L’antico legame tra guerra e religione: la canzone di Orlando

di Costanza Maugeri
7 Min.

L’essere umano, fin dall’ alba dei tempi, si è confrontato con due fenomeni: guerra e religione. Il problema risiede nel fatto che la guerra, per definizione, rifiuta la violenza. Come conciliare, quindi, le due cose? Fin dall’antichità l’uomo ha, così, trovato un modo per legittimare il conflitto bellico.

Il bellum iustum: tutto nacque nell’antica Roma

Bellum iustum

Il bellum iustum o guerra giusta è un principio nato in epoca romana, ha poi attraversato tutte le epoche. Esso è la legittimazione della guerra, resa giusta, legale da una serie di procedure giuridiche che dovevano essere approvate dal Senato

In epoca romana, una guerra per essere considerata giusta avrebbe dovuto rappresentare un reale e verificato pericolo per i Romani. Quest’ultimi osservavano delle rigide regole, prima di intraprendere un conflitto. La guerra rappresentava, in primis, l’ultima spiaggia, essa veniva preceduta da delle trattative con il nemico: il popolo romano dava la possibilità di resa o di un equilibrio pacifico.

Nell’antica Roma, inoltre, se il nemico fosse apparso determinato a dare inizio alla guerra, i Romani avrebbero aspettato, in ogni caso, trenta giorni per assicurarsi che non si trattasse di una “reazione” momentanea.

Ad onor del vero, come è logico pensare, questi principi furono aggirati, in particolar modo, nel periodo prettamente imperialista.

L’aspetto interessante rimane la maturità del pensiero politico dei Romani. Quest’ultimi svilupparono una profondità di riflessione di cui ancora oggi custodiamo l’eredità.

Le crociate: la guerra può essere santa?

guerra santa

La guerra santa ereditò, in parte, il principio di “giusto”. Essa nacque in Spagna. Il territorio iberico, infatti, nel Medioevo si dovette confrontare con la religione islamica. Questo fenomeno non toccò altri Paesi europei nei quali la religione cristiana, spesso, saturò tutta l’esperienza religiosa delle popolazioni.

La guerra santa ebbe la sua applicazione nelle crociate. Esse furono otto campagne militari organizzate, nel Medioevo, da papi e potenze cristiane d’Occidente. Esse si svolsero in un arco di tempo che va dal 1095 al 1270. ll fine ufficiale fu riconquistare la Terra Santa, riprendersela dalle mani dei musulmani.

Tommaso d’Aquino e Agostino usarono, per primi, il principio di guerra santa. Lo scopo fu sostanzialmente conciliare, come accennato al principio dell’articolo, i valori cristiani con il conflitto bellico. Essenziale fu addomesticare, canalizzare la violenza dell’essere umano. Essa fu legittimata dal fatto che la guerra venne intrapresa per difendere territorio e valori cristiani.

La Canzone di Orlando: la trama

Sono trascorsi 7 anni di guerra, il re di Saragozza, Marsilio, a capo dell’esercito pagano, propone a Carlo Magno, imperatore e guida dell’esercito francese(cristiano), una pace: diventerà vassallo di Carlo e si convertirà al Cristianesimo.

I Francesi, dopo un’accesa riunione, accettano e decidono di mandare Gano da Marsilio. Egli, a questo punto, giura vendetta a Orlando, il più celebre tra i paladini, perchè convinto che egli abbia proposto volutamente lui per l’incarico.

A Saragozza Gano tradisce l’esercito francese per vendetta, accordandosi con i pagani. Questa scelta cambierà tutto di qui in avanti. Al ritorno al campo francese ottiene che Orlando venga nominato capo della retroguardia, affinché il suo piano d’inganno si compia. Orlando, a Roncisvalle, nonostante veda di fronte l’esercito pagano, decide di affrontarlo, rifiutandosi di suonare l’olifante per chiedere aiuto all’imperatore Carlo, come gli ha suggerito l’amico e paladino Olivieri.

La retroguardia francese viene massacrata, muore anche Orlando che riesce, in fin di vita, a suonare l’olifante. Quando Carlo arriva è già troppo tardi. Dopo aver pianto il suo esercito, riprende in mano la situazione e distrugge l’armata di Marsilio. Quest’ultimo muore e i pagani si convertono, mentre Carlo dà una sepoltura a Orlando, Turpino e Olivieri, prima di tornare alla corte di Aquisgrana per dare il doloroso annuncio.

L’opera si chiude con la condanna a morte del traditore Gano. Egli viene squartato da dei cavalli che ,legati ai suoi arti, corrono da due parti opposte, spezzandogli legamenti e muscoli.

Faccia a faccia con l’altro: il potere della narrazione

La pagina di un manoscritto della Canzone di Orlando

Come può influire la narrazione dei fatti sulla percezione di essi? E’ una domanda che mi pongo spesso, nell’ultimo periodo, e oggi la pongo a voi. Ma aspettate, prima di farlo, leggete questa frase.

I pagani hanno torto e i cristiani hanno ragione

Questa affermazione ritorna infinite volte nella Chanson de Roland. Essa ci fa comprendere, a pieno, dove sta lo scontro tra i due eserciti: i pagani e i cristiani parlano allo stesso modo, presentano la stessa gerarchia e lo stesso modus operandi in battaglia; la differenza vive nel credo, si riduce ad esso e su quest’ultimo si muove tutta l’opera. Lo scontro non è tra due eserciti, ma tra due religioni. Se entrambe le fazioni si muovono sul campo di battaglia, perchè sembra quasi che la guerra dei cristiani sia santa e quella dei pagani, invece, no?

Tutto gira intorno alle parole. I pagani sono felloni, i cristiani virtuosi, i pagani hanno torto e i cristiani hanno ragione. Parole che creano, in maniera violenta, una realtà, dogmi non versi poetici che, silenziosamente, si insinuano nel lettore.

Proviamo a osservare, dimenticando le parole e visualizzando un campo di battaglia senza alcuna descrizione di esso. Eserciti che si fanno la guerra, essere umani che si uccidono, si confondono, tra sangue e dolore. Chi sta facendo la cosa giusta? Nessuno, la guerra rimane guerra, la morte anche. Guerra e giusta non potranno mai stare nella stessa frase.

Di Costanza Maugeri

Fonti: Sitografia: Zanichelli, Scripta Manent, Eroica Fenice.

Bibliografia: Filologia romanza. Critica del testo, linguistica, analisi letteraria di Lino Leonardi ,Laura Minervini, Eugenio Burgio . Le Monnier Università, 2022

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