Le proteste in Germania contro l’estrema destra

di Mirko Aufiero
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 7 Min.

Oltre un milione di persone sono scese in piazza per chiedere lo scioglimento di AfD, partito tedesco di estrema destra.

Amburgo, Francoforte, Hannover: sono solo alcune delle città in Germania che hanno visto oltre un milione di persone manifestare in questo weekend contro Alternative für Deutschland (AfD). Circa 1,5 milioni i partecipanti, riunitisi per chiede la messa al bando del partito di estrema destra guidato da Alice Weidel.

A causare le proteste è stato lo scandalo seguito ad un’inchiesta di inizio gennaio del quotidiano Correctiv. Secondo quanto ricostruito dal giornale tedesco, il 25 novembre si sarebbe tenuto a Potsdam un incontro segreto tra rappresentanti di AfD, estremisti di destra, neonazisti e finanziatori della destra. Tra i presenti, anche due membri del CDU, il partito di centrodestra dell’ex cancelliera Angela Merkel.

Scopo dell’incontro? Elaborare un piano di “remigrazione“. Questo piano prevederebbe espulsioni su larga scala di richiedenti asilo, immigrati con diritto di soggiorno e dei cittadini tedeschi con un passato familiare di immigrazione.

Secondo Correctiv, gli aspiranti deportatori di Potsdam avrebbero in mente uno “Stato modello” in Africa, dove deportare le milioni di persone coinvolte nell’operazione. Idea non del tutto originale: già Hitler e i suoi gerarchi avevano pensato di deportare gli ebrei in Madagascar nel 1940.

A presentare il piano sarebbe stato Martin Sellner, fondatore del Movimento Identitario Austriaco e influente negli ambienti dell’estrema destra tedesca. Sellner avrebbe dichiarato che la questione ruota attorno alla sopravvivenza del popolo tedesco, e ritiene di poter «spostare» in Nord Africa fino a due milioni di persone.

AfD si dissocia, crescono le richieste di bandire il partito

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Photo by Hendrik Bammel

Come accennato in precedenza, all’incontro erano presenti esponenti di AfD. Tra questi spicca il nome di Roland Hartwig, braccio destro della co-leader del partito Alice Weidel.

AfD ha ufficialmente preso le distanze dall’incontro, dichiarando di non sostenere la “remigrazione”. Weidel ha invece interrotto i rapporto con Hartwig e ha dichiarato che «tutti coloro che hanno la cittadinanza tedesca fanno parte del nostro popolo».

Ciò non ha però placato le proteste nei confronti del partito, con migliaia di persone scese in piazza per chiederne lo scioglimento. L’idea di bandire AfD non è nuova. Già ad agosto fu lanciata una petizione per chiedere di bandire il partito, pratica già sperimentata in passato in Germania.

Due partiti furono sciolti nella Germania Ovest negli anni ’50. Si trattava in quel caso del Partito socialista del Reich, di matrice neofascista, e del Partito comunista tedesco, banditi dalla Corte costituzionale. Questa pratica è resa possibile dall’articolo 21 della Costituzione tedesca, secondo cui sono:

«incostituzionali i partiti che, con i loro obiettivi o con il comportamento dei loro aderenti, cercano di indebolire o abolire l’ordine fondamentale democratico libero o di mettere in pericolo l’esistenza della Repubblica federale tedesca»

Nel 2017 si tentò di bandire il Partito nazionaldemocratico tedesco (NDP), altro partito neofascista. La richiesta fu però bocciata dalla Corte costituzionale, che ritenne il partito troppo marginale per mettere in pericolo la democrazia tedesca.

I servizi segreti contro AfD

Della potenziale minaccia rappresentata da AfD sono convinti i servizi segreti tedeschi, che già da tempo hanno posto il partito sotto sorveglianza. A novembre la sezione del partito dello stato federale della Sassonia-Anhalt era stata classificata come un gruppo estremista, così come avvenuto per la sezione attiva in Turingia nel 2021.

Il partito violerebbe infatti la dignità umana e il principio della democrazia. In particolare, ciò emergerebbe dai termini come “intrusi” e “invasori” utilizzati per descrivere gli immigranti. Secondo l’Ufficio per la tutela della Costituzione, questi termini sono accompagnati da dichiarazioni antimusulmane, razziste e antisemite e da un disprezzo per il sistema democratico della Repubblica federale tedesca.

Il rischio dello scioglimento

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Nonostante le proteste per chiedere lo scioglimento di AfD, bandire un partito del genere risulta una pratica estremamente complessa che rischia di rivelarsi controproducente.

AfD è un partito che raggiunge il 30% in alcuni lander tedeschi – con picchi del 35% – e un suo scioglimento potrebbe essere percepito come un tentativo di censura dagli elettori di centrodestra.

Sul tema si è espresso Friedrich Merz, leader del CDU, sostenendo che «questi dibattiti fasulli sono acqua per il mulino dell’AfD». Di simile opinione Carsten Schneider, socialdemocratico e commissario federale: «se bandiamo un partito che non ci piace, ma che è ancora in testa nei sondaggi, ciò porterà ad una solidarietà ancora maggiore nei suoi confronti».

Favorevoli invece venticinque leader dell’SPD – il partito socialdemocratico tedesco – autori di una petizione per la messa al bando di AfD. Tra questi, la vicepresidente del Bundestag Aydan Özoguz, la responsabile del governo per l’Integrazione Reem Alabali Radovan e il sottosegretario all’Interno Mahmut Özdemir.

Queste istanze sono state definite come «completamente assurde» da Alice Weidel. Secondo la deputata e leader di AfD, queste richieste «di divieto dimostrano che gli altri partiti hanno da tempo esaurito gli argomenti concreti contro le nostre proposte politiche».


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