Le vittime delle sterilizzazioni forzate in Giappone

di Mirko Aufiero
4 Min.

Circa 25mila persone hanno subito la sterilizzazione a causa di una legge in vigore in Giappone fino al 1996 sull’eugenetica. Da oggi avranno diritto ad essere risarcite

Mercoledì la Corte Suprema del Giappone ha decretato che le vittime delle sterilizzazioni forzate hanno diritto ad essere risarcite dallo Stato nonostante il termine di prescrizione fissato a vent’anni. Secondo la Corte, infatti, la legge sulla Protezione Eugenetica era incostituzionale e non risarcire le vittime andrebbe contro i principi di giustizia ed equità.

Questa legge – attiva dal 1948 al 1996 – prevedeva che le persone affette da disabilità fisiche o mentali potessero essere costrette a subire interventi di sterilizzazione senza il loro consenso o la loro consapevolezza, al fine di «impedire la nascita di una prole di qualità inferiore».

La legge, entrata in vigore nel 1948 come risposta al rapido sviluppo demografico postbellico, ha riguardato 25mila persone. Di queste, circa 16.500 hanno subito la sterilizzazione senza il proprio consenso.

Secondo la Corte Suprema, la legge «era significativamente contraria all’idea di rispetto della dignità e della personalità individuale» e discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità. Sarebbe inoltre contraria all’articolo 13 della Costituzione giapponese, secondo cui:

«Tutte le persone devono essere rispettate come individui. Il loro diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità, nella misura in cui non interferisca con il benessere pubblico, è la considerazione suprema nella legislazione e negli altri affari governativi».

Le cause delle vittime e i risarcimenti

sterilizzazioni Giappone

La sentenza ha riguardato le cause intentate dalle vittime presso le corti distrettuali di Osaka, Tokyo, Sendai, Kobe e Sapporo. Nello specifico si tratta di trentanove vittime che a partire dal 2018 hanno chiesto un risarcimento presso undici tribunali e una corte distaccata nonostante la scadenza della prescrizione.

La prima sentenza è arrivata dalla corte di Sendai nel 2019 che, pur riconoscendo l’incostituzionalità, respinse le richieste di risarcimento a causa della scadenza del termine di prescrizione. In seguito sono arrivate le sentenze delle altre corti, che hanno accolto le richieste di risarcimento. Tutte e cinque le corti erano invece d’accordo sull’incostituzionalità della legge.

Proprio sulla prescrizione si concentra la sentenza emessa dalla Corte Suprema, secondo cui il termine fissato a vent’anni non si applica ai casi della legge sulla Protezione Eugenetica in quanto tale legge era incostituzionale.

Per la Corte presieduta dal giudice Saburo Tokura, negare il risarcimento citando la prescrizione è inaccettabile perché contrario «all’idea di giustizia ed equità».

La proposta di risarcimento

Nel 2019 è stata approvata dal parlamento una legge per un risarcimento da parte dello Stato. Questa prevedeva un pagamento di 3,2 milioni di yen (circa 18.500 euro) a ognuna delle vittime aventi diritto al risarcimento.

La legge ha però subito diverse critiche di iniquità per gli importi uniformi per tutte le vittime e lo stesso governo ne ha preso le distanze affermando che «come esecutori di questa legge, ce ne rammarichiamo sinceramente e ci scusiamo profondamente».

Anche la Corte Suprema ha criticato la legge, ritenendo il pagamento non sufficiente. Inoltre, ha affermato che questa soluzione non riterrebbe il governo responsabile delle sterilizzazioni forzate.

A seguito della sentenza, il primo ministro Fumio Kishida ha dichiarato di aver «incaricato il ministro Kato di valutare rapidamente misure volte a elaborare un nuovo quadro di compensazione».


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