Centralia: una città che brucia da oltre 60 anni

Le porte dell'inferno esistono, e si trovano a Centralia

di Dudnic Radu
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 9 Min.

Centralia, Pennsylvania (USA).

Una volta un normale, tranquillo paese di minatori. Ora, un inferno in terra. Case e chiese sgretolate, strade affossate, e un terreno che emette un fumo costante. Centralia sembra uno scenario apocalittico, quasi familiare forse? Probabilmente in pochi sanno che la stessa città, il cui sottosuolo arde incessantemente da oltre 60 anni, ha ispirato il videogioco, nonché l’omonimo film: Silent Hill.

La colpa di questa fama infernale di una città resa tristemente famosa, è da attribuire ad un incendio sotterraneo che brucia dal 1962. Oltre sessant’anni di fiamme, scelte discutibili, e un governo che sembra più interessato a guardare lo spettacolo piuttosto che a spegnerlo. Pensate che ancora oggi Centralia vanta 7 residenti, che ostinatamente decidono di portare avanti l’identità locale. Uno triste scenario dell’assurdo. Ma cosa è successo a questa comunità una volta così prospera? 

La città di Centralia

Centralia fu fondata nel 1866 come centro minerario di carbone antracite, con una popolazione iniziale di circa 1.300 abitanti. Nei decenni successivi, la città crebbe rapidamente grazie all’immigrazione di lavoratori che trovavano impiego come minatori, nella ‘Locust Mountain Coal and Iron Company‘.

Agli inizi del XX secolo, Centralia raggiunse il picco di popolazione con circa 2.800 residenti. La città vantava una vivace vita sociale, con teatri, saloon, chiese e hotel frequentati dai minatori e dalle loro famiglie nel tempo libero. Ma nel dicembre del 1908, un incendio devastò Centralia, distruggendo 40 case e lasciando più di 150 persone senza un tetto. La città fu ricostruita. Tuttavia la Grande Guerra e la Grande Depressione colpirono duramente l’industria mineraria locale. Eppure, ancora niente di quello che aspetta le sorti di questa città.

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Il sito delle prime fiamme

Era la primavera del 1962 quando il consiglio comunale di Centralia decise di bruciare rifiuti di una discarica vicino ad un vecchio pozzo minerario abbandonato. Il luogo originale della discarica della città non era troppo lontano dalla chiesa locale e, ogni fine settimana commemorativo, la città bruciava tutti i rifiuti della discarica per eliminare gli odori e compattare la spazzatura, riducendola sostanzialmente in cenere.

La discarica fu costretta a chiudere quando lo Stato della Pennsylvania rivide le leggi sullo smaltimento dei rifiuti negli anni ’50. Di conseguenza, iniziarono a crearsi siti di discariche illegali in tutta Centralia, per un totale di otto. Questo costrinse il consiglio comunale a istituire una nuova discarica. Così, un vecchio sito minerario, scavato nel 1930 nei pressi del cimitero della città, fu selezionato. La spazzatura fu scaricata nella miniera, a circa 15m di profondità, e tutti i siti delle discariche illegali di tutta la città furono raccolti e scaricati nella nuova discarica.

Il Memorial Day 1962 a Centralia

Il Memorial Day del 1962, una ricorrenza statunitense, si avvicinava. Era tempo per i vigili del fuoco di bruciare la spazzatura accumulata. Fu organizzata uno smaltimento “controllato” dei rifiuti la mattina del 27 maggio. L’incendio però divampò, ma le fiamme furono estinte quella notte. Due giorni dopo, le fiamme tornarono. I vigili del fuoco tentarono di spegnerle nuovamente. E, una settimana dopo, la stessa cosa. Le fiamme tornarono un’altra volta.

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I vigili del fuoco intervennero nuovamente, ma senza successo. Le fiamme continuavano a riapparire. Furono chiamate delle squadre per rimestare la spazzatura, permettendo così di spegnere i livelli più bassi e eliminare qualsiasi cosa fosse ancora fumante sotto la superficie. Fu allora che i residenti si resero conto che un pozzo minerario aveva dato accesso alle fiamme di una vecchia vena di carbone.

Un fuoco, pensato per spegnersi in pochi giorni, trovò un’insospettabile vena di carbone, dando il via a un incendio sotterraneo che arde ancora oggi. Ora, fonti massive di carbone sotto la città, alimentano un’incendio che gli studiosi del caso reputano che durerà oltre 250 anni .

Credit: Flickr/rocbolt ©

Tentativi di salvataggio, l’abbandono e la desolazione

All’inizio, nessuno si accorse della portata del disastro. Il 6 agosto, durante una riunione dei vertici della città (due mesi e mezzo dopo l’innesco del fuoco), si è discusso su come gestire la situazione. Le origini del fuoco, avviato da una combustione “controllata” da parte del governo comunale, furono nascoste. Il consiglio affermò semplicemente che il fuoco aveva origini sconosciute.

Le proposte per spegnere il fuoco, tra cui un’offerta di un ingegnere per 175 dollari e un’altra di un minatore gratuitamente, furono respinte a favore di una soluzione gestita dallo stato. Un contratto da 20.000 dollari fu assegnato a una società di scavo, ma le restrizioni imposte dallo stato resero inefficace il loro lavoro. Ulteriori progetti fallirono e il fuoco continuò a diffondersi. E, nonostante ciò, la vita a Centralia continuò “normalmente” per svariati anni.

Altri tentativi

La combustione era silenziosa, nascosta nel ventre della terra. Solo quando il terreno cominciò a riscaldarsi come una sauna infernale i cittadini iniziarono a preoccuparsi seriamente. Il fumo iniziò a fuoriuscire dalle crepe nel suolo. Negli anni ’60 e ’70, diverse squadre di ingegneri e pompieri tentarono invano di spegnere l’incendio.

L’incendio si rivelò impossibile da estinguere. Inondare il sito con l’acqua risultava impossibile. Scavare un enorme pozzo per soffocare l’incendio sarebbe costato oltre 660 milioni di dollari, cifra maggiore all’intero valore della città stessa. Nel 1969, lo stato iniziò a costruire un’altra “barriera di ceneri volanti”, che lasciò una scia di seri problemi di salute, visto allora come il “male minore”. Grosse tubature collegavano i passaggi degli scavi alla superficie.

I fumi tossici di monossido di carbonio e anidride solforosa che fuoriuscivano dal terreno hanno compromesso la salute di molti residenti. Sebbene nessuna persona a Centralia è morta a causa dall’incendio, molti ex residenti hanno sviluppato il cancro a causa dell’esposizione a lungo termine ai gas velenosi. Inoltre l’ossigeno ha trovato una via d’accesso per alimentare maggiormente le fiamme. Insomma, Centralia sta suonando le note di una canzone che sta arrivando alla fine.

L’abbandono definitivo di Centralia

Negli anni ’80, con il pericolo ormai evidente, il governo federale offrì ai residenti di Centralia un’opzione di rilocalizzazione. La città si è divisa tra chi voleva restare e chi voleva dimenticare. Nel 1981, l’incendio causò un incidente che dimostrò la sua pericolosità e il Governo Federale si avvicinò alla situazione, recandosi per la prima volta di persona a Centralia.

Lo Stato approvò finalmente un fondo per aiutare i residenti a trasferirsi, ma non pochi si sentirono obbligati ad accettare offerte inferiori al valore delle loro case. Con formula “Take it or leave it“, prendere o lasciare, ora o mai più, molti accettarono. Ma altrettanti, per ragioni di cuore o per il sentimento di comunità – la linea sottile tra identità e sciagure – rimasero. E tra quelli che rimasero, l’accordo era quello di rinunciare alla propria eredità immobiliare.

E così, nel 1992, le proprietà rimanenti furono requisiste per dominio eminente. Il governo dello Stato è stato costretto a condannare l’intera città di Centralia. Alla fine, anche Sant’Ignazio – la chiesa del patrono locale – in cima ad una collina è stato costretto alla demolizione. L’ultima messa domenicale verrà tenuta il 25 giugno 1995.

Miti leggende e Centralia oggi

Alcuni credono che l’incendio fosse in realtà già in corso da molto prima del 1962, originato da un’esplosione avvenuta nella miniera Bast Colliery nel 1932. Un’altra ipotesi è che l’incendio fosse partito da una miniera adiacente a Centralia e si fosse poi propagato alla discarica comunale. Ci sono persino residenti che sostengono che l’incendio fosse in realtà un “fuoco eterno”.

Una cosa rimane chiara. Oggi, Centralia è un monito silenzioso e inquietante. Solo una manciata di residenti resiste. La “Graffiti Highway”, la vecchia Route 61, è un’attrazione per curiosi e avventurieri.

L’incendio ora raggiunge una profondità di 90m, copre oltre 9km quadrati, e avanza di circa 22m all’anno. Potrebbe continuare a bruciare per altri 250 anni, avvisano gli esperti. E così – ironia della sorte – il carbone che ha attirato i predecessori di Centralia è lo stesso che caccerà la loro progenie, bruciando continuamente in un inferno sotterraneo senza fine.

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