stia. Pietro, una volta a casa, racconta che la serata non è andata come previsto perchè l’amico ha scoperto l’amante della coniuge. La moglie del ricco uomo biasima il comportamento dell’altra donna. Ma, sfortunatamente, sotto la stia un asino calpesta le dita dell’amante che emette un urlo di dolore.

Pietro scopre quindi il tradimento. Ma la sua reazione è inaspettata: comprese le ragioni della moglie, invita a cena il garzone. E i tre trascorrono la notte insieme. Il finale rimane – volutamente – ambiguo. La mattina seguente il giovane accompagnato alla piazza principale ( da chi non ci è dato saperlo), incerto con chi dei due – marito o moglie – avesse trascorso di più la notte.

Dopo la cena, quello che Pietro si divisasse a sodisfacimento di tutti e tre, m’è uscito di mente; so io ben cotanto, che la mattina vegnente infino in su la piazza fu il giovane, non assai certo qual piú stato si fosse la notte o moglie o marito, accompagnato.

Che si tratti quindi di un threesome dal sapore medievale, ma non troppo, non ci è dato saperlo. Ma una cosa è certa Boccaccio, pur definendo, nelle righe riassuntive l’omosessualità “una tristezza” ossia una sciagura. Ne parla all’interno della novella con una libertà e naturalezza che ci lascia piacevolmente sorpresi

Letteratura LGBT medievale: Chanson de geste: Yde et Olive

Ancora più antica è la Chanson de Geste “Yde et Olive”. Facente parte del ciclo Huon de Bordeux e risalante alla seconda metà del XIII secolo. Si lega a tematiche che potremmo ricollegare al travestismo e al lesbismo. Yde è la principessa d’Aragona. Sua madre muore di parto e il re rimane, quindi, vedovo.

A quattordici anni Yde è ormai una ragazza bellissima tanto che a corteggiarla vi sono tantissimi nobili. Ma la gelosia possessiva del padre le fa prendere una decisione che le cambierà la vita. Indossa abiti maschili e scappa dalla corte a cavallo. Raggiunta la Germania incontra un gruppo di mercenari diretti a Roma per difenderla dalle minacce di um sovrano spagnolo. Si unisce all’esercito, dimostrando le tipiche caratteristiche della donna guerriera. A Roma entra al servizio di Olive, figlia del Re Oton, che se ne invaghisce e la sposa credendo, però, che si tratti di un giovane. Una volta venuta a conoscenza della vera identità della consorte; decide però di mantenere il segreto. Segreto rivelato da una spia al re. Quest’ultimo decide di avere un prova ulteriore. Obbliga Yde a spogliarsi e ad entrare in una vasca insieme a lui. Una volta frugato ogni dubbio, condonna al rogo sia lei che la figlia. Ma un angelo le salva, trasformando la guerriera in un uomo.

La trasformazione divina finale, ad opera di un angelo, ristabilisce un ordine che vede nell’eterosessualità la norma. Ma il travestimento e l’accettare di mantenere il segreto da parte di Olive ci suggerisce anche altro, ci suggerisce che esiste tanto altro oltre quel paradigma.

Letteratura LGBT: le Ballades en argot homosexuel di François Villon

Un poeta francese vissuto tra il 1431 e il 1463. Un animo sovversivo e pieno di zone d’ombra che lo hanno fatto entrare nella leggenda. vita sregolata e vizi condiscono la sua immagine. Ci ha lasciato un’ opera che già dal titolo non ci lascia dubbi. Ritrovata nel 1884, è colma di rifermenti all’erotismo omosessuale, siamo proprio davanti a una letteratura LGBT. Il giornalista Franco Calderoli accosterà – secoli dopo – nel 1961 Pasolini al poeta francese in un articolo pubblicato su Tempo. Anche su Pasolini persiste, infatti, un ombra simile a quella di Villon.

Non intendo parlare dello scrittore, del saggista, del poeta, per quanto in lui la vita e letteratura siano così profondamente avviluppate, ma dell’uomo. In questi ultimi anni ce lo hanno di volta in volta descritto corrotto e corruttore, favoreggiatore di guappi e rapinatore a mano armata. Ci troviamo dunque di fronte ad un nuovo Villon?

Brunetto Latini: una poesia d’amore dedicata a un altro uomo

LGBT Brunetto

Brunetto Latini. Celeberrimo maestro di Dante e condannato nel girone dei violenti contro natura ossia i sodomiti (omosessuali) ci ha lasciato una poesia d’amore. Riscoperta e pubblicata da Silvio Avalle D’Arco , dedicata a un certo Bondìe Dietaiùti. Alla quale quest’ultimo risponde con un’altra opera meno esplicita: “Amor, quando mi membra”.

“S’eo son distretto jnamoratamente
e messo jn grave affanno
assai più ch’io non posso soferire,
non mi dispero né smago neiente,
membrando che mi danno
una buona speranza li martire
com’eo degia guerire:
ché lo bon soferente
ricieve usatamente
buono compimento delo suo disire.

Parafrasi:
“Se io sono avvinto da amore, /
e messo in grave affanno /
assai più di quant’io possa sopportare, /
non mi dispero né mi angoscio, /
ricordando che mi danno /
buona speranza le sofferenze /
di poter guarire; /
perché chi ben sopporta sofferenza d’amore /
riceve di solito /
buona ricompensa al suo desiderio. /

Di Brunetto Latini

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