Le dimensioni del cervello umano si sono ridotte?

di Nina D'Amato
3 Min.

L’odierno cervello umano ha una dimensione inferiore del 13% circa rispetto a quello dell’homo sapiens.
Negli ultimi sei milioni di anni il cervello dell’essere umano si è quadruplicato differenziandosi così da quello di specie animali affine a noi. Ciò ha permesso l’evoluzione dell’uomo e le conseguenti scoperte scientifiche e un progressivo sviluppo sociale e culturale. Tuttavia, stando ad un recente studio, con la comparsa dell’uomo moderno le dimensioni dell’encefalo sembrano essersi ridotte.

Lo studio del 2023 sulla scatola cranica

Ian Tattersal, un paleoantropologo e curatore del Museo di Storia Naturale di New York, ha effettuato uno studio sui volumi della scatola cranica degli antichi ominidi partendo dalle specie più antiche fino a quelle più moderne. Da questa ricerca è emerso che la rapida espansione di alcune specie di homo in determinate parti del globo quali Asia, Europa e Africa è avvenuta in modo spontaneo. Nonostante l’espansione del cervello umano avvenuto nel corso di sei milioni di anni pare essersi arrestata, al contrario, si è notato una riduzione della calotta cranica del 12,7% nell’uomo moderno.

Tuttavia Tattersal non è stato il primo ad avanzare tale ipotesi. Nel 1934 lo scienziato tedesco, Gerhardt Von Bonin aveva esplicato una riduzione del cervello umano negli ultimi 10.000/20.000 anni.

Cervello umano in riduzione, ma quali sono le possibili cause?

L’ipotesi avanzata da Tattersal per spiegare questo fenomeno suggerisce che il processo di riduzione dell’encefalo sia iniziato oltre 100.000 di anni fa quando l’essere umano ha abbracciato uno stile di vita e un pensiero più intuitivo e astratto che gli permettesse di comprendere a pieno l’ambiente circostante.

Si suppone che a contribuire sia stata l’invenzione del linguaggio.
Si tratta di un processo molto simile a quello tecnologico. Un dispositivo più piccolo ed essenziale permette la massima efficienza e un condensato consumo di energia e spazio, allo stesso modo, un cervello di dimensioni ridotte, ma con capacità di adattamento, reazione e logica elevate favorisce un risparmio metabolico e una massima resa.

Altre teorie

Le tesi sulla riduzione della struttura cranica e del cervello umano sono svariate e spesso in contrasto l’una con l’altra non solo per cause scatenanti, ma anche per collocazioni temporali.

Un’ipotesi è quella del cambiamento climatico. Diversi paleontologi contestano la teoria di Tattersal ristendendo che la riduzione della calotta cranica sia più recente di quanto egli abbia teorizzato, di conseguenza anche la tesi secondo cui la causa scatenante sia stata l’evoluzione linguistica perde di plausibilità.

Lo scienziato Jeff Morgan Stibel, nel 2023, ha condotto uno studio su circa 300 crani arrivando alla conclusione che il primo segno di riduzione è riconducibile a circa 17.000 anni fa con il termine dell’era glaciale. Durante il periodo di ricerca è emerso un dato interessante: la calotta cranica ha subito una riduzione durante un periodo di surriscaldamento globale. Sarebbe pertanto un conseguente cambiamento come – ad esempio – il dimagrimento per massimizzare la dispersione di calore.

Un’altra ipotesi sviluppata dall’antropologo Jeremy DeSilva nel 2021 sostiene che il fenomeno sia avvenuto in tempi molto più moderni, circa 3000 anni fa. La causa sarebbe l’avvento delle civiltà complesse e la conseguente diffusione della cultura e delle conoscente.

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